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Quale posto per i giovani nella Scuola?

Valentina Lucia La Rosa
Membro SLP e AMP – Catania, 27 ottobre 2022

—

Il tema del rapporto tra i giovani e la psicoanalisi e dei modi in cui la loro presenza può declinarsi nella Scuola, mi interroga da molto tempo, sin da quando ero ancora allieva dell’Istituto di Catania e iniziavo a muovere i miei primi passi all’interno della Scuola e del Campo freudiano.

Cosa può rappresentare la Scuola per un giovane che sceglie di formarsi alla pratica analitica secondo gli insegnamenti di Lacan o che semplicemente si interessa al discorso psicoanalitico? E quale contributo può dare un giovane alla Scuola?

Queste domande riecheggiavano in me già nel 2016 quando presentai domanda per diventare partecipante. Alle obiezioni di essere ancora “troppo giovane” e di aspettare almeno di concludere l’Istituto, si contrapponeva in me un desiderio di fare esperienza viva della Scuola e di dare una maggiore concretezza, quasi un corpo, a una parola – Scuola – che all’epoca rischiava di rappresentare soltanto un’entità astratta. Forse non è un caso che la mia domanda di partecipante sia nata dopo il XII Convegno Nazionale SLP dal titolo “Avere un corpo che parla” perché quella fu per me, a tutti gli effetti, la prima esperienza di Scuola intesa come corpo vivo e comunità di lavoro o, usando le parole di J.-A. Miller, di Scuola “presa in un desiderio”1.

Divenuta partecipante e poi dopo qualche anno membro, ho continuato a interrogarmi su cosa rappresentasse per me il significante “Scuola”.

Cos’è la Scuola? Cosa vuol dire essere giovani nella e per la Scuola?

Essere giovani non è certamente una questione che possa ridursi al mero dato anagrafico ma è una condizione che deriva dalla più o meno lunga e intensa esperienza di formazione analitica e di rapporto con il proprio inconscio. Del resto, l’inconscio per primo non conosce il tempo cronologico. Allo stesso tempo, la Scuola non è da intendersi semplicemente come un insieme di psicoanalisti che seguono l’insegnamento di Lacan né è una Società come ne esistono tante nel campo scientifico. Se da un lato la Scuola si è rivolta allo Stato per ottenere un riconoscimento giuridico e configurarsi come un’associazione con tutti i diritti e doveri che questo status comporta, dall’altro tuttavia non sono dei legami associativi quelli che si creano tra gli psicoanalisti della Scuola. Sicuramente i legami associativi esistono anche nella Scuola voluta da Lacan così come esistono legami di stima e amicizia tra chi ne fa parte. Tuttavia, quando sono questi legami a diventare prioritari, rischia di venire meno l’ascolto dell’inconscio che rappresenta la bussola dell’esperienza di Scuola di ciascuno. Infatti, mentre nelle Società, come ci ricorda Antonio Di Ciaccia, “tutti si identificano con lo stesso significante, ed eventualmente si ordinano secondo una graduatoria che è parallela alla gerarchia”2, nella Scuola voluta da Lacan non esistono rendite di posizione o ordinamenti gerarchici ma ciascun analista è chiamato a rendere testimonianza della propria posizione soggettiva e del proprio rapporto con l’inconscio, “poco importa il livello gerarchico che occupa per assicurarne il funzionamento”3. In questo senso, il dispositivo della passe è ciò che permette l’esistenza della Scuola come luogo in cui si diventa psicoanalisti, “luogo in cui ogni analista, uno per uno, si risitua in posizione di analizzante della propria esperienza, e ritrova lo stimolo e il motivo per continuare ad analizzare la propria posizione di analista”. Lo stesso Lacan nel testo della Procedura sottolinea che nella Scuola non si tratta di governare bensì di essere responsabili davanti a se stessi. E, sempre riferendosi alla Scuola, aggiunge: “E la sua responsabilità essenziale è di fare progredire l’analisi e non di costituire una casa di riposo per veterani. […] In questo, non c’è utopia. C’è una Scuola che esisterà oppure no”4.

La Scuola dunque, per Lacan, esiste solo se non viene meno alla sua responsabilità essenziale che è quella di far progredire il discorso analitico. In tal senso, i giovani, anche ma non solo anagraficamente, possono trovare pieno spazio all’interno della Scuola, come ci ricorda anche J.-A. Miller quando scrive: “non si diventa titolari perché vecchi del mestiere, ma al contrario è destino specialmente di chi è giovincello, o giovincella, rispetto all’esperienza analitica che si verifichi in lui, o in lei, come si sia prodotto ciò in cui consiste l’ek-sistenza dell’analista”5.

Sempre Miller, nella Teoria di Torino, definisce la Scuola “una somma di solitudini soggettive”6 in cui ciascun membro è rimandato “al rapporto che intrattiene con il significante-padrone dell’Ideale sotto cui si pone”7. In questo senso, la Scuola distacca il soggetto dal suo rapporto con il significante-padrone e dunque dal godimento che deriva da tale rapporto e in questo senso si può intendere come un insieme antitotalitario per eccellenza. E sta proprio qui il paradosso della Scuola voluta da Lacan in cui non esistono padroni o maestri ma esiste ciascun membro che è chiamato a fare i conti con la propria solitudine di soggetto e a testimoniare del proprio rapporto con l’inconscio all’interno di una comunità, la quale si configura, a sua volta, come un soggetto barrato e mancante.

È questa la vera esperienza di Scuola che ciascuno di noi ha il compito di vivere e testimoniare e questo è il contributo singolare che i giovani possono dare alla Scuola perché essa possa continuare a esistere così come l’ha voluta Lacan e a suscitare il desiderio di nuovi partecipanti e membri.

—

[1] J.-A. Miller, Teoria di Torino sul soggetto della scuola. Intervento al I Congresso scientifico della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi (in formazione), il 21 maggio 2000. Disponibile su: https://www.slp-cf.it/teoria-torino-sul-soggetto-della-scuola/

[2] A. Di Ciaccia, Nota editoriale, in La Psicoanalisi n. 17, Roma, Astrolabio, 1995.

[3] Ibidem.

[4] J. Lacan, Una procedura per la passe, in La Psicoanalisi n. 17, Roma, Astrolabio, 1995.

[5] J.-A. Miller, Nota Italiana I, in Capisaldi dell’insegnamento di Lacan, Roma, Astrolabio, 2021, p. 348.

[6] J.-A. Miller, Teoria di Torino sul soggetto della scuola, op. cit.

[7] Ibidem.

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