Luis Tudanca
Membro AME dell’EOL e dell’AMP, Buenos Aires

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In primo luogo, grazie per l’invito. In secondo luogo, grazie per i brevi testi che mi avete inviato, dato che mi hanno orientato per scegliere il modo di fare questa presentazione. Seguendo la logica di Omar Battisti, parlerò come ascoltante, con tutto ciò che questo termina comporta. Ecco la decisione che ho preso per questa presentazione.

Devo riconoscere che il tema è estremamente complesso, quando ci mettiamo a cercare di parlare degli effetti in psicoanalisi…

Riprendo due espressioni dei testi che mi hanno inviato. La prima, il testo di Ivan Ruiz che è della riunione anteriore: “La lalingua percuote nel corpo con effetti traumatici”. E la seconda è: “Il simbolico disarticolato costituito da fonazioni produce un godimento fuori dal corpo”. Le due frasi sono molto condensate. Per primo vorrei porre una barriera tra la lalingua che percuote nel corpo e, d’altro lato, degli effetti traumatici. Dato che non va da sé pensare automaticamente che, dato che lalingua percuote nel corpo, questo produce effetti traumatici. Per tutta la vita lalingua percuote nel corpo, tuttavia ci sarebbe da fare una specie di studio sul perché alcune volte produrrebbe, o bisognerebbe vedere se produrrà, un effetto traumatico e altre volte no. Propongo che questo sia da discuterlo un po’ più precisamente. E anche cosa vorremmo dire con l’espressione “fuori dal corpo”.

Comincio con il collocare in Lacan dove iniziano questi sviluppi. È la domanda che mi faccio. In verità c’è un punto molto preciso in cui comincia a discutere di questi temi e poi li continua a lavorare fino alla fine della sua vita: è il testo “La terza”1; in particolare nel paragrafo “Il corpo nell’economia del godimento”. Qui Lacan parte da un’ipotesi che non è altro che una finzione teorica. Lo sottolineo perché in nessuna analisi si raggiungerà questa dimostrazione. Avanzo a piccoli passi per cercare di essere il più chiaro possibile dato che il testo “La terza”, in generale, è molto denso, ma questo paragrafo in particolar modo lo è ancora di più.

Il corpo per Lacan all’inizio non ha la benché minima idea che abbia a che fare con il godimento. Non bisogna partire dalla base che il corpo implica godimento. Ne “La terza” Lacan dice che bisogna partire dalla base, che beninteso è una finzione, secondo la quale il corpo e il godimento non hanno niente a che vedere. Quindi, la domanda che uno ha da mettere in forma è come nel corpo accade il godimento. In un secondo tempo, nel corpo accade il godimento, subentra il godimento, ma non diciamo che godimento sia, non sappiamo di che godimento ci sta parlando qui Lacan. Ci troveremmo nel punto in cui in un corpo c’è vita, c’è godimento, per tanto, molto vicino a ciò che Lacan chiama descrittivamente “il godimento della vita”. Si può parlare del godimento della vita se c’è un corpo. Se non c’è un corpo non si può parlare del godimento della vita.

Terzo passaggio: solo ora possiamo introdurre lalingua. Vuol dire che prima dell’intervento della lalingua, Lacan suppone un godimento nel corpo. Quindi, se la lalingua percuote nel corpo, questo che cosa vuol dire? Lacan lo dice così: Lalingua strappa – usa questo termine – qualcosa di questo godimento che era già nel corpo e lo porta fuori. Qui iniziamo a captare perché parliamo di godimento fuori corpo. Quarto: ma Lacan dice che lalingua “incivilisce questo godimento”. Quindi, se pensate che lalingua produce sempre trauma, come s’intende che Lacan pensa che lalingua è civilizzante? È come bianco e nero, ma quello che dice è che lalingua incivilisce il godimento. Testuale di Lacan: “oserei dire, questo godimento, lo porta – si riferisce a lalingua – al suo effetto sviluppato, quello attraverso cui il corpo gode di oggetti”2.

Ma osservate tutto quello che è successo per arrivare a ciò. Abbiamo iniziato ponendo che corpo e godimento non abbiano niente a che vedere, ma che in un secondo momento al corpo subentra il godimento, che ora quindi apparirebbe lalingua. Ora lalingua civilizza il godimento e solo ora abbiamo l’oggetto. È immenso quello che dice Lacan in queste pagine, i passaggi logici che ci dà. Ci dà un’idea di ciò che pensa in merito alla civilizzazione contemporanea, se volete considerarla “capitalista” non ho nessun problema ad accettarlo, si trova molto bene con questo sviluppo. Cos’è la civilizzazione per la psicoanalisi? Ciò che pensa Lacan lo sappiamo già: civilizzare ha a che vedere con lalingua e con la produzione di un oggetto e “godimento fuori corpo”. La civilizzazione è l’elaborazione del godimento come oggetto a e se volete come più di godere, che non è tutta la teoria dell’oggetto a in Lacan.

Nella riunione precedente avete parlato dell’autismo, in cui si verifica un fallimento del processo di civilizzazione, così come lo definisce Lacan ne “La terza”. Quando si cerca di costruire un oggetto, quelli che lavorano con l’autismo verificano che c’è un miglioramento. C’è un aspetto della lalingua che tuttavia non è abbastanza discusso tra di noi e si tratta della parte che civilizza e che andrebbe incontro alla parte che pensiamo più come disarticolazione, senza ordine, traumatica. Capite perché sono partito dalla base secondo cui non bisogna andare troppo rapidamente considerando che quello che percuote nel corpo è il trauma, dato che Lacan pensa diverse cose in relazione a tutto ciò. Civilizza e come dimostrò Freud ci condanna al disagio dato che se c’è civilizzazione c’è disagio: è il gran testo freudiano “Il disagio della civiltà”.

Rispetto al termine “fuori corpo”, non bisogna lasciarsi portare solo dal significante “fuori”, dato che è un “fuori-menzognero”, è un “fuori-dentro”. Per intendere il termine “fuori corpo” bisogna pensare immediatamente in termini di zona erogena. Questo è Freud: “Pulsioni e i loro destini”. Non c’è bisogno de “La terza”. Quello che succede è che Lacan lo dice con altri termini, dato che già ha il riferimento della topologia. Ogni zona erogena è una striscia di Moebius, che vuol dire che non si sa dove inizia e dove finisce, non ha un dentro e un fuori. Quindi, “fuori corpo” ha questa base di sostentamento topologica. Inoltre, se facciamo un passo avanti, Lacan dice che l’oggetto a, che si riferisce alla zona erogena e quindi al “fuori corpo”, è in corpo, ovvero è del corpo, ma allo stesso tempo è nel mondo, fuori, nella realtà.

È dentro al nostro corpo e fuori dal nostro corpo.

Faccio sempre questo esempio dato che mi prendo in giro: ogni volta che una va a fare shopping trova lì tutte le vostre zone erogene in vetrina. Si tratta di questo, di nient’altro. Così mettiamo in forma il nostro mondo fantasmatico, è tutta la teoria del fantasma in psicoanalisi. Lacan aggiunge ne “La terza” che l’oggetto di cui sta parlando, zona erogena, “fuori corpo”, è l’oggetto come “nucleo elaborabile del godimento”, prodotto della civilizzazione. Non c’è modo di godere nella società contemporanea che non sia legato al fantasma e ad una dimensione plus, con tutto ciò che è problematico in questo plus, perdita, plus, perdita, plus, perdita, ovvero perdita e recupero, perdita e recupero. Tutto il tempo entro questo circuito infernale. Potete provare tutto ciò comprando a rate qualsiasi cosa che vi piace, quando finite di pagare le rate sentirete un’immensa necessità di rimpiazzare questo oggetto con un altro che è molto superiore tecnologicamente, che ha delle varianti.

Lacan afferma ne “La terza” che il godimento, che fuoriesce, suppone questo oggetto e così il plus godere è, rispetto a qualsiasi godimento, la sua condizione. Ma non è da pensarlo rispetto a qualsiasi godimento, i godimenti – la teoria del godimento di Lacan – ma rispetto a qualsiasi godimento pulsionale. Qualsiasi godimento pensato in questi termini con lo sviluppo che ne ha fatto, che sia scopico, orale, anale, invocante, mangiare o non mangiare, guardare, ascoltare, ecc. Ma così, a questo livello, il testo produce una rottura importante da considerare e da prendere in conto. Lacan equipara -godimento del corpo- a -godimento della vita-. Fino a questo punto non aveva parlato del godimento del corpo, ma del godimento -fuori corpo-. Mi piace di più -godimento nel corpo-. Lacan usa le due espressioni, sono equivalenti. Lo equipara al godimento della vita.

Ma risulta che l’oggetto a, ciò intorno a cui abbiamo appena finito di convincerci che lalingua civilizza il godimento e finirà con una zona erogena, il fuori corpo, il plus godere e tutto quello che ho detto, Lacan gli assegna la funzione di separare il godimento fallico e il godimento del corpo. In Lacan l’oggetto a ha molte funzioni, non bisogna confondersi e credere che sia una sola. “La terza” è una completa novità nella sua teoria, dato che Lacan già pensa al nodo e dato che colloca l’oggetto a nell’intersezione centrale del nodo, nel mezzo, per ciò ha relazione con i tre registri. A partire da questo pensa a vicinanze topologiche possibili, con l’oggetto a nel mezzo, in relazione ai godimenti che colloca nel nodo. Ma la distinzione fondamentale del godimento in questo ultimo insegnamento di Lacan è tra il godimento fallico, che include il godimento pulsionale, come fuori corpo e un godimento nel corpo. E qui ci vuole un chiarimento, perché se andiamo rapidamente al Seminario XX pensiamo che il godimento nel corpo sia godimento femminile. Godimento nel corpo è molto più ampio del termine “godimento femminile”, che è uno dei possibili modi di presentazione del godimento nel corpo, asessuato, ovvero senza fantasma. Così come ci vuole il fantasma per godere nel godimento fallico, non serve il fantasma per godere nel senso del godimento nel corpo. È un godimento più esteso. Inoltre Lacan arriva a dire: sembra che sia in tutto il corpo. Non ha niente a che vedere con qualcosa di parziale, di una parte. E necessita dell’immaginario, mentre l’altro godimento “buca lo schermo”, dice Lacan. Può arrivare a distruggere l’immaginario dato che è il godimento che corrisponde a ciò che in psicoanalisi mettiamo dal lato degli eccessi e della pulsione di morte. Bisogna riconsiderare il termine “pulsione di vita” in Lacan. Il vecchio termine freudiano di “pulsione di vita” occorre riconsiderarlo a partire dal fatto che Lacan incomincia ad interessarsi al godimento nel corpo.

Cosa avrà a che fare tutto questo con la musica? Lo chiedo ai musicisti: vi sembra che quando ci poniamo in posizione di ascoltante si sfrutta solo l’orecchio o si sfrutta tutto il corpo? È questa la domanda che occorre farsi, perfino con la musica elettronica. Bisognerebbe parlarne molto in merito al fatto se la musica elettronica ha a che fare con questo oppure no. Qui non si tratta di gusti musicali, dato che possiamo iniziare con il tango e finire con la musica elettronica. Si tratta di vedere questa differenza tra un godimento, che chiamiamo “fallico” in psicoanalisi, fuori corpo, e un godimento nel corpo. È questo ad essere fondamentale.

Qui non c’è una ideologia, un gusto per una determinata musica, non si tratta di questo. Ad esempio, a me ha colpito molto che Omar abbia parlato di intuizione, dato che in psicoanalisi sarebbe un termine maledetto, ma risulta che Lacan parla di intuizione nel Seminario XXIII, dando una grande importanza all’intuizione. Lacan dice: “C’è una dinamica centrifuga dello sguardo, che parte cioè dall’occhio che vede, ma anche dal punto cieco. […]. L’occhio, infatti, vede istantaneamente. È quella che viene chiamata intuizione, attraverso cui raddoppia il cosiddetto spazio dell’immagine”3. In questa frase si sono tutti i termini che usa Omar, sembra che l’abbia scritta lui. Parla di intuizione, di istante, di un altro tema che a Ruth interessa molto ovvero il tempo. Omar ci porta l’intuizione e l’istante, è straordinario. Sembrerebbe che Lacan avvicini l’intuizione allo scopico, al vedere, quello che si vede, che si intuisce è immaginario, ma si tratta del sacco, della forma, dell’immaginario corporeo. Se non c’è questo, abbiamo l’allucinazione. È questo il punto su cui occorre conversare. Non si può uscirne fuori dall’intuizione, come ricezione immediata di dati, come una specie di click, e il parlessere è così. Nei tempi logici tutto ciò si incontrerebbe dal lato dell’istante di vedere. Quando diciamo “Mi si è accesa la lampadina”. Questa è l’intuizione. Ed è una proprietà dell’immaginario corporeo, non dell’intelletto, del pensiero e dell’elucubrazione che facciamo. O abbiamo un’intuizione, oppure no, non c’è un’intuizione a metà, per questo è un istante.

Vorrei dire qualcosa di quello che ci ha presentato Lautaro. Stiamo attraversando un’epoca sprovvista di ogni struttura narrativa. Sono d’accordo, ma se facciamo una precisazione. È finita l’epoca delle grandi narrazioni, come diceva Lyotard. Si è conclusa la parte delle grandi narrazioni, ma non la parte delle narrazioni. Continuiamo ad avere delle narrazioni. A proposito di questo tema raccomando la serie Borgen, che sta passando su Netflix, se volete capire come una narrazione può produrre molti effetti.

Una differenza che ha fatto Lautaro, che mi ha molto interessato e mi pare molto pertinente, è quella tra storia ed esperienza, tra la storia narrata e un’esperienza che sarebbe più dal lato di una creazione, che inoltre si potrebbe pensare più dal lato di un’invenzione. Ma quando si fa questa distinzione, quando diciamo la storia narrata, l’esperienza creata o inventata, comincia la storia, stiamo facendo la storia della cultura rave. Guardate che il difficile è uscire dalla storia; così si perde l’esperienza. È geniale dato che quando uno narra l’esperienza, già non si tratta più dell’esperienza. Lautaro lo spiega molto bene. È molto difficile abbandonare la dimensione della storia. Chiunque di voi, in quanto analizzante, lo sa molto bene, passiamo anni ed anni incalcolabili, parlando della storia, per poi renderci conto che è meglio scrollarsela di dosso. Gli Analisti della Scuola (AE) lo dimostrano continuamente. E questa prova passa quindi per l’esperienza, senza ombra di dubbio.

Allora Lautaro ci descrive un paradosso che collocherei nel seguente modo, riferendosi concretamente ai rave party: dall’ipnosi che addormenta al ballo euforico, ci sono entrambe le cose. Lo racconta molto bene, la descrizione che ne fa è molto fine e chiarificatrice. Rispetto alla nostra discussione, il ballo euforico, dove lo collochiamo in questa specie di divisione che abbiamo fatto tra i godimenti? È questa la domanda che dobbiamo porci. Mi sembra che il ballo euforico rimanga più dal lato del godimento fallico, del fuori corpo. Con una tangente, che con questo godimento si cerca di avere l’altro e si fallisce. In questo modo si possono pensare moltissimi temi della psicoanalisi, ad esempio la tossicomania, che è stata abbordata molto da questo versante. Si cerca un godimento nel corpo, ma in malo modo, con tutte le virgolette che volete. “In malo modo” è anche una frase di Lacan del Seminario XXIII. E poi ciò che mi è sembrato molto interessante è quello che ha chiamato “la dittatura dell’autoerotismo”. Se uno deve parlare di dittatura dell’autoerotismo è proprio perché ci troviamo in questa discussione che abbiamo cercato di fare intorno al godimento fallico. Mi ha fatto venire in mente il testo di Miller a Comandatuba: “Una fantasia”4, dato che lì parla della dittatura del plus godere. Sono stato molto contento di questo invito che mi ha permesso di conversare intorno a temi molti difficili da abbordare ed è stata una buona opportunità per un possibile dialogo.

Traduzione: Omar Battisti

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* Testo pubblicato in: Ruth Gorenberg, El psicoanálisis con la música, Cuadernos del Instituto Clínico de Buenos Aires – 28, Fundación del Campo Freudiano en la Argentina, 2021, pp. 226-233.

[1] J. Lacan, “La terza”, La Psicoanalisi, n. 12, Astrolabio, Roma, 1992, pp. 11-38.

[2] Ivi, p. 23.

[3] J. Lacan, Il Seminario, Libro XXIII, Il Sinthomo, Astrolabio, Roma, 2006, p. 62.

[4] Cfr. J.-A. Miller, “Una fantasia”, La Psicoanalisi, n. 38, Astrolabio, Roma, 2005.