Loretta Biondi conversa con Paolo Fresu

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Dopo aver presentato un brano creato ad hoc

per il Convegno a partire da questa frase:

il fatto che il linguaggio
parli della morte
non prova affatto che ne abbia
una qualche conoscenza.
È il limite, molto recondito,
a cui accede solo tramite
il reale del sesso,

tratta dal testo di Jacques Lacan:
Improvvisazione,
dialoga con Loretta Biondi,
Presidente SLPcf 2019-2022

Loretta Biondi: Occorre un po’ di silenzio, dopo questo dono che ci ha voluto fare, ma che soprattutto ha voluto fare al tema di questo Convegno, ispirato da una frase di Jacques Lacan. Apprezzo Paolo Fresu da tanto tempo. Godo del suo suono. Ciò che le vorrei dire così nel salutarla, nell’omaggiare la sua arte è che ciò che apprezzo della sua musica è questo dettaglio quasi, come dire, quasi impercettibile ma operante che lei crea. Questo flicorno, anche in questo brano…

Paolo Fresu: Flicorno maschile, perché ci sono due strumenti diversi di cui uno è uno strumento, per me, maschile e un altro che è prettamente femminile, che è la tromba.

L.B.: Ecco! Ecco qua! È veramente straordinario perché noi siamo al lavoro, siamo ingaggiati, dal poter cogliere e leggere quel dettaglio impercettibile che il suono delle parole, il corpo delle parole, che abitano non sempre il corpo ma che hanno da abitare il corpo laddove si può. Sono i dettagli che umanizzano. E la sua musica è una musica che è molto prossima al mio modo di intendere, di incarnare, la psicoanalisi. E allora le volevo proporre di dirci qualche cosa del modo in cui lei crea questi dettagli che sono un effetto di suono, un effetto di soffio, perché lei soffia dentro questi strumenti.

P.F.: Guardi, devo dire che devo ringraziarla, Loretta, devo ringraziare tutti voi e saluto tutti i presenti questa mattina, perché l’occasione di questo invito mi ha dato la voglia di approfondire. Sono andato a studiarmi molte delle cose di questo convegno perché è sempre interessante capire, scoprire. Perché la fortuna che ho avuto nella vita è stata quella di aver scoperto la musica nel mio percorso. E non è banale, non è casuale, perché una scoperta porta molte altre scoperte. E ho avuto soprattutto la fortuna di potere trovare una musica, il jazz che poi è un jazz molto vasto come lei sa, e il jazz insegna questa vastità, questa vastità di pensieri, di relazioni, di connessioni diverse che credo che siano molto anche nello spirito della teoria della psicoanalisi e anche della Scuola lacaniana, immagino. E mi ha permesso di scoprire molte cose. Mi ha permesso soprattutto di trovare sempre una relazione tra il nucleo, tra il punto centrale della musica che poi porta alla scoperta del mondo; una scoperta molto più vasta e che può anche essere la scoperta della sessualità, la scoperta dell’Eros. Ho fatto anche un disco sul tema dell’erotismo, che è diverso dalla sessualità ma che è un tema che comunque lo coglie. E questo trovo che sia molto importante perché porta sempre di più non solo ad allargare gli interessi, i curiosi interessi di ciò che amiamo, di ciò che possiamo scoprire, di ciò che magari non sappiamo ancora ma che attraverso un piccolo spunto, un piccolo particolare, ci porta ad indagare dei luoghi nuovi che non conoscevamo dove non eravamo semplicemente mai andati. E trovo quindi che questo sia una grandissima fortuna. L’essere diventato musicista mi ha permesso di leggere il mondo attraverso uno strumento, che non è lo strumento della tromba o del flicorno, lo strumento maschile o lo strumento femminile, ma è lo strumento del linguaggio che è ben più importante dello strumento vero che noi utilizziamo per comunicare all’esterno il nostro pensiero, il nostro sogno, la nostra visione, la nostra paura e anche la nostra sessualità… il nostro bisogno di scoprire gli altri nelle modalità più varie. Allora il suo invito è stato fondamentale e sono andato a leggermi i testi di Gianfrancesco Arzente, di Alejandro Reinoso, di Silvia Morrone, di Davide Pegoraro. In quest’ultimo devo dire ho trovato forse le cose più vicine a me nel momento in cui parla dei suoni, parla di un impasto sonoro e della pronuncia che non va. E poi ho scoperto di Lacan questa relazione con la poesia, e la poesia significa musica. Ho visto persino un testo in cui si mette Zanzotto in relazione con Lacan. E devo quindi confermare che è stata una scoperta molto bella perché come ha detto lei il particolare è sempre molto prezioso e sempre molto importante. Perché il particolare significa indagine, almeno per me, e indagare nelle cose significa poi trovarne delle altre. Poiché solamente se si indaga si trovano poi quelle relazioni apparentemente nascoste anche un po’ underground che permettono di riaprire la matassa per andare a trovare altre visioni, altre relazioni. È solo così penso si possa arrivare poi a costruire un linguaggio più ampio che è quello che oggi dovrebbe, anche in questo tempo di pandemia, anzi forse soprattutto in questo tempo di pandemia, rappresentarci tutto. Perché è solamente scoprendo la matassa, dipanandola e trovando altri nodi e altre relazioni, ci rendiamo conto di quanto il mondo sia veramente molto più piccolo di quanto noi si pensasse. Soprattutto oggi in cui un piccolo virus partito in una parte del mondo è diventato l’attore protagonista delle nostre vite. E quando lei mi ha chiesto un brano che io avrei dovuto scrivere per voi mi sono chiesto: certo ma da dove posso partire? E sapevo solamente di poter partire dal suono, dal suono di uno strumento, ma non è il suono dello strumento è il mio suono, il suono della mia mente, del mio corpo che attraverso uno strumento, in questo caso la tromba, soprattutto la tromba con la sordina, diventa voce. E diventa dunque vita. E diventa vita con tutto quello che la vita ci offre, ci rappresenta. E ho volutamente utilizzato due strumenti diversi. La tromba, soprattutto quella con la sordina, ma anche la tromba aperta cioè quella senza quel piccolo tappo, per intenderci con quelli che non hanno troppa dimestichezza con la musica, che è proprio il suono della voce umana. Per me quel suono femminile. Strano perché quando si pensa alla tromba si pensa sempre ad uno strumento un po’ maschile e marziale.

La tromba si usava per incitare le battaglie. Mentre per me la tromba è uno strumento sottile, uno strumento con un suono che viene dal cuore e anche un po’ dalla testa. Uno strumento sottilissimo, quasi una voce barocca di un tempo che adesso è passato. Invece il flicorno è uno strumento più maschile, a rappresentare quella grande ricchezza che poi l’universo sessuale ci offre. E infine ho trovato questa frase di Lacan che mi è sembrata molto esplicativa e ho pensato che utilizzare questa riflessione sul suono ponendola in parallelo con quella sulla vita in realtà di quella frase, poteva essere l’unico mio contributo possibile in seno a questo Convegno. Spero che questo mio piccolo passaggio in questa vostra mattinata di studi abbia portato un piccolo momento che magari chi ci sta seguendo, che ci sta ascoltando, si porta a casa. Ma è stato soprattutto utile per me. Perché attraverso quella indagine, quella necessità di trovare quel particolare di cui lei parlava, sono io che mi sono profondamente arricchito.

E stamane torno con la voglia di approfondire ancora di più. Ovviamente non sono uno studioso, non conosco il vostro mondo seppure ne sia affascinato.

Ma ben venga ogni cosa che serva per sapere qualcosa di più, perché non è tanto il conoscere ma il sapere che attraverso quella conoscenza si aprirà una nuova porta domani per poterne scoprire un’altra ancora. E in questo momento credo che questa idea, questa esigenza, questa visione sia l’unica possibile per affrontare il futuro. Anche rispetto a quest’anno e mezzo che abbiamo passato anche dentro le nostre case (io particolarmente da artista) e attraverso questo essere a casa personalmente ho avuto modo di riflettere su tante cose, credo come tutti noi… almeno noi che abbiamo voluto riflettere sul perché ci siamo trovati in questa condizione che è anche una condizione di relazione con gli altri, una relazione intima, poi, che riguarda anche la sfera sessuale … Ecco questa riflessione di stamane è un tassello che si aggiunge ad una riflessione più ampia che mi porto a casa ripartendo poi dalla settimana prossima con i miei concerti.

L.B.: e poi Paolo, scusi ma abbiamo il tempo, lei sa che cos’è il tempo per la musica

P.F.: Certo!

L.B.: E poi con l’auspicio che ci rincontriamo perché l’incontro è avvenuto. Con un inatteso. Perché l’inatteso è ciò a cui andiamo a caccia se possiamo fare un po’ di silenzio, senza sordina, e poi mi impegno già a essere ancora una volta un po’ provocante e osare invitarla dal vivo a un nostro prossimo incontro.

P.F.: Grazie, io accolgo volentieri il suo invito. e… ci sarò di certo!

L.B.: Grazie alla sua arte, alla sua tromba e al suo flicorno.

Trascrizione di Omar Battisti