Alfonso Leo, Membro SLP e AMP, Avellino

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Il filosofo francese Nicolas Grimaldi su L’Obs afferma che Proust nella Recherche descrive l’amore come una patologia, irragionevole, malato, malsano. “Proust scrive che l’amore è una tortura reciproca”. [1] Quale soluzione migliore allora della Asessualità?

È stata pubblicata su L’Espresso un’inchiesta dal titolo Generazione no sex dove si parla del numero crescente di persone che si definiscono Asessuali, la famosa A posta alla fine dell’acronimo LGBTQA+. Il fenomeno si sta allargando, ed è sempre più frequente nella pratica clinica. Capita di incontrare adolescenti o adulti poco interessati al sesso, che si definiscono asessuali o che non hanno interesse a rapporti sessuali. Spesso il sesso è declinato nelle infinite declinazioni delle perversioni, (feticismo, spanking, ecc.) ma a patto che non si giunga al rapporto sessuale vero e proprio. “L’Altro come oggetto sessuale non è più un tu. Non è possibile alcuna relazione con esso. (…) Si può certamente invocare l’oggetto sessuale ma non gli si può rivolgere la parola.” [2] Si potrebbe dire che allora aveva ragione Lacan quando diceva che non esiste rapporto sessuale ma ovviamente voleva dire ben altro. In un articolo pubblicato di recente [3] si parla di asessualità come una quarta forma di orientamento sessuale dandole dignità e stabilità. Di sicuro all’incremento ha contribuito prima l’AIDS, poi il COVID-19, ma il problema è che l’amore ha bisogno di un fattore fondamentale: il desiderio. Come dice Lacan se l’amore è il desiderio del desiderio dell’altro, allora è proprio l’altro che non deve entrare in gioco. Quello che colpisce è proprio il non autorizzarsi a desiderare. Un altro articolo [4] ci fornisce le diverse declinazioni: si va dagli asessuali ai demisessuali o Grey area, aromantici o demiromantici. Ancora una volta l’ansia classificatoria prevale. Il problema rimane il desiderio. La parola desiderio deriva dal latino desiderium “il latino ci consente di scegliere e qui si gioca una partita decisiva per la nostra vita, che tutti desideriamo e coltiviamo desideri, se non è così è solo perché non stiamo vivendo”. [5] Miller afferma che: “Non sappiamo che cosa sia la vita, sappiamo solo che non c’è godimento al di fuori della vita. (…) Il godimento stesso è impensabile senza il corpo vivente: il corpo vivente è la condizione del godimento”. [6]  Del resto anche Hegel affermava: “Qualcosa è vivente, soltanto quando contenga in sé la contraddizione, e anzi questa forza, di comprendere e sostenere la contraddizione”. [7] Proprio quello che gli Ace rifiutano, il confronto, la contraddizione con l’Altro.

Ancora Maggiani: “mettiamo che il de sia rafforzativo, allora il desiderio si compendia in una gran brama di rivolgersi alle stelle; e le stelle sono irraggiungibili (…). E così ciò che desideriamo è l’impossibile, bramiamo quello che non avremo; e questa è una storia molto romantica e distruttiva naturalmente, perché consumarsi nell’impossibile può aiutare molto nel darsi una ragione per le notti insonni o nel comporre belle canzoni, ma nel renderci infelici, ci fa infecondi, incapaci, disadattati.” [8] Ma se come dice Lacan: “L’amore è dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole» [9] si comprende bene come l’impossibile sia parte dell’amore e del desiderio, proprio perché per poterci essere ha bisogno di un desiderio perennemente insoddisfatto. Al contrario se non si desidera si muore, non della morte che attiene al tirar le cuoia ma alla morte del desiderio. La ripetizione, caratteristica del non desiderio è non vitale, citando ancora Miller. Nella nostra epoca apparentemente ipersessualizzata, ove i richiami sessuali sono ovunque e dove il dibattito sul genere sembrerebbe porre in primo piano il sesso, invece accade il contrario. Giovani che si proclamano genderless o pansessuali o di altro genere rispetto al sesso assegnato alla nascita, come si dice ora in maniera politicamente corretta, non hanno mai dato neanche un bacio. La sessualità diventa un esercizio intellettuale non più una questione di desiderio. Il COVID 19 ha indubbiamente contribuito ad aggravare il fenomeno che era già presente. Infatti, il Center for Disease control and Prevention statunitense, in un’inchiesta svolta dal 1991 al 2017, ha evidenziato che la percentuale di ragazzi delle scuole superiori che avevano avuto rapporti sessuali era scesa dal 54 al 40 %. Si era passati dalla maggioranza alla minoranza di giovani che avevano già avuto un rapporto sessuale. La mancanza di desiderio in accordo con Miller: “Implica che questa morte anticipata, questa morte che sconfina sulla vita è equivalente alla scomparsa significante. È una morte che equivale al soggetto barrato, al soggetto in quanto significante in meno. Lacan (…) la chiama la vera morte, la morte che ha anche a che fare con la verità, quella a cui il soggetto si sottrae alla catena significante”. [10] Ma questa sottrazione determina una negazione della propria identità desiderante. “A questo riguardo la morte simbolica è concepita come la negazione della vita biologica, come testimonia l’atto sucida, come anche l’affermazione della vita simbolica al di là della vita biologica. Lacan la concepisce anche come un’affermazione della vita simbolica al di qua della vita biologica nella misura in cui l’esistenza del soggetto prende senso a partire dalla morte”. [11]

La morte biologica, intesa come negazione del desiderio, diventa allora la ricerca di una nuova identità, la famosa etichetta di cui si parlava all’inizio.  Allora riprendendo l’esame che fa Maggiani del termine desiderio si evidenzia che: “se invece consideriamo il de un privativo, allora il desiderio si compie dal distogliere lo sguardo dalle stelle. (…) Perché sidus, stella, ha la stessa provenienza di signum, segno, dall’accadico sadu e il sadu non è per niente un bel segno, infatti saduru è metter paura, e sidus, non vuol dire solo stella ma anche destino. Allora desiderare altro non sarebbe che distogliere lo sguardo dal nostro destino, e il desiderio e il gran sforzo di opporsi alle potenze siderali”. [12] Desiderio è sottrarsi alla routine, alla ripetizione, alla ricerca dell’oggetto a per definizione inafferrabile. Allora si comprende che la definizione di Ace, il termine usato per gli Asexual, non è altro che una maniera simbolica per cercare di definire un tentativo di non mettersi in gioco rispetto all’orrore dell’incontro con l’altro. C’è tanto spazio per la psicoanalisi.

Concludo con le parole di Michelangelo Buonarroti: “Signore fa che io possa sempre desiderare più di quanto riesca a realizzare”.

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[1] https://www.nouvelobs.com/culture/20221023.OBS65012/nicolas-grimaldi-philosophe-l-amour-chez-proust-est-constamment-decrit-comme-une-pathologie

[2] Byung Chul Han, Eros in agonia, Nottetempo, 2019, p. 34.

[3] Yanchen Su & Lijun Zheng (2022), “Stability and Change in Asexuality: Relationship Between Sexual/Romantic Attraction and Sexual Desire”, The Journal of Sex Research, DOI: 10.1080/00224499.2022.2045889

[4] Daniel Copulsky & Phillip L. Hammack (2021), “Asexuality, Graysexuality, and Demisexuality: Distinctions in Desire, Behavior, and Identity”, The Journal of Sex Research, DOI: 10.1080/00224499.2021.2012113

[5] M. Maggiani, “Desiderio. Più vicini o più lontani dalle stelle”, Robinson di Repubblica, 1° ottobre 2022, p. 16.

[6] J. -A. Miller, “Biologia lacaniana ed eventi di corpo”, ne La Psicoanalisi, n. 28, Astrolabio, Roma, 2000, p. 15.

[7] G.W. Friedrich Hegel, Scienza della logica, vol. II, Laterza, 2008, p. 492.

[8] M. Maggiani, art. cit.

[9] J. Lacan, Seminario XII, inedito.

[10] J.-A. Miller, “Biologia lacaniana ed eventi di corpo”, op. cit., p. 40.

[11] Ivi, p. 50.

[12] M. Maggiani, art. cit.