Philippe Lacadée, Membro AME dell’ECF e dell’AMP, Bordeaux

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Articolo pubblicato su Hebdoblog, n. 289, disponibile qui: https://www.hebdo-blog.fr/crise-didentite-et-mouvement-invention-dun-retour/

Lenny McGurr è un giovane americano del Bronx che ha saputo scriversi un nuovo nome, letto da quante più persone possibili, scrivendo Futura 2000 su un treno della metropolitana. Nato nel 1955 a Brooklyn, è considerato il padre dei graffiti. È uno di quegli adolescenti della cultura hip-hop che hanno reinventato la propria vita partendo da una posizione di scarto. Laddove, a volte regnava il peggio – tossicodipendenza, delinquenza, omicidi e suicidi – hanno saputo costruire qualcosa di nuovo, inventare e innovare. Il loro rapporto con la lettera e lo scritto ha fissato una parte del reale con cui si confrontavano. In questo modo, l’hanno trattato come una finzione, graffitando i loro nomi sul muro del linguaggio. Questa creazione spontanea si è perfezionata in una forma d’arte specifica grazie ad un’intera generazione di giovani di colore che S.H. Fernando Jr. chiamò New Beats [1]. I New Beats hanno scosso la società con le loro rime e il loro ritmo. Non senza la preoccupazione di ritornare a ciò che i loro antenati schiavi, nel loro esilio forzato, avevano lasciato dietro di sé quando avevano lasciato il loro Paese.

Futura 2000 ci ha insegnato, con la sua singolare storia, come il rap, ma soprattutto i graffiti, siano serviti come una vera e propria graffetta (point d’a-grafe), per graffettare il godimento del corpo vivente e/a la parola, annodare ciò che fa disgiunzione tra il godimento fuori senso e l’Altro del senso cosìddetto comune. Nel 1970, all’età di quindici anni, si era messo a fare graffiti sulla linea della metropolitana IRT. “Quello che mi piaceva dei graffiti era che erano indubbiamente un modo di comunicare con altri giovani attraverso una sorta di identità anonima. Mi son creato un alter ego e l’unico modo per svilupparlo era uscire e graffitare, per poi iniziare a farsi rispettare e, in un modo o nell’altro, diventare famoso. Graffitare nella metropolitana, ci saranno più ragazzi per vederlo, ma in realtà, vedi, ero collegato a qualcosa di più importante della mia visione ed era il movimento stesso” [2].

In un’epoca in cui la maggior parte dei graffitari si limitava a scrivere il proprio nome – o il loro soprannome – e il numero civico, l’idea di questo nome gli venne mentre lavorava in una tipografia, basandosi su un carattere chiamato Futura e dal film 2001: Odissea nello spazio (a cui ha modificato la cifra). Figlio unico di una coppia mista, si ricorda che a quel tempo aveva appena scoperto di essere stato adottato: “Da un punto di vista affettivo, e in me stesso, stavo attraversando qualcosa come una crisi di identità. E il punto era che se non ero sicuro di chi fossi, della mia nazionalità o di quel genere di cose, sapevo esattamente chi fosse Futura. Vedi, lo avevo forse messo al mondo e inventato, ma non c’era alcun dubbio sulla sua vera identità, né sulla sua origine, o qualsiasi altra cosa […] Ho avuto un gran bisogno di graffiti per trovare pace dentro di me”. Lo spiega molto bene: “Ero quel graffito”, quello che lui chiama “un’identità d’indicibile” ma di cui ha fatto un uso preciso, quello di farsi vedere. “Non avevo più bisogno di voler cercare la mia origine, questo buco… Ero quello che scrivevo, Futura 2000”. Futura ha preso per lui il valore di un punto di ancoraggio, se non di inchiostrazione.

Questo “nuovo linguaggio” gli ha permesso di stabilirsi, in un movimento di appello allo sguardo, che inventava, una sorta di comunicazione singolare, un modo di imprimersi lui stesso in un nuovo carattere di scrittura, attraverso un’identità anonima; gli ha permesso, di fronte all’angoscia suscitata dall’enigma del suo essere, di inserirsi, come il piccolo Hans, nel movimento stesso, a partire da questa nuova identità.

“Scrivere è certamente la scoperta p bella, perché permette all’uomo di ricordare, di esporre in ordine ciò che è accaduto e soprattutto di comunicare con gli altri, anche assenti” [3], ci dice Frantz Fanon nel suo libro Pelle nera, maschere bianche. Scrivere, come Futura 2000, è riscoprire il movimento, ed è cio che fa risuonare F. Fanon: “L’uomo è movimento verso il mondo e il suo simile”. [4] In un momento in cui alcuni politici vogliono fare Riconquista o Raduno Nazionale gridando forte e chiaro “che ritorni in Africa!”, coloro che hanno fatto anche la scelta forzata dell’esilio, e di attraversare il mare a rischio della propria vita, non ci dicono: il mare, ben oltre la ma(d)re, è apertura verso l’Altro e non chiusura dal gusto amaro.

Traduzione: Rachele Giuntoli

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[1] S. H., Fernando Jr, The New Beats : culture, musique et attitudes du hip hop, Paris, Éditions L’éclat, coll. Kargo, 2000, pp. 372-373.

[2] Tutti gli scambi con Futura sono estratti da questo libro: S.H., Fernando Jr, The New Beats : culture, musique et attitudes du hip hop, op. cit.

[3] F. Fanon, Peau noire, masques blancs, Paris, Seuil, 1952, p. 91 (Ed. Italiana a.c.d. S. Chiletti, Pelle nera, maschere bianche, Edizioni ETS, 2015)

[4] Ibidem.