Aurora Mastroleo, partecipante della SLP, Milano

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Grazie a LWT [1] mi sono imbattuta in un’interessante intervista a proposito dei social media che approfondisce in maniera accessibile e puntuale la manipolazione delle opinioni generata dai social media. Il numero di click su un post, il tempo di visualizzazione di determinati contenuti, le ricerche sui principali motori di ricerca vengono tracciate allo scopo di definire “profili”, i quali possono essere così facilmente dirottati verso specifici contenuti. La così detta “profilazione”, dunque rappresenta una specifica pressione che orienta le masse in direzioni di un’idea, uno scandalo, una notizia sensazionale, contribuendo a definire il gusto, il sentimento e dunque l’impeto del discorso sociale contemporaneo rispetto a determinati contenuti. Inoltre, grazie a questa sofisticazione, i colossi del Tech, aggregati in lobby, possono agevolmente arrivare a determinare il monte ore in cui restiamo incollati allo schermo e quindi chi incappa in un certo tipo di “profilazione” può improvvisamente essere sottoposto a un incremento dell’addiction a cui oramai ogni utente è sottoposto. Interessante il fatto che negli ultimi anni colossi come Twitter, Meta, Tik Tok ne abbiamo fatto il proprio core business determinando così l’ascesa della figura neoliberista dell’influencer, che come una vela orienta la direzione in cui vanno i naviganti.  Ne desumo che quel meccanismo vecchio come il cucco della legge dell’offerta e della domanda, grazie alla formazione di algoritmi ad hoc, è ora ritagliato su ciascun singolo individuo ed esercita un condizionamento senza precedenti, al di là dei confini nazionali, che spazia dal mercato dei beni a quello delle idee. Alla “profilazione” non c’è via di scampo; infatti il meccanismo funziona così bene che i dati generati da ogni navigante sono ormai alla base delle strategie di marketing dei colossi. A poco serve indignarsi giacché questa stessa logica è oramai alla base di una moltitudine di piccole attività local … come la mia parrucchiera che ogni mattina posta un taglio di giornata. Dunque, consapevoli del fatto di essere continuamente monitorati da software programmati a tal fine, non possiamo che constatare che la battaglia “contro il condizionamento dei social network” è oggi decisamente una causa persa, we are all addicted.

L’intervista ci rende nota l’esistenza di avatar e algoritmi che in maniera istantanea riescono a sottoporre continuamente l’utente a stimoli personalizzati, in una ripetizione ad libitum che genera assuefazione, intrecciandosi agli interessi del capitalismo avanzato. Noi stessi lasciando quotidianamente acquisire i nostri dati contribuiamo – nostro malgrado – a plasmare l’opinione delle persone in base a logiche che non governiamo noi. David Chavalarias ci informa che anche la stampa è parte di questo sistema; giornalisti e testate vengono sovente trascinati in maniera forsennata dalle correnti del momento, in una confusione generalizzata che allinea fake news e dati di cronaca. A tale confusione l’utente non può che rispondere con l’esercizio costante del dubbio, fino a sprofondare nel qualunquismo che livella le differenze. Il risultato è che il sapere strutturato di chi è competente è confuso e amalgamato con l’opinione della gente comune, fatta di impressioni, approssimazioni e falsità… così l’incompetenza e il sentimentalismo fanno da padroni. Grazie a questo meccanismo abbiamo assistito in Europa a rapidi cambiamenti politici, ad esempio la cavalcata in Europa dei movimenti populisti di estrema destra, l’inquietante diffusione di teorie scientifiche falsate (come l’estremismo di alcune correnti no vax) e forme di controllo sociale, di cui il programma Zero Covid del Governo Cinese ci offre un esempio recentissimo.

Tutto questo discorso porta ad un’amara constatazione e cioè che quella Libertà di pensiero che la psicoanalisi intenderebbe difendere intrattiene al suo cuore una quota di fallimento [2]. Analiticamente è bene non retrocedere e provare ad assumere tale quota di fallimento. Da tale posizione si potrebbe forse meglio mettere a fuoco quell’urgenza che la credenza nell’inconscio provoca e provare così ad interrogare e quindi approfondire gli effetti della profilazione alla base delle scelte di quei mercati nei quali circola il discorso psicoanalitico; in primis il mercato editoriale, universitario e ora anche al mercato emergente degli Ecm … con tutti i social media ad essi annessi e connessi.

Assodato che ognuno di noi è irrimediabilmente dipendente dall’influenzamento dei social e succube di una precipua manipolazione, per non scivolare su posizioni immaginarie di stampo complottista, non ci resta che continuare a lavorare e far lavorare il soggetto contemporaneo sulla propria alienazione… che però è dall’Altro del Simbolico e non dall’altro del web.

A tale proposito è necessario affiancare anche una consapevolezza e cioè che la psicoanalisi stessa oggi, per poter continuare ad esistere, non può che intrecciare il proprio discorso nel web. Che fare? Come contrastare le logiche neoliberiste proprie della manipolazione dei social media pur ricorrendo a questi strumenti?  Anche nell’ambito della psicoanalisi si possono ravvisare facilmente degli psycho-influencer … che fare per ritagliare uno spazio possibile per la trasmissione della psicoanalisi nell’oceano sconfinato dell’influenzamento mediatico alleato al business?

Un’idea: Lacan Web Tv, che è sì su youtube ma non è fatta da youtuber, mi pare apra una pista interessante. Forse occorrerebbe allora uno “sciame digitale” che riconosca i segni che l’homo digitalis lascia nel web “ambendo all’attenzione di qualcuno” e che, in maniera discordante e senza una voce sola, legga il reale che ogni volta è in gioco nell’addiction. [3]

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[1] Lacan Web Télévision; 23/10/22 “Entretien avec David Chavalarias// Toxic data: Comment les réseaux sociaux manipulent nos opinions”

[2] D. Chavalarias, Le mythe de la liberté d’expression sur les réseaux sociaux ; vedi https://iscpif.fr/chavalarias/?p=2888

[3] A. Barbui, “L’indeterminatezza dei segni”, in La scrittura IN Lacan (a cura di) A. Tassinari, Pequod, Ancona 2022, p. 63.