Hervé Castanet, Membro AME dell’ECF e dell’AMP, Marsiglia

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Testo pubblicato sul sito di Uforca Pour l’Université Populaire Jacques Lacan: https://www.lacan-universite.fr/la-these-neuro-arguments-et-tours-de-passe-passe-pour-eradiquer-la-psychanalyse/

“Coloro che vi fanno credere nella sintesi tra psicoanalisi e biologia vi mostrano che è ovviamente un’illusione, […]
finora non è stato fatto assolutamente nulla in questa direzione, […] prometterlo è già un imbroglio”.

Jacques Lacan, Il Seminario, Libro V, Le formazioni dell’inconscio

Nella sua prefazione a L’uomo neuronale del 1983, Jean-Pierre Changeux ricorda con piacere il dibattito che ebbe con i giovani lacaniani, condotto sotto l’egida della rivista Ornicar?, nel 1978, solo per poi prendersela contro di loro: “Spesso dimentichiamo che Freud era un neurologo di professione ma, a partire dal suo Progetto di una psicologia del 1895, i molteplici destini della psicoanalisi l’hanno separata dai suoi fondamenti strettamente biologici”1. Gli piace citare, prendendola alla lettera, questa frase di Freud tratta da Al di là del principio di piacere, per cogliervi solo la causalità materiale invocata: “La biologia è veramente un campo dalle possibilità illimitate, dal quale ci dobbiamo attendere le più sorprendenti delucidazioni; non possiamo quindi indovinare quali risposte essa potrà dare, tra qualche decennio, ai problemi che le abbiamo posto. Forse queste

risposte saranno tali da far crollare tutto l’artificioso edificio delle nostre ipotesi [sulle pulsioni]”2. J.-P. Changeux si presenta come un successore di Freud, che va incontro a quei presupposti che gli psicoanalisti hanno dimenticato o riposto nel magazzino delle elucubrazioni. Per lui, la metafora biologica in Al di là… (ciò che alcuni hanno chiamato il biologismo di Freud) non è tale.

Una neuro-clinica mentale?

Un aggiornamento – l’espressione è assunta – viene così proposto agli psicoanalisti: “Forse è giunto il momento di riscrivere il Progetto di una psicologia, di gettare le basi di una moderna biologia della mente…”.3 Poiché le scienze umane, e la psicoanalisi in particolare, rifiutano di adottare questo orientamento esclusivo, “l’impasse sul cervello è totale”, deplora. E subito aggiunge: “Forse si teme che i tentativi di spiegare la psiche o l’attività mentale in modo biologico cadano nelle trappole di un riduzionismo semplicistico?”. J.-P. Changeux critica queste assurdità ripetendo la vecchia affermazione (risalente al 1802) del medico e filosofo Cabanis: “il cervello secerne il pensiero come il fegato secerne la bile”4 – gli esperimenti dovrebbero fornirne le prove.

Quando Jacques-Alain Miller afferma che questa opzione causale dei neuroni e delle sinapsi per spiegare, ad esempio, le emozioni è solo una supposizione, J.-P. Changeux lo ammette e al tempo stesso ritratta immediatamente. Ammette di non avere le prove di questa causalità – è una questione di tempo e di sperimentazione, secondo lui – ma che non può essere altrimenti se vogliamo essere materialisti. Si manifesta un’oscillazione tra le due posizioni: “O parliamo del cervello e dei dettagli microscopici, o parliamo degli stati macroscopici dell’individuo. Cambiamo livello. Questa è la difficoltà di base di tutte le discussioni che posso fare. Lavoro sulla sinapsi, sul neurone, sulle strutture elementari […]. Come può un atomista immaginare che una molecola non sia composta da atomi? Lo stesso vale per un biologo molecolare”5.

Un esempio introdotto dagli interlocutori è prezioso. Riguarda il dialogo. J.-A. Miller si chiede se, in uno scambio verbale, il riferimento alla sinapsi possa avere un valore esplicativo. J.-P. Changeux risponde di sì e rilancia il suo ragionamento con la stessa logica – ma ripetendosi la sua argomentazione diventa più povera: “Quando parliamo, quando uso una parola, quando la comprendete, ecc. impegnate non so quanti milioni di sinapsi. […] In ogni caso, c’è un’attività del nostro cervello che impegna milioni e forse anche miliardi di neuroni, anche solo per registrare […] parlare è un insieme di reazioni chimiche6.

Quali sono le conseguenze terapeutiche che derivano da queste tesi materialiste? Come vengono specificate per le malattie mentali? Il diabete, che è stato ben studiato dalla medicina, serve da modello al neurobiologo per pensare ai disturbi psichiatrici: “Dobbiamo ora ottenere dei criteri quantitativi. I criteri quantitativi sono essenziali per la diagnosi. Non importa quale sia il metodo utilizzato, purché porti a una risposta univoca. Il diabete viene rilevato misurando la risposta a un’iniezione di glucosio. Test simili sono necessari per le malattie mentali. I test biologici sembrano essere indispensabili. Una volta mappati i disturbi, facciamo una diagnosi, come un neurologo”7. I neuroscienziati sono convinti che la psichiatria sia una disciplina metafisica. Per diventare scientifica, deve essere fusa con la neurologia8. J.-P. Changeux continua davanti ai suoi interlocutori lacaniani: “Il neurologo, dal canto suo, dice: «Do un colpo di martello qui, e questo neurone nel midollo spinale scompare». Ebbene, sulla base di questa diagnosi, lo psichiatra dirà – sto anticipando il futuro -: «C’è un tale disturbo nell’ambito del cervello, in tale insieme, sottoinsieme o insieme d’insiemi di neuroni del cervello, che funzionano con un certo neurotrasmettitore. C’è un sottoutilizzo o un sovrautilizzo. Somministro un certo farmaco che riequilibra il sistema». Poi il farmaco viene rimosso e l’individuo torna alla normalità”9. I termini utilizzati sono importanti. Il disturbo deriva da un più (sovrautilizzazione) o da un meno (sottoutilizzazione) dei neurotrasmettitori e dalle varie reazioni chimiche coinvolte nella comunicazione sinaptica. Se il sistema viene riequilibrato, ritorna la normalità, che è quindi riducibile all’equilibrio “neuro-ormonale”. Se l’individuo torna normale, “guarito”, allora la presa in carico psichiatrica termina.

Questo modello è valido solo per una malattia di gravità bassa o moderata: “ansia transitoria” o “nevrosi lieve”10, dice J.-P. Changeux, cioè uno stato del sistema cerebrale in cui i neuroni non sono distrutti – dove solo le organizzazioni sinaptiche devono essere riparate. Ma in alcuni casi i neuroni sono distrutti. Le malattie che ne derivano sono gravi perché “non si sostituisce un neurone mancante”11. È il caso in particolare della depressione malinconica, della schizofrenia, dell’autismo, ecc. Come si misura la “gravità”? Con l’assunzione dell’“irreversibilità della traccia”12. In altre parole, le malattie mentali sono, per definizione, lesionali. Ciò che fa la differenza tra nevrosi e psicosi è determinare se la lesione è reversibile o meno.

La causalità organica trova il suo fondamento nell’architettura neuronale. Ciò è detto in modo tale, pur nella sua ingenuità, che l’ipotesi della causalità psicoanalitica appare come un arcaismo pre-scientifico fatto di miti e speranze. La lesione osservabile fornirebbe la prova. Tutto ciò che si discosta da questo modello viene respinto come non scientifico. Per questo motivo, a nostro avviso, i tentativi di dialogo tra psicoanalisi e neurobiologia sono inutili. La richiesta di verifica per immagini sarà sempre l’osso che lo impedisce. L’ipotesi del tuttoneuronale esclude la discussione, il dibattito e la dialettica.

Ricondizionamento neurale

La causalità psichica viene rifiutata sia come causa di ciò che si osserva nella malattia mentale – considerata come “deviazione” – sia come presa in carico terapeutica: “La prima cosa da fare è trovare criteri oggettivi per la deviazione mentale […], devono essere resi quantitativi, altrimenti sono puramente soggettivi. Parlare con qualcuno [l’obiettivo qui è la psicoanalisi] è molto bello, ma non è sufficiente. Finora la sintomatologia si è basata esclusivamente sul discorso”13.  Una posizione che, per il neurobiologo, è non scientifica, perché discorso e altre chiacchiere non sono oggettivamente osservabili nel cervello. J.-P. Changeux lo afferma: “No! Non c’è differenza”14 tra una malattia neurologica e una malattia psichiatrica. L’equivalenza quantitativo = oggettivo è una delle parole chiave dell’approccio promosso. È in questo senso che si afferma come scientifico.

Già nel Seminario I, nel 1953-1954, Lacan proponeva una “scienza del particolare” e opponeva la verità alla realtà materiale: “La ricerca della verità non è interamente riducibile alla ricerca oggettiva, e anche oggettivante, del mondo scientifico comune. Si tratta della realizzazione della verità del soggetto come di una dimensione propria, che nella sua originalità deve essere nettamente distinta dalla nozione stessa di realtà”.15 Si spinge fino a individuare “la materializzazione mitica dei neurologi”16!

È sempre interessante notare i dubbi sinceri degli scienziati quando cercano di dimostrare la causalità tra il pensiero e l’attività neuronale utilizzando metodi di imaging cerebrale. Si chiedono se la causalità che postulano sia solo una correlazione, una variazione concomitante. Questo dubbio è interno al ragionamento scientifico sperimentale. Per l’appunto, le malattie mentali offrono loro un prezioso campo di indagine. Una domanda, ad esempio: è possibile indurre un’allucinazione? Nel 2014, Stanislas Dehaene ha riportato numerosi esperimenti per rispondere a questa domanda, ma: “Praticamente tutti i metodi di imaging cerebrale dimostrano la correlazione, non la causalità. Essi rivelano solo un legame sistematico tra l’attivazione cerebrale e i pensieri della persona sottoposta a scanner, mentre bisognerebbe stimolare il cervello e osservare un cambiamento corrispondente nel contenuto mentale per dimostrare un autentico rapporto di causa ed effetto”17. La tecnica della stimolazione magnetica transcranica (TMS) lo consente. La soluzione ideale sarebbe quella di posizionare degli elettrodi sulla superficie della corteccia o meglio nel cervello per stimolare direttamente i neuroni. Ma si tratta di un metodo invasivo e rischioso, praticato solo per forme acute di epilessia o per il morbo di Parkinson. Di quali esperimenti si tratta? “Prendiamo l’insula, una piega della corteccia in profondità sotto parte dei lobi temporali e frontali. Stimolando quest’area, evocherete tutta una serie di effetti spiacevoli, dalla sensazione di soffocamento, bruciore o puntura, alle vampate di calore, alla nausea o alla sensazione di cadere all’infinito. Spingendo l’elettrodo qualche centimetro più in profondità, verso il nucleo subtalamico, lo stesso impulso elettrico scatenerà immediatamente un caratteristico stato depressivo, con i suoi pensieri cupi, i pianti e i singhiozzi, la voce monotona e la postura uggiosa del corpo. Se si stimola il lobo parietale, si possono evocare vertigini o addirittura un’«uscita dal corpo», la strana impressione di lievitare verso il soffitto e di vedere il proprio corpo da lassù”.

La conclusione è chiara: “Se ancora dubitate che ogni vostro pensiero derivi dall’attività del vostro cervello, questi esempi dovrebbero convincervi”. Tuttavia, la causalità è più difficile da dedurre di quanto sembri. L’attività neuronale inizia nel punto materiale di stimolazione, ma si diffonde ad altri circuiti distanti dalla corteccia ed è solo questa via neuronale a causare il cosiddetto evento allucinatorio. La causalità sarebbe legata alla “rete corticale globale” e non al punto stimolato dall’ago dell’elettrodo. La psichiatria, confusa con la neurologia, dovrebbe occuparsi di questi esperimenti e delle “prove” che essi offrono. Durante la sua intervista al Campo freudiano, è proprio quello che J.-P. Changeux propone per la “psichiatria del futuro”: riuscire a “mettere il tale e tal altro gruppo di neuroni in uno stato cronico di attivazione o inattivazione”18. Si tratta della promozione della “psicofarmacologia a livello molecolare”19 che agisce sui neuroni e sui loro circuiti sinaptici.

Durante questa intervista, messo all’angolo, J.-P. Changeux introduce allora la parola ambiente come una delle soluzioni terapeutiche: “è chiaro che possiamo immaginare di ricondizionare l’individuo”20. Come è possibile? “Cambiando l’ambiente. Questo è ciò che è veramente importante. Penso molto al cambiamento dell’ambiente come metodo capace di riequilibrare la psiche”21. Questo riferimento applicato ai geni è di scarso interesse, ma articolato alla plasticità neuronale diventa chiaro: “L’individuo sano può ricevere permanentemente segnali dal suo entourage che creano una disarmonia interiore. Si tratta, ad esempio, di situazioni di conflitto, che probabilmente lasciano tracce nel sistema neuronale. Si può immaginare che un rinnovamento dei segnali che riceve dal mondo esterno, creato da un cambiamento radicale dell’ambiente, cancelli la traccia e rimetta le cose a posto”22. La povertà di questo ricondizionamento proposto per la schizofrenia mostra che il neurobiologo è impotente di fronte all’enigma della follia e ignora la presa in carico ordinaria della schizofrenia.

S. Dehaene riferisce di una modalità di trattamento che si avvicina alla fantascienza e che potrebbe soddisfare il desiderio di J.-P. Changeux di ricondizionare il malato: delle vere sinapsi potrebbero infatti produrre falsi ricordi. È possibile “cancellare selettivamente dal canovaccio della nostra memoria i ricordi che avvelenano la nostra vita, come lo stress post-traumatico dei soldati della guerra del Vietnam, o, al contrario, dipingervi la tela illusoria di un falso ricordo”23. Non realizzabile, diranno alcuni con frustrazione. Niente affatto: “entrambe le manipolazioni sono già state effettuate sui topi” – un premio Nobel, Susumu Tonegawa, ha condotto l’esperimento. Si ottiene il decondizionamento. Un brutto ricordo può essere trasformato in un buon ricordo: “riattivando i neuroni mentre i topi erano messi in presenza di partner dell’altro sesso – un buon momento garantito – i ricercatori sono riusciti a cancellare l’associazione con la scossa elettrica” somministrata in precedenza. Il ricordo traumatico, anche nell’uomo, potrebbe così essere cancellato e portare all’atto sessuale: è la scelta di una soluzione felice, di una pastorale pacifica in cui i roditori si accoppiano con successo. Sullo sfondo c’è una speranza, figlia della scienza: ah, se gli esseri umani potessero seguire questo protocollo neurale e finire a letto insieme. Nemmeno il più appassionato fan del cervello ci crede. Ma ciò che lo scienziato incontra nella sua vita intima – che non è un topo e il fatto che “l’ab-senso designi il sesso”24 – la scienza vuole ignorarlo. Per il biologo, l’intervento diretto sulla corteccia è necessario ed efficace. Sarebbe addirittura possibile “imprimere una nuova memoria nel cervello del topo mentre dorme”.25 La neuroclinica trova in questi esempi il futuro della psichiatria che è diventata neurochirurgia mentale! Mi addormento e divento materialmente un altro! Cambiate cervello e cambierete vita…

Sezione clinica di Clermont-Ferrand – 15 ottobre 2022

Traduzione: Adele Succetti

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[1] J.-P. Changeux, L’uomo neuronale, Feltrinelli, Milano, 1993, p. 6.

[2] S. Freud, “Al di la del principio di piacere”, Opere, Vol. 9, Bollati Boringhieri, Torino, 1989, p. 245.

[3] J.-P. Changeux, L’uomo neuronale, op. cit., p. 6.

[4] Ivi, p. 24.

[5] J.-P. Changeux, « L’homme neuronal », intervista con J.-A. Miller, A. Grosrichard, É. Laurent & J. Bergès, in M. Foucault & al, Cinq grands entretiens au Champ freudien, Paris, Navarin, 2021, p. 132.

[6] Ivi, pp. 133-134, il corsivo è nostro.

[7] Ivi, p. 168.

[8] Per una critica della psichiatria biologica, cfr. F. Gonon, “La psychiatrie biologique: une bulle spéculative?”, Esprit, novembre 2011, p. 56: “L’osservazione attuale è quindi chiara: la ricerca nelle neuroscienze non ha portato né allo sviluppo di indicatori biologici per la diagnosi delle malattie psichiatriche né a nuove classi di psicofarmaci”.

[9] J.-P. Changeux, « L’homme neuronal », in grands entretiens au Champ freudien, op. cit., p. 168.

[10] Ivi, p. 166.

[11] A. Grosrichard, citando J.-P. Changeux, in J.-P. Changeux, « L’homme neuronal », in Cinq grands entretiens…, op. cit., p. 166.

[12] J.-P. Changeux, “L’homme neuronal”, in Cinq grands entretiens…, op. cit. p. 167.

[13] Ivi., p. 168.

[14] Ivi., p. 166.

[15] J. Lacan, Il Seminario, Libro I, Gli scritti tecnici di Freud [1953-1954].Torino, Piccola Biblioteca Einaudi 2014 p. 26.: “La realizzazione di un’analisi è sempre un caso singolare, anche se questi casi singolari si prestano comunque a qualche generalità, dato che vi è più di un’analista”. p. 26.

[16] Ivi, p. 27.

[17] S. Dehaene, Le Code de la conscience, Paris, Odile Jacob, 2020, pagg. 210, 212 e 214.

[18] J.-P. Changeux, “L’homme neuronal”, in Cinq grands entretiens…, op. cit., p. 169.

[19] Ivi., p. 164.

[20] Ivi, p. 170, corsivo nostro.

[21] Ibidem.

[22] Ivi, p. 171.

[23] S. Dehaene, Apprendre! Les talents du cerveau, le défi des machines, Paris, Odile Jacob, 2018, pp. 141-142.

[24] J. Lacan, “Lo stordito”, Altri scritti, Einaudi, Torino, 2013, p. 448.

[25] S. Dehaene, Apprendre !, op. cit., p. 142.