Aurora Mastroleo, partecipante alla attività della SLP, Milano, 13 marzo 2023
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I lavori preparatori per il Convegno Slp dedicato all’entrata in analisi e ai suoi preliminari sono partiti e con questi è iniziata l’appassionante ricerca iconografica volta ad evocare i concetti proposti. Così sfila sul mio schermo una divertentissima sequenza di archi trionfali, video di porte girevoli ed usci di ogni genere, foto scattate da colleghi per corredare l’imminente esordio del sito dedicato al Convegno. Mi ritrovo così pure io ad osservare con curiosità ogni entrata ed uscita della città. Faccio insolitamente caso ai cancelli e poi i cortili, i portoni e poi gli atri; le scalinate ed i lunghi corridoi da cui si distinguono le porte delle aule; le diverse “entrate” che da sempre gli italiani sottoposti all’obbligo scolastico attraversano per circa 205 giorni all’anno … ed io non meno di 40 volte all’anno. Un rito quello dell’ingresso scolastico che si ripeteva invariato dalla notte dei tempi e che è stato bruscamente interrotto nell’anno scolastico 20-21 e poi nuovamente nel corso del 21-22, quando è stato necessario sostituirlo con “l’accesso virtuale in Dad”.
Omar Battisti nel testo Un eterno reality esprime l’interessante idea che la Dad avrebbe potuto assurgere “allo statuto di invenzione” rispetto alla contingenza, ma il fatto che sia stata “l’unica” soluzione permessa e il fatto che si sia protratta in maniera indifferenziata per lungo tempo, l’ha portata invece ad “essere il sintomo della pandemia per la scuola”.[1] In effetti la migrazione nel virtuale dell’ingresso scolastico, classicamente scandito dall’appuntamento stabilito, suggellato dal suono della mitica campanella, che comporta una preparazione e pure un discreto esercizio fisico ed infine l’incontro tra corpi, non ha consentito di replicare quell’annodamento tra reale e simbolico che da sempre l’attraversamento della soglia scolastica può rendere invece possibile. Questo conferma l’idea che la “scansione quotidiana dell’entrata e dell’uscita da scuola non sia una pura formalità” e non si attui in base a un semplice protocollo, ma che fondi invece la modalità attraverso cui si intesse il legame scolastico e lo si mantiene attivo.
Queste considerazioni nel testo mi ricordano la situazione difficile di un ragazzino alle prese con il suo primo giorno di scuola media. Nel momento in cui si sarebbe dovuto unire a quella classe a cui la Dirigente lo aveva appena assegnato per entrare in aula, sgattaiola via e dice: “No, non è la classe che volevo”. Una rottura questa, avvenuta proprio il giorno del battesimo del legame che era stato apparecchiato per lui. Si struttura così un tenace rifiuto di varcare la soglia scolastica, nonostante i docili inviti dell’insegnante di sostegno e la disponibilità della Dirigente di ridiscutere l’assegnazione alla classe. L’attraversamento del portone rappresentava per lui l’insopportabile incontro con un Altro tirannico e inaffidabile. In quinta elementare si era servito piuttosto bene della Dad, anche grazie all’attenuazione virtuale di quella quota di “violenza simbolica” che la scuola in presenza comporta. Si tratta di uno tra i molteplici esempi degli scenari della contemporaneità caratterizzata dalla forclusione generalizzata del Nome del Padre, scenari in cui varcare la soglia delle istituzioni può risultare impossibile.
Che fare? Siamo ancora in tempo per fare dell’esperienza della Dad un’invenzione? Forse sì, ma solo a condizione di interrogare il valore della scansione entrata-uscita che l’esperienza della scuola virtuale ha massicciamente portato a galla. Per poterlo fare sarebbe necessario un funzionamento istituzionale disposto a riconoscere “quella quota di impossibile che è in gioco” nell’ingresso di ciascun soggetto e così ritagliare soluzioni ad hoc, volte a contrastare la spinta segregativa che è in atto caso per caso e favorire il legame. Inventare “porte girevoli” che consentano di chiarire le condizioni a cui ciascun soggetto può accordare il proprio assenso all’istituzione scolastica.
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[1] O. Battisti, “Un eterno reality”, Generazione Dad. Scuole, politica e psicoanalisi, (a cura di) I. d’Elia, Pequod, 2022, p. 174.



