Carole Dewambrechies-La Sagna, membro AME dell’ECF e dell’AMP, Bordeaux

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L’articolo è pubblicato, in francese, nel n. 299 di Hebdo-blog, uscito il 26 marzo 2023. Disponibile qui: https://www.hebdo-blog.fr/a-propos-des-premiers-ecrits/

I lavori degli anni Trenta, quelli del giovane Lacan psichiatra, furono pubblicati all’epoca per lo più in riviste mediche, talvolta in riviste prestigiose, e in seguito dispersi in varie pubblicazioni. Jacques-Alain Miller ha deciso di raccogliere un certo numero di questi testi, pubblicati tra il 1928 e il 1935, in un unico volume edito da Seuil lo scorso gennaio1.

Questo piccolo volume è composto da otto brevi testi che trattano della psicosi, più una traduzione di un testo di Freud fatta da Lacan, che era un germanista e leggeva Freud, e anche la psichiatria tedesca, direttamente nel testo in lingua. Ha sostenuto la sua tesi e ha iniziato la sua analisi nel 1932. La raccolta di questi testi fa luce su un percorso di sette anni che lascia già intravedere un punto di svolta, un pensiero che, avendo assorbito tutto ciò che lo ha preceduto, in un certo senso se ne separa. La separazione sarà un concetto molto operativo in seguito nell’opera di Lacan. Può essere vista anche come una Aufhebung: Lacan ascolta le lezioni di Kojève su Hegel anche nel 1932. Si tratta di andare oltre pur conservando.

J.-A. Miller, nel suo “Avertissement”, sottolinea innanzitutto quella che è già una caratteristica di Lacan: una clinica “radicata nell’unicità del caso”2. Già la maggior parte della tesi di Lacan è dedicata a un caso, Aimée. Questa tesi è quasi una monografia, un esercizio di psichiatria ormai consolidato. Ma si riferisce anche ai casi clinici pubblicati dagli psicoanalisti, Freud in primis con i casi clinici radunati in francese nelle Cinq psychanalyses3 che raccoglie cinque straordinarie monografie.

In secondo luogo, J.-A. Miller osserva che i casi scelti da Lacan non sono esemplari, ma piuttosto sono casi che contraddicono questo sapere consolidato. Sono atipici4. Lacan parte da qualcosa di non evidente, che ci costringe a ripensare le categorie e a crearne di nuove.

Infine, J.-A. Miller sottolinea l’uso, già negli anni Trenta, del termine struttura che permette a Lacan di parlare di struttura paranoica5. Ciò dimostra lo sforzo del giovane psichiatra di superare le contraddizioni teoriche di coloro che lo hanno formato e che hanno fondato ciascuno la propria teoria esplicativa della paranoia.

La teoria che prevaleva all’epoca si basava sulla costituzione paranoica6. Si definisce paranoico chi ha una costituzione paranoica fatta di diffidenza, giudizio errato e disadattamento sociale. La seconda teoria riguarda il delirio di interpretazione7. Il soggetto dà false interpretazioni, spesso peggiorative, degli eventi della vita quotidiana. C’è una frase molto bella di Lacan in questo testo che dice: “Il delirio di interpretazione è un delirio del pianerottolo, della strada, del forum”8, vale a dire che il delirio interpretativo riguarda sempre qualcuno con cui si è in contatto e, in un certo modo, che condivide, a un certo livello, il vostro modo di vivere. La terza concezione è quella della paranoia come delirio passionale9 descritto da Gaëtan Gatian de Clérambault, che Lacan dice essere stato il suo “unico maestro in psichiatria”10.

In questo piccolo volume dei Premiers écrits, l’articolo sul delitto delle sorelle Papin11 si concentra sull’importanza della diagnosi. Un giorno, senza preavviso, in una tranquilla casa di una piccola città di provincia, due cameriere esemplari, impiegate da tempo, uccidono selvaggiamente le loro padrone, la madre e la figlia, cavando loro gli occhi e mutilandole. Dopo questa scena, che loro stesse descrivono come straordinariamente improvvisa e violenta, lavano gli strumenti che hanno usato, si sdraiano nello stesso letto e dicono: “Ora sì che è pulito!” È la loro compostezza, se così si può dire, che le fa condannare. La sorella maggiore viene condannata a morte.

I periti evocheranno le concezioni della paranoia come costituzione morbosa, delirio di interpretazione o delirio passionale, durante il processo. Questo porterà alla condanna delle sorelle. Il processo si svolge un anno dopo la tesi di Lacan in cui aveva sviluppato una teoria della paranoia che tiene conto del contributo di Freud, con la seconda topica e la pulsione di morte come causa delle psicosi. Misurerà quindi la solidità della sua tesi con il metro di giudizio di un fatto di cronaca. Il processo si era svolto due mesi prima ed è notevole che Lacan abbia risposto e pubblicato così rapidamente. Ciò è indubbiamente dovuto anche ai formidabili articoli dei fratelli Tharaud che coprono il processo e ne forniscono quasi l’intera anamnesi. L’articolo di Lacan mostra che gli esperti si appellano alle concezioni del momento e non colgono il punto. Egli riassume queste tesi in due correnti: una che vede nella costituzione morbosa il difetto congenito del carattere, che è alla base della patologia, e l’altra che designa nei fenomeni elementari gli elementi di base di un successivo delirio; l’atto criminale è concepito come una reazione passionale la cui ragione è contenuta nel delirio. Tuttavia, questi elementi sono assenti e sono per di più smentiti dall’osservazione e dalle parole delle stesse imputate che affermano che, no, non nutrivano assolutamente alcun rancore nei confronti delle loro vittime, che non erano state trattate male, che non provavano nessun odio nei loro confronti. Insomma, nulla permette di dire che siano paranoiche. Ma, dice Lacan, esiste una terza via esplicativa. Questa via riconosce come primordiale, accanto ai fenomeni elementari, al delirio e alle reazioni passionali, “l’influenza delle relazioni sociali accessorie a ciascuno di questi tre ordini di fenomeni”. Lacan fa della “nozione dinamica delle tensioni sociali12 l’elemento essenziale della personalità e dei fatti di psicosi. In quel momento, è l’isolamento di Christine e Léa Papin che appare, il loro modo singolare di vivere, chiuse nella loro stanza, senza relazioni sociali, senza scambi di parole con le loro padrone – “non ci si parlava”13 – che vanno considerati. Ricordiamo allora che un commissario di polizia le aveva trovate perseguitate, ecc. Lacan mostra che il passaggio all’atto ha fatto scomparire il delirio diminuendo le richieste della pulsione14 che ha ingannato gli esperti.

Traduzione: Adele Succetti

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[1] J. Lacan, Premiers écrits, Paris, Seuil, 2023.

[2]  J.-A. Miller, « Avertissement », in J. Lacan, Premiers écritsop. cit., p. 9.

[3] S. Freud, Cinq psychanalyses, Paris, PUF, 1954.

[4] J.-A. Miller, « Avertissement », op. cit., p. 9.

[5] Ibid., p. 10.

[6] J. Lacan, « Structure des psychoses paranoïaques », Premiers écritsop. cit., p. 39.

[7] Ibid., p. 44.

[8] Ibid., p. 45.

[9] Ibid., p. 47.

[10] J. Lacan, “Dei nostri antecedenti”, Scritti, Einaudi, Torino, 2002, p. 61.

[11] J. Lacan, « Motifs du crime paranoïaque : le crime des sœurs Papin », Premiers écritsop. cit., pp. 93-105.

[12] Ibid., p. 97.

[13] Ibid., p. 93.

[14] Cf. ibid., p. 98.