Alfonso Leo, membro SLP e AMP, Avellino, 17 aprile 2023

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Nel 2021 Mark Zuckerberg lanciò l’idea di creare un nuovo strumento per internet, chiamato Metaverso, sino al punto di cambiare il nome della sua compagnia in Meta. Ha adottato come simbolo quello dell’infinito. Il termine deriva dalla fantascienza: “impiegato per la prima volta nel 1992 da N. Stephenson nel romanzo cyberpunk Snow crash per indicare un mondo virtuale in 3D popolato di repliche umane digitali – con il quale si definisce una zona di convergenza di spazi virtuali interattivi, localizzata nel cyberspazio e accessibile dagli utenti attraverso un avatar con funzione di rappresentante dell’identità individuale”1. Si tratta di un progetto ancora in corso ma che sta dando importanti sviluppi. È possibile tramite visori muoversi in spazi tridimensionali, creati dagli utenti, interagire con altri ed effettuare incontri, a scopo commerciale o di puro incontro attraverso l’uso di avatar, non necessariamente simili alle persone “reali”. Nel metaverso si può essere chi “si vuole”. Tutto ciò porterebbe ad infinite possibilità di comunicazione sociale. Ognuno degli utenti può nascondersi dietro un avatar e ciò può portare a rischi o vantaggi. Riva e Wiederhold2 affermano che il metaverso funziona in modo simile ai nostri pensieri. Il cervello umano è indicato come un simulatore, nelle neuroscienze contemporanee, perché può prevedere gli eventi sensoriali prima che accadano davvero (codifica predittiva)3. Insomma, il cervello ridotto a macchina, l’inconscio scomparso.

È stata creata una nuova branca della medicina la MEDverso, cioè l’ingresso del Metaverso in campo medico. Yang et al.4 hanno scritto che questo tipo di piattaforma fornirebbe l’opportunità di stabilire un ambiente virtuale in cui i pazienti e i medici possano comunicare durante tutto il corso delle cure cliniche (esame, diagnosi, assistenza domiciliare, valutazione delle malattie da trattamento, consultazione). Dato il crescente numero di persone che desiderano assistenza sanitaria mentale online, questo tipo di servizio medico sembra essenziale in futuro.

Sono comparsi siti in cui si propone di poter fare psicoterapia usando il metaverso. Si propone di abbattere le barriere della realtà e si costruisce il benessere.  “Un luogo sicuro, protetto, a portata di mano, nel quale poter raccontare e raccontarsi, cercando soluzione ai problemi e imparando a conoscere il proprio inconscio.”5 L’inconscio attraverso la realtà virtuale ma Lacan parla di parlessere, di un corpo che parla, l’inconscio parla attraverso il corpo, proprio quello che il metaverso abolisce creandone uno fittizio. Il metaverso viene proposto per risolvere problemi di dismorfismo corporeo e di autismo!6 Immaginare che il soggetto affetto da “dismorfismo corporeo” come, ad esempio, un paziente affetto da disturbi del comportamento alimentare possa scegliere un corpo a lui confacente nel metaverso o un ragazzo autistico possa trovare un canale di comunicazione nel metaverso sembra proprio procedere nella direzione del rinforzo del sintomo. Gil Caroz nella sua presentazione dei colloqui UFORCA ci fornisce una interessante lettura in merito. Scrive che la parola avatar ha due significati possibili, trasformazione o sfortunati avvenimenti, identificazioni e avatar vanno di pari passo.7 Non vi è una identificazione tranquilla e immutabile. Se il soggetto è un soggetto barrato $, come afferma Lacan, l’identificazione serve proprio a coprire il vuoto, lasciando il vuoto in secondo piano, prelevando un’identità dall’Altro, garantendo così un godimento. Il metaverso va incontro proprio a questo tentativo di coprire la barra del soggetto fornendogli l’avatar che avrebbe proprio la funzione di identificare il soggetto inchiodandolo ad un significante.

Allora la funzione dell’analisi è proprio quella di passare, citando ancora Caroz: passare dall’identificazione alla de-identificazione. Ma nell’epoca dell’Altro che non esiste e dell’ascesa allo zenith dell’oggetto a, il significante dell’identificazione non è più unico ma se ne possono avere tanti prêt-à-porter. Il godimento diventa sovrano ma, come dice Miller: “se da una parte il più di godere comanda, dall’altra le identificazioni crollano rimpiazzate dalla valutazione omogenea delle capacità”8. Proprio per questo il metaverso si propone come soluzione a varie fobie9, sposando, in pieno, la logica della terapia cognitivista, improntata alla soluzione del sintomo tralasciando il soggetto. Se nelle giornate dell’ECF si è discusso di “io sono quel che dico” anche rapportato al discorso sulla soluzione Trans, si comprende bene che definizioni come quelle “moderne” in cui non si parla più di FtoM o MtoF, ma di AMAB e AFAB si parla dell’Altro che assegna il nome alla nascita, ma su cui io posso intervenire e dire io sono quello che dico! Tutto ciò espone al rischio che quel vuoto presente nel soggetto all’origine possa essere supplito con tante identificazioni soggettive S2, S3, ecc. intercambiabili e nell’epoca della scomparsa dell’Altro, cercare il proprio S1, il proprio significante padrone diventa impossibile.  Il metaverso, senza ricorrere a modifiche del proprio corpo, è in grado di fornire una nuova possibilità di interazione per raggiungere l’illusione di identificarsi con il proprio ideale dell’Io, rappresentarsi col proprio ideale all’Altro. Quanto tutto questo sia liberatorio o utile per la conduzione di un’analisi – sì, si parla anche di psicoanalisi nel metaverso – resta molto dubbio.

Nelle conclusioni dell’articolo di Cerasa et al, precedentemente citato, si esprimono dubbi sull’uso di tali tecnologie legate all’isolamento del soggetto nel momento in cui si usano tali strumenti. Creare una nuova generazione di hikikomori non sembra la soluzione ideale. L’industria del gaming sta sviluppando tecnologie immersive sempre più sofisticate, sicuramente dovremo confrontarci con tali sfide, ma comprendendo bene che la presenza dell’analista non può essere evitata. In un mondo in cui si stanno affermando le “tecniche rudimentali” di terapia online, che saranno presto sostituite dalla realtà virtuale del Metaverso, quale sarà il posto della psicoanalisi? Lacan afferma che: “le prime scelte identificatorie del bambino, scelte innocenti, non determinano infatti altro, a parte le patetiche fissazioni della nevrosi, che quella follia per cui l’uomo si crede uomo. Formula paradossale che tuttavia assume il suo giusto valore se si considera che l’uomo è ben più che il suo corpo, pur non potendo sapere niente di più del suo essere10.  Come dice Laurent “la psicoanalisi permette di disintossicarsi, è un’impresa di pubblica utilità. L’ascolto individualizzato permette di nuovo di comprendere i significanti solitari che attraversano l’etere del rumore-internet”.11 Tocca alla psicoanalisi lacaniana e interrogarsi per decifrare le conseguenze di tali cambiamenti.

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[1] https://www.treccani.it/enciclopedia/metaverso consultato il 10/04/2023.

[2] G. Riva, B.K. Wiederhold, What the metaverse is (really) and why we need to know about it, Cyberpsychol., Behav. Soc. Netw. 6 (2022) 355–359.

[3] A. Clark, Surfing Uncertainty: Prediction, Action, and the Embodied Mind, Oxford University Press, Oxford, 2015.

[4] Yang, D., Zhou, J., Chen, R.C., Song, Y.L., Song, Z.J., Zhang, X.J., Wang, Q., Zhou, C.Z., Sun, J.Y., Zhang, L.C., Bai, L., Wang, Y.H., Wang, X., Lu, Y.T., Xin, H.Y., Powell, C.A., Thüemmler, C., Chavannes, N.H., Chen, W., Wu, L., Bai, C.X., 2022. Expert consensus on the metaverse in medicine. Clin. eHealth 5, 1–9. 2022.

[5] https://meta-psi.com

[6] A. Cerasa et al., The promise of the metaverse in mental health: the new era of MEDverse, Helyon, march 2023.

[7] https://www.lacan-universite.fr/wp-content/uploads/2023/04/Caroz-Uforca-2023.pdf

[8] J.-A. Miller, “Une fantasie”, Mental, n. 15, febbraio 2005, p. 13.

[9] https://www.idego.it consultato il 15.10.2023.

[10] J. Lacan, “Discorso sulla casualità psichica”, Scritti, Einaudi, Torino, 2002, P. 181.

[11] É. Laurent, “Jouir d’internet”, ne La Cause du désir, n. 97, novembre 2017, p. 16.