Julieta Altube, Rimini

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L’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, tramite il suo Consiglio, ha inviato un documento a tutti i suoi membri in cui presenta la Nuova Politica per i Giovani delle sette Scuole. Il documento ha la particolarità di essere pragmatico, di ordine risolutivo. All’inizio presenta la situazione: “il Consiglio non ha potuto fare a meno di notare l’assenza, ovunque, di giovani nella selezione dei futuri membri.” Subito dopo c’è scritto: “È per porre rimedio a questo fenomeno che la Nuova Politica per i Giovani (secondo l’espressione di J.-A. Miller) è stata elaborata”. Si sviluppano nei seguenti punti diverse questioni legate alle cifre, analisi sulla politica delle ammissioni, sulle funzioni, le procedure e finisce dicendo: “Le Scuole si convincano che la situazione dei giovani nell’AMP richiede un cambiamento profondo. Questo dovrà essere preparato con tatto e con un obiettivo a lungo termine. Per il momento, scommettiamo che queste nuove disposizioni contribuiranno a far sì che la psicoanalisi rimanga una causa di desiderio per le nuove generazioni.”

Con tatto

Secondo il dizionario “tatto” vuol dire: “Comportamento improntato a discrezione, delicatezza, diplomazia.” Discrezione, delicatezza e diplomazia sono tre significanti che potrebbero essere utili per orientare la Nuova Politica per i Giovani.

L’enunciazione

Il dire, come dire, il ben dire, il mezzo dire. Come prendere la parola nella Scuola? “Sembravi un dj che animava la conversazione” mi ha detto una delle colleghe della SLP dopo la mia coordinazione della prima attività sul documento. Sono rimasta pensierosa. Cosa ha voluto dire? Una collega amica argentina mi ha detto che il dj è quello capace di fare in modo che la gente si intrattenga ascoltando quello che suona, mettendo le canzoni giuste nel momento adeguato.

Quando mi sono presentata per la prima volta ai colleghi della SLP ho chiarito subito, perché tendo a mettere la mancanza davanti: “Non so parlare bene l’italiano, nemmeno il lacaniano”. Dopo l’attività ho pensato: i membri con più esperienza della Scuola dovranno fare uno sforzo per sopportare l’enunciazione diversa che si può presentare nei giovani sia per mancanza di sapere, esperienza e/o per trovarsi ancora alla ricerca del proprio modo di dire nella Scuola nello stesso momento in cui prendono la parola. Penso che, la Scuola, lo stia già facendo quando si offre ai giovani come me, che abbiamo un legame con la Scuola ma che ci siamo avvicinati da poco tempo come analizzanti e praticanti, la possibilità di partecipare prendendo la parola nelle sue attività.

Allora?

Sono entusiasta. Penso che sia un buon momento, un momento per accogliere il nuovo. Questo documento è uno strumento che tocca l’ammissione ma sicuramente si vedranno gli effetti in tutte le istanze della Scuola: analisi, cartel, controllo, pubblicazioni, presentazioni di casi… Lì saranno invitati i giovani, uno per uno, una per una; con t-atto! Con discrezione, delicatezza e diplomazia… Sostenendo uno dei principi dell’Atto di Fondazione del ‘64: “L’insegnamento della psicoanalisi non può trasmettersi da un soggetto ad un altro che attraverso un transfert di lavoro.”

Ai giovani dalla Scuola: buon lavoro!