Valentina Lucia La Rosa, membro SLP e AMP, Catania, 30 aprile 2023

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Cercherò di toccare rapidamente dei punti di questo documento che potremmo definire quasi un “manifesto programmatico” per il futuro della Scuola e che mi ha particolarmente messa al lavoro.

Attualmente mi trovo a occupare una posizione particolare che è quella di membro più giovane della SLP ed è proprio a partire da questa posizione che mi chiedo innanzitutto che cosa intendiamo per giovani. Intendiamo il dato prettamente anagrafico, e quindi ecco il senso delle statistiche che sono riportate nel documento dell’AMP, o c’è anche dell’altro? Infatti, ridurre tutto alla questione puramente anagrafica potrebbe aprire la strada a una sorta di scontro generazionale tra “giovani” e “anziani” che sicuramente non gioverebbe alla causa della Scuola. Allo stesso tempo, tuttavia, non possiamo più chiudere gli occhi sulle difficoltà che i colleghi più giovani incontrano nel conoscere la Scuola innanzitutto, e poi nel trovare un proprio spazio all’interno di essa. Quale futuro e quale rinnovamento potranno esserci per la Scuola se non riusciremo a superare queste difficoltà?

In secondo luogo, anche per me la traduzione italiana «bonus per i giovani» riportata nel Rapporto dell’AMP non è proprio un’espressione felicissima. Rischiamo forse che questo “bonus” diventi simile alle quote rosa di cui tanto sentiamo parlare? Sarebbe dunque opportuno ripensare a un’espressione alternativa che possa restituire meglio il senso del progetto che l’AMP intende portare avanti con i giovani.

Un altro punto che mi ha interrogata è la scelta di due aggettivi particolari nella seconda frase del punto 5 del documento: «Favorirà l’ingresso dei giovani, dei più seri, dei migliori». Questi due aggettivi mi hanno interrogato perché non ho saputo interpretarli, cioè non ho saputo darne una lettura univoca. Che cosa vuol dire seri e cosa vuol dire migliori? Se a una prima lettura questi aggettivi sembrano quasi rimandare a significanti del discorso del padrone, è ovvio che vadano letti in un’ottica analitica. Ma in che modo? Magari si potrebbe discutere meglio anche di questo punto.

Altro passaggio interessante del rapporto dell’AMP è quello che fa riferimento alla figura del mentore e promotore, un collega AME che accompagnerà il giovane «membro condizionale» nel biennio che precede l’ammissione definitiva alla Scuola. Sulla base della mia personale esperienza, sarà fondamentale capire che ruolo avrà questa figura più “esperta” nell’accompagnare i giovani che fanno ingresso nella Scuola.

Arriviamo così al punto 8 del Rapporto: «Dobbiamo incoraggiare i nostri giovani colleghi a fare il percorso verso la Scuola, offrendo loro la possibilità di un lavoro che non li releghi a compiti organizzativi, proponendo loro di lavorare con colleghi più esperti, stimolando iniziative individuali e consultandoli sui temi che li interessano». A questo proposito, che i giovani siano attirati dalla psicoanalisi è un fatto indiscutibile, e anche il mio lavoro all’università mi conferma ogni giorno che proporre un certo tipo di discorso ai giovani, parlare di Lacan e dei suoi insegnamenti, produce un effetto. Quindi mi chiedo: il problema della presenza dei giovani nella Scuola è solo un problema di procedure di ammissione oppure bisogna andare ancora più alla radice? E dunque, quali sono i luoghi che in un certo senso aprono ai giovani le porte verso il discorso della psicoanalisi e sui quali occorre avviare una riflessione all’interno della Scuola? Questi luoghi sono in primo luogo le università e poi gli Istituti di specializzazione.

L’università merita una seria riflessione da parte nostra perché è qui che si gettano i semi per quelli che saranno poi i futuri analisti della Scuola, lavorando con le giovani generazioni per far emergere una prima forma embrionale di desiderio per la psicoanalisi.

Anche gli Istituti di specializzazione vanno coinvolti attivamente in questa «scommessa sui giovani» che l’AMP ha deciso di portare avanti, perché gli Istituti spesso non traghettano in maniera naturale i giovani allievi verso una vera esperienza di Scuola che li spinga poi a proseguire anche dopo il diploma di specializzazione. Che cosa si inceppa in questo percorso che inizia all’università, prosegue negli Istituti e dovrebbe infine approdare alla Scuola?

Il Rapporto dell’AMP parla anche dei social e del virtuale: «E poiché i giovani attirano i giovani, ci affidiamo ai social network e alle virtù del virtuale per raggiungere le nuove generazioni».

Ecco un altro interrogativo su cui riflettere: che uso dobbiamo fare come Scuola dei social e del virtuale? Quali sono le «virtù del virtuale» di cui parla il Rapporto su cui occorre lavorare? E come evitare invece tutti i rischi insiti nella comunicazione online? Occorre infatti evitare che, nell’impeto di attirare i giovani, la Scuola possa cadere nelle derive immaginarie che il virtuale porta con sé.

Infine, ultimo punto su cui vorrei portare la vostra attenzione riguarda i criteri da considerare per ammettere un giovane nella Scuola. A tale proposito, il Rapporto dell’AMP evidenzia che «la candidatura di un giovane viene valutata sulla base del percorso di un praticante esperto con una lunga vita lavorativa». Da tale considerazione, deriva il passaggio successivo del testo in cui vengono sottolineati i due criteri di base per l’ammissione del futuro giovane membro (essere in analisi e in controllo) e poi la necessità di ridefinire gli altri criteri («meno requisiti riguardanti il numero di interventi durante le Giornate, i casi clinici presentati, gli articoli pubblicati, gli anni di formazione nelle Sezioni cliniche e negli Istituti, la durata dell’esperienza nella pratica, le responsabilità assunte nella Scuola, ecc.»).

A mio avviso, è sicuramente vero che a un giovane non può essere applicato un criterio puramente quantitativo perché è ovvio che non potrebbe mai avere lo stesso numero di interventi, di casi clinici o di articoli di un collega con maggiore esperienza. Tuttavia, il mio auspicio è che i criteri da ridefinire non vengano eccessivamente sottodimensionati in quanto una partecipazione attiva alla vita della Scuola, seppure in misura ancora limitata, è altrettanto importante per valutare una domanda di ammissione da parte di un giovane aspirante membro.