Laura Storti, Presidente della SLP e membro dell’AMP, Roma, 5 maggio 2023

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Lo scorso anno è stata creata all’interno dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi (AMP), una Delegazione Giovani. Il primo atto prodotto è stato un Rapporto dal quale emerge la composizione di ciascuna delle sette Scuole a livello dei propri membri, suddivisi per classi di età.

Analizzando i dati relativi alla SLPcf essi non si discostano di molto da quelli delle altre Scuole: emerge la quasi assenza di membri al di sotto dei 30 anni, la metà circa sono al di sopra dei 60 e un terzo hanno tra i 40 e i 50 anni. Emerge un dato preoccupante.

La SLPcf è una Scuola che sta invecchiando, i giovani non vi accedono con facilità, dobbiamo fermare questo mancato rinnovamento.

Nasce, dal Consiglio dell’AMP una relazione che prende il nome di La Nuova Politica per i Giovani: una proposta che l’AMP sottopone a ciascuna Scuola affinché una per una, a partire dalle proprie singolarità, possa mettere in atto le proprie strategie per fermare tale tendenza.

La SLPcf ha compiuto i suoi 20 anni nel 2022, una Scuola relativamente giovane, nata dal desiderio di J.-A. Miller che si è incontrato con quello di alcuni italiani che da tempo lavoravano sparsi nel paese, e sotto l’egida dell’allora Scuola Europea di Psicoanalisi, attualmente EuroFederazione di Psicoanalisi. Nasce, dopo che in Italia, nel 1989 viene approvata la legge n. 56 detta Legge Ossicini che regolamenta la professione di psicologi e di psicoterapeuti. Queste brevi note per mettere in luce che alla Scuola spesso approdano giovani laureati in Psicologia dopo aver concluso i loro quattro anni di studi universitari, aver fatto un anno di tirocinio obbligatorio, aver superato l’esame di stato per l’iscrizione all’Albo degli psicologi e aver frequentato i quattro anni di specializzazione. Si evince da una parte che il percorso è lungo e a volte accidentato e, dall’altra, che gli Istituti di specializzazione del Campo freudiano, attualmente tre, rappresentino il bacino più prossimo per l’entrata nella SLPcf. Eppure, possiamo affermare che, nel tempo, abbiamo assistito a una dispersione piuttosto alta di questi giovani diplomati agli Istituti che non hanno trovato nella Scuola una loro collocazione. Quali le cause? e come ovviare a questo?

Come primo passo penso sia indispensabile ripristinare l’entrata nella SLPcf, così come prevista dagli articoli 4 e 5 dello Statuto, ovvero mediante domanda a membro e dismettendo al più presto una prassi che nel tempo si è istallata, un automatismo, che ha prodotto un’entrata nella Scuola in due tempi: prima attraverso la domanda di diventare partecipante e solo dopo, quella di membro.

Tutto ciò non soltanto perché non risponde a una “logica analitica” che vede la domanda come un atto verso la Scuola ma anche perché potrebbe introdurre una certa gerarchia tra membri che, come ci ricorda J.-A. Miller, non appartiene alla Scuola di Lacan, e non ultimo anche perché, così facendo, s’innalza ancora di più la già elevata età con la quale si giunge a diventare membri della Scuola.

Favorire l’entrata dei giovani nella SLPcf non corrisponde a una spinta alla “rottamazione” di nefasta memoria nel nostro paese, ovvero: dentro i giovani, fuori i vecchi, bensì alla necessità di creare un “patto intergenerazionale”, quello che nella politica del nostro paese è miseramente fallito. L’Italia non è un paese per giovani.

Nel rapporto viene presentata l’opportunità per i giovani (fino a 35 anni) di presentare la domanda a membro, pur non avendo tutti i requisiti richiesti dall’AMP ma avendone almeno due: analisi personale e controllo della pratica, ottenendo una “nomina sottoposta a condizione per due anni”.

In questo senso mi sembra importante sottolineare la “scommessa sui giovani” che la Scuola intende fare.

Si stabilisce un patto tra la Scuola e i giovani, questi ultimi si impegnano a proseguire nella loro formazione e nel loro lavoro all’interno della Scuola, in qualità di “lavoratori decisi”, partecipando a Convegni, seminari, cartelli, pubblicazioni. La Scuola da parte sua, s’impegna a fornire una cornice ai lavori dei giovani membri, a dare loro spazio nella presentazione di casi clinici piuttosto che nelle pubblicazioni e di fornirlo loro, attraverso i suoi AME, promotori delle loro attività. Da qui il patto intergenerazionale di cui dicevo prima.

Se la Psicoanalisi ha bisogno dell’esistenza della Scuola dobbiamo fare in modo che la SLPcf possa garantire il futuro della Psicoanalisi e un’adeguata formazione degli analisti.

Questo il compito che ci spetta, saremo in grado di assolverlo?