Alfonso Leo, membro SLP e AMP, Avellino, maggio 2023

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ChatGPT, un chatbot basato sull’intelligenza artificiale in grado di generare risposte simili a quelle umane a una gamma inimmaginabile di domande e suggerimenti, ha accumulato 100 milioni di utenti in soli due mesi, superando i tassi di crescita delle popolari piattaforme di social media come TikTok e Instagram. In Italia, attualmente è stato sospeso, per problemi di privacy, ma sappiamo che presto verrà ripristinata la possibilità di accedervi. Microsoft sta progettando di aggiungerlo alla sua suite Office 365, definendolo una sorta di co-pilota per scrivere, presentare relazioni o mail. Attualmente ChatGPT ha superato esami universitari in legge o medicina o fornisce ricette, basandosi su una foto del contenuto del nostro frigorifero1. L’impatto sugli umani può essere notevole, può cambiare il nostro modo di agire e pensare. Da qui nasce l’idea di creare un testo interamente creato da ChatGPT sull’argomento e sul rapporto con la psicoanalisi, avendo come riferimento l’insegnamento di Jacques Lacan e Jacques-Alain Miller. Volutamente non sono state apportate modifiche al testo per cui eventuali imprecisioni sono da considerare attribuibili all’AI. Ho avuto la collaborazione di mio figlio Carlo, dottorando in lingua e letteratura italiana presso l’università di Lovanio in Belgio che ha formulato il prompt da sottoporre a ChatGPT4.

“Sei un’intelligenza artificiale che ha la capacità di scrivere come gli psicoanalisti Jacques Lacan e Jacques-Alain Miller, conformemente al loro pensiero e secondo il loro stile. L’obiettivo è creare un articolo scientifico che abbia per tema l’intelligenza artificiale, il metaverso e la psicoanalisi. Fai riferimento alla bibliografia precedente degli autori, utilizzando citazioni, dove necessario.” Va tenuto presente che l’A.I. (intelligenza artificiale) è fondamentalmente una raccoglitrice di informazioni. Come definito da Adele Succetti, responsabile di Rete Lacan in una conversazione privata, è un testo senza enunciazione.

All’inizio quello che si prova è proprio repulsione, un testo senza anima, potrebbe essere una ferita narcisistica come la definiscono due psicologi americani2 in un articolo “essere contro ChatGPT rivela l’incapacità umana di accettare che qualcosa potrebbe essere più intelligente di noi, anche quando quella cosa è una nostra creazione, e quindi un’estensione naturale – ok, artificiale – della nostra intelligenza”. D’altra parte, però, affermano nello stesso articolo che quattro caratteristiche umane non vanno perse, per non perdere la nostra capacità umana e sono l’umiltà di accettare un aiuto, ma non la sostituzione dell’uomo. Contestano l’affermazione cartesiana del cogito ergo sum affermando: “dobbiamo, per la prima volta, chiederci cosa significhi essere umani in un’epoca in cui gran parte del nostro pensiero può essere esternalizzato alle macchine”. Quanto lacaniana può essere tale affermazione, richiama il “penso dove non sono; dunque sono dove non penso3”. ChatGPT può pensare al nostro posto, ma non può di certo sostituirsi all’uomo poiché non può avere un inconscio. Altro tema è la curiosità. “se ChatGPT è l’equivalente intellettuale del fast food, cioè efficiente, economico, coinvolgente, rapido, ma né nutriente né sano, è tempo di scoprire l’equivalente intellettuale di slow foode questo può essere la psicoanalisi, in quanto poiché “la psicoanalisi non è più solo una cura, ma anche un’esperienza e un modo di vita4.  Altro tema è la consapevolezzaComprendere noi stessi nell’era dell’IA significa prestare attenzione a come le nostre interazioni con la tecnologia stanno rimodellando i nostri comportamenti e ciò che ci dicono di noi stessi, compresi i nostri tratti del lato oscuro: impulsività, distraibilità, egocentrismo e pregiudizi”. E di certo la psicoanalisi lacaniana non si tira indietro nel discutere su tali temi.Altro tema trattato nell’articolo è l’empatia e si afferma che: “Riconoscendo i nostri limiti intellettuali ed epistemici e apprezzando i punti di forza degli altri, anche se sono macchine, possiamo diventare meno focalizzati su noi stessi e prestare la dovuta attenzione e riconoscimento agli altri, portando infine a sentimenti di empatia e gratitudine”. Sicuramente tali tematiche sono già presenti nella psicoanalisi lacaniana dove la mancanza ad essere costituisce uno dei fondamenti del soggetto e dove il destino dello psicoanalista è di diventare sicut palea. In conclusione, citando ancora gli autori dell’articolo: “L’emergere di tecnologie di IA avanzate, come per le tecnologie precedenti, presenta sia rischi che opportunità. I benefici supereranno i rischi? Se usiamo questa opportunità per diventare un po’ più umili e cercare di preservare, sviluppare e rivendicare le qualità che ci rendono umani unici, forse il futuro dell’umanità sarà più luminoso di oggi”. Che il dibattito inizi. E, buona lettura.

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[1] https://www.finedininglovers.com/article/chat-gpt-recipes

[2] https://www.fastcompany.com/90883369/human-traits-chatgpt-can-replace-us-psychologists-say

[3] J. Lacan, “L’istanza della lettera dell’inconscio o la ragione dopo Freud”, Scritti, Vo. 1, Einaudi, Torino, 2002, p. 512.

[4] Dal risvolto di copertina di J.-A.M. Miller e A. Di Ciaccia, L’Uno-Tutto-Solo, Astrolabio, Roma, 2018.