Omar Battisti, membro SLP e AMP, Longiano

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Il 3 giugno 2023 Zadig Spagna ha organizzato una conversazione sul tema “L’astuzia del capitalismo”, tenutasi nella Sede ELP di Madrid ed in collegamento Zoom e YouTube dal canale della ELP.

Ho avuto la possibilità di partecipare da Zoom a questo interessante momento di confronto tra diversi discorsi intorno ad una questione che è messa all’ordine del giorno non solo a partire dal discorso dell’analista. Altre discipline ed altri discorsi stanno facendo i conti, senza che questo arrivi all’onore delle cronache di massa, con il versante più nefasto dell’incidenza totale e planetaria delle logiche di mercato dominanti.

La conversazione è stata aperta da Monserrat Puig, attuale presidente della ELP. Si sono poi susseguite tre tavole di lavoro, ciascuna focalizzata su di un asse di lavoro:
“Cambio climatico e decrescita”, “Lawfare (guerra giudiziale): un attacco alla democrazia”, “Gioventù, un presente senza orizzonte?”. Ciascuna tavola di lavoro era coordinata da uno psicoanalista, con altri colleghi che presentavano una loro interrogazione sul tema, non senza la presenza di economisti, professori di filosofia e teoria politica1. Fin qui ho riportato la struttura di come è stato allestito questo incontro.

Ora, alcuni spunti dagli appunti presi durante la conversazione, in particolare sul primo ed ultimo asse di lavoro.

L’astuzia è un termine che è stato preso dalla conferenza di Lacan a Milano nel 1972, dove sostiene che il discorso capitalista è il più astuto che si è fatto come discorso. L’ipotesi che rilevo sia emersa dalla conversazione Zadig Spagna è che questa astuzia consiste nel fatto che il discorso capitalista favorisce la servitù volontaria, ed impone l’autogestione, per cui separa il soggetto dai significanti che lo determinano. In questo modo, essendo presi in questo pseudo discorso che non fa legame, si è spinti ad accettare con docilità il senza limite che abita in ciascuno. Da cui la questione: si tratta di porre limite a questo senza limite o è necessaria un’altra operazione rispetto a questo punto2?

Ho trovato molto interessante la lettura degli agiti più o meno violenti che spesso salgono all’onore delle cronache in merito ad attivisti che imbrattano opere d’arte, palazzi del potere o altri emblemi che possano fare scalpore, in termini di angoscia di non essere ascoltati. Angoscia a cui l’istituzione reagisce con violenza.

Sempre in merito alla questione climatica rilevo altri punti per me degni di nota. Anzitutto la questione dei rifiuti come residui alla deriva fuori dalla visione della totalità del circuito di produzione e anche pulsionale. Il rimando all’aletosfera ha permesso di mettere in luce come ci si dimentica che lo scienziato è un essere umano. Dimenticanza che però a volte si fa sentire nel suo contrario come quando durante le avarie nelle missioni spaziali gli astronauti sono rimasti in contatto con la terra solo ed esclusivamente grazie al vento della voce umana, quindi ad uno degli oggetti della pulsione, quello che Lacan considera per eccellenza l’oggetto dell’invocazione all’Altro di fronte all’Hilflosigkeit, al momento di massima desolazione del soggetto. Il problema dei rifiuti non riciclabili, che rendono difficile se non impossibile il loro smaltimento senza costi astronomici, mette in luce il limite di una circolarità che non ammette un impossibile. Un circuito che non vuole saperne dei resti che produce, dà luogo logicamente a dei resti inassimilabili. Questo aspetto è stato in qualche modo ripreso anche dall’economista che ha ben evidenziato come il funzionamento contabile su cui si basa tutto l’impianto di calcolo del profitto non prende in conto la distruzione del pianeta che esso stesso genera. L’unica cosa che ha di mira è il calcolo dei dividendi che può distribuire, senza volerne sapere della distruzione necessaria al funzionamento di questo processo. Se vengono presi in conto come ammortamenti i costi della produzione sostenuti per l’acquisizione dei materiali necessari, rimangono fuori dal calcolo le conseguenze distruttive che il consumo del pianeta a fini di mercato impone. Questo modo di contabilizzare costi e benefici è insito nel funzionamento stesso del processo, per cui non si tratta tanto di opporre crescita e decrescita, quanto di introdurre un significante nuovo, non per tutti, che vada oltre all’opposizione crescita decrescita. Un esempio è stato quello della resistenza militante messicana. La questione delle risorse necessarie alla produzione capitalistica è stata ripresa anche facendo andare di pari passi la questione della crisi climatica con la crisi energetica. Ci sono dei limiti tecnologici per cui, dato che le energie rinnovabili non soddisfano l’esigenza energetica mondiale, si è costretti a ricorrere allo sfruttamento dell’energie fossili tuttora disponibili, ma i costi energetici aumentano molto più dell’energia prodotta.

C’è un punto della tavola su Gioventù, un presente senza orizzonte? che mi ha particolarmente colpito. In un passaggio del suo intervento Tasia Aránguez Sánchez si è riferita alla roccia di Sisifo come emblematica dei lavori domestici messi in conto alle donne, in modo senza appello nel passato ma non meno problematico nell’attualità. Questo riferimento alla roccia di Sisifo mi ha spinto ad intervenire nella conversazione per chiedere se non abbia un’incidenza nel mondo della scuola e dell’università e se non sia in qualche modo una metafora di un presente senza orizzonte. Questo ha messo in primo piano la questione della differenza tra colpa e responsabilità. Se da un lato Dolores Castrillo ha evidenziato come non si possa misconoscere l’enorme dispendio di tempo e soldi necessari a quella che viene chiamata formazione continua, senza che questa abbia poi una ricaduta in termini di lavoro soddisfacente; d’altro canto Monserrat Puig ha messo in luce che l’orizzonte dato dall’etica della psicoanalisi non può fare a meno di orientare verso la responsabilità del soggetto a fronte di ciò che gli capita e che lo fa soffrire.

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[1] Cfr Programma della giornata, disponibile qui

[2] Cfr. Monserrat Puig, Introduzione, Perché questo titolo?