Sara Bordò
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C’è una dimensione di scommessa, che attraversa la passe in quelli che J.-A. Miller ha indicato come i 3 momenti principali: il momento interno all’analisi, Passe 1, la procedura stessa della passe, Passe 2, e l’insegnamento alla Scuola successivo alla nomina di AE, Passe 3.
Ogni scommessa comporta una sfida e una posta in gioco ma soprattutto un’incertezza sul suo esito, un non sapere come andrà, una possibile sorpresa e un rischio di perdere.
In questa dimensione un posto speciale è riservato all’imprevedibile, un posto da preservare e da difendere: imprevedibile credo che sia da intendere qui come ciò che letteralmente non è visto prima, il non-pre-visto, ciò che, come indica il titolo di un testo nel libro, non si può immaginare; quindi, che può o non può avvenire e quando avviene può sorprendere, anche far fare un soprassalto.
Come sottolinea J.-A. Miller, se da un lato la Scuola deve occuparsi del prevedibile e quindi organizzare le assemblee, i convegni, le pubblicazioni, dall’altro deve anche e soprattutto “preservare il luogo dell’imprevedibile”1, luogo che è connesso, come scrive poco dopo, con il preservare l’uno per uno2, ed è proprio rispetto alla passe che questo luogo è centrale poiché, cito J.-A. Miller “vi è passe soltanto se l’uno per uno è rispettato”3.
L’uno per uno credo sia inteso non solo nel senso della singolarità irriducibile, della differenza assoluta di ogni dire ma anche nel senso della centralità di una certa solitudine, di un certo monos, che non va nella direzione dell’aggregarsi.
È soprattutto rispetto alla Passe 3, e quindi al tempo dopo la nomina, nell’insegnamento dell’AE di fronte alla Scuola, che J.-A. Miller evidenzia la dimensione della scommessa: scrive infatti al riguardo “se ogni passe è fittizia e comporta un elemento di scommessa, l’importante viene dopo.”4
E subito dopo ci dice che cosa si mette a fare da ostacolo alla possibilità di vincerla, ci indica il significante che si oppone alla scommessa: la consacrazione.
Essa rimanda in effetti ad una sorta di rito che sancisce una convalida e che in un certo senso pone il con-sacrato nel campo dell’indiscutibile.
Laddove c’è consacrazione il luogo del dire imprevedibile e la dimensione della scommessa non sono preservati.
La dimostrazione in atto invece si produce attraverso un discorso in cui la parola che ha la possibilità di sorprendere, di incontrare nel suo dire l’imprevedibile, va nella direzione dell’enunciazione fluttuante che è singolare nella misura in cui come ci indica Lacan “va a testimoniare dei problemi cruciali nei punti vivi a cui sono giunti riguardo all’analisi”5 uno per uno e che rispetto a questo dire opera “una lezione di sobrietà”6 per farsi analista interprete della Scuola nella misura in cui crede che “ciò che dirà farà la differenza per la Scuola, il Campo freudiano, la psicoanalisi”7.
In questa dimensione di scommessa, quindi, sono implicati l’AE con il suo dire e la Scuola con il suo ascolto: che sia vinta o meno, mette in gioco entrambi.
Concludo riprendendo ciò che è scritto in apertura del testo laddove mi sembra sia messa in luce la dimensione di scommessa che attraversa questo libro sia nella sua stessa struttura che nell’articolazione dei testi scelti: J.-A. Miller scrive infatti che il libro è una raccolta di scritti brevi, dispersi e introvabili a cui si aggiungono delle trascrizioni di interventi orali e poi aggiunge “proseguiti per trenta anni”, un po’ come il tempo di una lunga analisi.
Mi sembra che questi stessi significanti rinviino proprio all’esperienza stessa della passe, a come in essa sia in gioco un lavoro di raccolta, anzi più precisamente “una lezione di sobrietà”8 di ciò che della propria analisi altrimenti sarebbe rimasto disperso e quindi introvabile.
Dunque, il libro stesso è nella sua struttura come nelle sue fibre, la messa in atto di una dimensione di scommessa.
La lettura, lo studio di questi testi e la loro interpretazione con gli effetti che ne seguiranno, credo possano rientrare anch’essi in questa dimensione, poiché anche qui mi sembra si possa dire che “…l’importante viene dopo”9.
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[1] J.-A. Miller “Comment finissent les analyses: paradoxes de la passe”, Navarin Editeur, Paris, 2022, p. 13.
[2] Ivi, p. 290.
[3] Ibidem.
[4] Ivi, p. 293.
[5] Ivi, p. 196.
[6] J. Lacan,” Proposta del 9 ottobre 1967 sullo psicoanalista della Scuola”, in Altri Scritti, Einaudi Editore, Torino, 2013 p. 242.
[7] J.-A. Miller, Comment finissent les analyses, paradoxes de la passe, op. cit., p. 247.
[8] Ivi, p. 224.
[9] Ivi, p. 247.
[10] Ivi, p. 196



