Roberto Pozzetti, membro SLP e AMP, Como

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Dal padre agli oggetti digitali

Tra i motivi della tanto discussa eclissi del patriarcato vi è la diffusione esponenzialmente crescente degli oggetti digitali. Scorgiamo il noto matema I < a1: l’oggetto di consumo e di godimento prevale sull’ideale di stampo paterno. Questo concetto si riscontra anche per quanto concerne gli oggetti digitali: soprattutto nelle giovani generazioni, smartphone e tablet sembrano più importanti di quanto lo siano gli ideali religiosi o politici.

Avevamo già notato la funzione di supporto svolta dai dispositivi tecnologici per molte persone. Tale funzione si estremizza quando il ricorso agli oggetti digitali configura profili di dipendenza senza sostanza, in modo analogo allo shopping compulsivo. E’ stato però il lockdown a mostrarci l’accelerazione della digitalizzazione del mondo, che sarebbe avvenuta comunque ma più lentamente.

La quarta rivoluzione che spodesta l’io

Diversi autori descrivono l’epoca di Internet come quella di una quarta rivoluzione. Ci si riferisce a volte alla quarta rivoluzione della comunicazione2. Dopo il passaggio da oralità a scrittura della quale Derrida pose in risalto i due versanti di rimedio e di veleno3, dopo la novità Gutenberg con la stampa, dopo la telecomunicazione (radio, TV) con apparati centrati sul messaggio rivolto da uno a molti, siamo ormai nell’epoca dei social network dove chiunque può dibattere. Molti comunicano con molti senza un polo centrale: nelle App di messaggistica ciascuno apre conversazioni, scrive o invia messaggi vocali. Si interagisce con altri in forum o piattaforme, in modo rizomatico, senza né un leader né un amministratore.

Luciano Floridi conia il termine onlife valicando la differenza fra vita online e vita offline. Parla della quarta rivoluzione, successiva alle tre messe in risalto da Freud che hanno suscitato “umiliazioni” negli esseri umani. La rivoluzione cosmologica copernicana ci spodesta dall’idea della Terra come centro del mondo; quella biologica darwiniana mostra come l’uomo sia frutto dell’evoluzione animale; la terza rivoluzione, freudiana, ribalta il cogito ergo sum cartesiano. Dimostra che l’inconscio orienta la nostra mente e la nostra esistenza: “l’io non è padrone in casa propria”4. La quarta rivoluzione, indotta dal digitale, sovverte la centralità delle figure paterne e l’unicità dell’uomo quale essere intelligente. La macchina di Turing, detta anche computer, ci supera nella capacità di processare informazioni: “non siamo più gli indiscussi padroni […] della capacità di agire in modo intelligente”5.

Il digitale è una forma di linguaggio

Che vuol dire digitale? Deriva da digit: in inglese, significa cifra. Sinonimo di digitale è infatti il francese numérique. Ciò che è analogico è continuo; il linguaggio digitale si impernia sull’alternarsi discreto di cifre: 0 e 1. Il digitale alterna elementi discreti ma anche il campo del linguaggio, con Saussure, si basa sull’opposizione discreta di un significante a un altro significante; il significante linguistico risulta costituito “unicamente dalle differenze che separano la sua immagine acustica da tutte le altre”6. A questo proposito Lacan tenne la conferenza Psicoanalisi e cibernetica. Erano allora recenti le innovazioni di Norbert Wiener, inventore della cibernetica o teoria delle informazioni. Sia la psicoanalisi sia la cibernetica si fondano, per Lacan, sull’asse del linguaggio. Cito Wiener: “il linguaggio è forse il carattere più peculiare che l’uomo possieda […] desidero dimostrare che il linguaggio non è un attributo esclusivo dell’uomo, bensì un carattere che egli può condividere fino a un certo grado con le macchine da lui costruite”7. Per Lacan, ciò che “chiarisce qualcosa del senso” della psicoanalisi e della cibernetica è appunto “il linguaggio”8. La cibernetica si basa sulla “riduzione del modo di trasmissione di un messaggio ai suoi termini essenziali”9. Fa convergere questi dispositivi “verso un simbolo binario, verso il fatto che qualsiasi cosa può essere scritta in termini di 0 e di 1”10. Lo scambio discreto di apertura e chiusura di alcuni circuiti, è “notazione della presenza e dell’assenza”11. Su questo punto in accordo con Wiener, parla della sovversione indotta dalla cibernetica, oggigiorno riferita alla cosiddetta Intelligenza Artificiale in forme come quella di ChatGPT: “esistono macchine che calcolano da sole, addizionano, fanno il totale, compiono tutte le meraviglie che l’uomo aveva creduto fino ad allora proprie del suo pensiero”12. Si tratta di oggetti plusgodere, “funzione della rinuncia al godimento per effetto del discorso. E’ quello che dà il suo posto all’oggetto a”13. Anche su Internet, siamo nel discorso e nel campo del linguaggio; non smettiamo di parlare e di ascoltare.

Il transfert nell’epoca digitale

Quali effetti suscita la digitalizzazione del mondo sulla nostra pratica, che si tratti o no di una quarta rivoluzione? Anzitutto scorgiamo un cambiamento nel transfert quale supposizione di sapere. Si incrementa l’opportunità di accedere al sapere tramite il web, già da bimbi: anziché rivolgersi al sapere dei genitori, sostituito poi da quello dei docenti o del medico, i ragazzi mirano al sapere veicolato da Internet (ad esempio per autodiagnosi di patologie) in una nuova forma di transfert sugli oggetti digitali. Ricordo quando Carlo Viganò diceva di quanto il transfert si strutturasse sul sapere dei personaggi televisivi, evidentemente in forme diverse secondo le varie posizioni soggettive; una frase tipica in questi termini era: “L’hanno detto in televisione!”. Ormai, in particolar modo fra gli adolescenti, la TV diviene sempre meno importante data la preponderanza del web. Cerchiamo qualunque cosa online. I motori di ricerca sono nuovi luoghi di attribuzione della supposizione di sapere. Per questo riceviamo giovanissimi che ci contattano dopo accurate ricerche online sulle nostre aree di competenza clinica ma pure sulla nostra vita privata, dato il loro transfert positivo sui social network; per questo, altre persone ci domandano un appuntamento dopo aver verificato che non abbiamo un sito web dato il loro transfert negativo sui colleghi i quali se ne dotano “per procacciarsi pazienti” – come mi diceva una ragazza.

Dal capotavola alla tavola rotonda

Abbiamo dunque un contesto digitalizzato dove il soggetto è in cerca di orientamento ma si trova ancor più spodestato. Non siamo padroni del linguaggio e non siamo neppure gli unici dotati di intelligenza. In questo mondo, si può fare a meno del padre autoritario e persino della persona del papà, analizzando “il complesso d’Edipo come un sogno di Freud”14. Del resto “la fragilità del padre ha spinto alcuni psicoanalisti ad abbandonare il suo statuto alla pattumiera della storia e a decidersi alla società senza padre, variamente qualificata. Questo non è il caso di Lacan”15. Pur nel declino del patriarcato, molti fanno esperienza del divenire papà: è un fatto. Ora il papà dovrebbe “impressionare la famiglia” e soprattutto “fare un passo a lato rispetto all’ideale del pater familias16. Un esempio di questo ridimensionamento sta nel passaggio dal padre storicamente seduto a capotavola al papà che ha un posto autorevole senza essere autoritario nella tavola rotonda familiare.

Nell’epoca digitale centrata dunque sul linguaggio, si può fare a meno del padre ma si tratta comunque di servirsi del significante: esso è in grado di far ammalare il soggetto umano ma anche di guarirlo.  “L’unico padrone è il significante” – scriveva Lacan17.

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[1] J. A. Miller – E. Laurent, L’Autre qui n’existe pas et ses Comités d’éthique, 14/5/1997.

[2] Si legga ad es. G. Balbi – P. Magaudda, Storia dei media digitali, Laterza, Bari, 2014.

[3] J. Derrida, La farmacia di Platone, Jaca Book, Milano, 1985.

[4] S. Freud, Una difficoltà della psicoanalisi, Opere, Volume 8, Bollati Boringhieri, Torino, p. 663.

[5] L. Floridi, La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo, R. Cortina, Milano, 2017, p. 105.

[6] F. De Saussure, Corso di linguistica generale, Laterza, Bari, 1967, p. 144.

[7] N. Wiener (1950), Introduzione alla cibernetica. L’uso umano degli esseri umani. Bollati Boringhieri, Torino, 1966 e 2012, p. 101.

[8] J. Lacan, Il seminario. Libro II. L’io nella teoria di Freud e nella tecnica della psicoanalisi, Einaudi, Torino, 1991, p. 371.

[9] Ivi, p. 373.

[10] Ivi, p. 378.

[11] Ivi, pp. 382 – 383.

[12] Ivi, pp. 380 – 381.

[13] J. Lacan, Il seminario. Libro XVI. Da un Altro all’altro, Einaudi, Torino, 2019, p. 13.

[14] J. Lacan, Il seminario. Libro XVII. Il rovescio della psicoanalisi, Einaudi, Torino, 2001, , p. 143.

[15] E. Laurent, Genitorialità dopo il patriarcato, https://institut-enfant.fr/zappeur-jie7/parentalites-apres-le-patriarcat/

[16] Ibidem.

[17] J. Lacan, Prefazione all’edizione tascabile degli Scritti in “Altri Scritti”, Einaudi, Torino, 2013, p. 381.