René Fiori, Parigi, 4 maggio 2023

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Nella sua quinta parte, sotto il titolo “I problemi degli schermi”, il “Rapporto sulla salute mentale dei bambini”, recentemente pubblicato dal Consiglio superiore per l’infanzia e l’adolescenza, fa seguito a un dossier pubblicato dallo stesso Consiglio nel 2020 dal titolo “Bambini, schermi e mondo digitale “1, a sua volta preceduto nel 2013 dal rapporto “Il bambino e gli schermi”. In dieci punti sono elencate le azioni da intraprendere in risposta alle questioni sollevate nel rapporto del 2020: contenuti inappropriati, videogiochi, offerte per i giovani, consumo internet – schermi attivi/schermi passivi -, intelligenza artificiale, algoritmi e piattaforme, accesso sicuro e segnaletica.

Il testo sottolinea la condizione dell’adolescente che si sente mediamente più solo rispetto alle altre categorie della popolazione. Questo fenomeno può prodursi anche se ha amici, compagni di classe e genitori attenti. Questa sensazione di solitudine può essere dovuta più a una difficoltà a legarsi con gli altri che a un isolamento fisico. Ma le connessioni digitali e i cosiddetti social non hanno lo stesso effetto soggettivo degli incontri “faccia a faccia”. I social servono per entrare in contatto con nuove persone o per mantenere le relazioni esistenti, nel qual caso possono ridurre il senso di solitudine. Ma il momento problematico in cui internet sostituisce le interazioni sociali offline è difficile da evitare. “Se da un lato la solitudine può avere dei benefici, come l’opportunità di riflettere e stimolare la creatività, o incoraggiare gli individui che si sentono isolati ad avvicinarsi agli altri, dall’altro può essere problematica quando la solitudine porta gli individui a evitare il contatto con gli altri”. Ricordiamo anche l’“appello alla vigilanza ragionata sulle tecnologie digitali”, nel 2019, da parte delle tre accademie riunite2: Institut de France/Académie des sciences, Académie nationale de médecine, Académie des technologies. Ma oggi, bambini e genitori possono modulare e regolare questa marea di immagini?

Industrializzazione del desiderio e mimetismo

Mentre Jacques Lacan metteva in forma logica la trasmissione al bambino, all’interno della famiglia, della vitalità come del sentimento della vita3, stabilendo il significante della mancanza che lo presiede, a partire dal phallos antico, egli formulava alcune delle modalità di saturazione4 di questa mancanza, nodo tra il dono d’amore dell’Altro, presenza/assenza in parole e il desiderio del soggetto, all’interno delle relazioni familiari. Una saturazione che può arrivare fino all’angoscia5,6.

Oggi questo posto vuoto, necessario al desiderio, è peraltro colonizzato dagli oggetti digitali della nostra civiltà: cellulari, tablet, computer, ecc. e dalle immagini che trasmettono, immagini che si interpongono tra il soggetto e il mondo. È scomparso anche il “bambino turbolento”7. La diagnosi di Marie-Hélène Brousse8, che condividiamo, è chiara. “È un fatto che le immagini hanno vinto la partita. [….] L’immagine ha preso il sopravvento. Questi rapporti e appelli arrivano in ritardo. Vediamo anche questa nota del Conseil Supérieur de l’Audiovisuel del 2017, che fa sorridere in un simile contesto! “la televisione non è adatta ai bambini di età inferiore ai tre anni”9! Lacan, da parte sua, ha visto arrivare questa civiltà dell’immagine.

“Lo sfruttamento del desiderio è la grande invenzione del discorso capitalista, perché deve essere chiamato con il suo nome. Questo, devo dire, è un vero successo. Che siamo riusciti a industrializzare il desiderio, beh… non si poteva fare niente di meglio per tenere la gente un po’ tranquilla, eh? … e inoltre abbiamo raggiunto il risultato”10.

Tra i pochi principi che M.-H. Brousse ci trasmette nel suo testo pubblicato sul blog dell’Institut de l’enfant, notiamo questo, incentrato sull’esperienza della passe: “Mobilitare l’etica del desiderio, la cui radice è un marchio singolare, contro il potere del mimetismo su cui si basa l’immagine in ultima istanza”.

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[1] Conseil de l’enfance et de l’adolescence, « Les enfants, les écrans et le numérique », 2020, disponibile su internet.

[2] Académie nationale de médecine, « L’enfant, l’adolescent, la famille et les écran », disponibile su internet.

[3] J. Lacan, “La significazione del fallo”, Scritti, Einaudi, Torino, 2002.

[4] J. Lacan, Il Seminario, Libro IV, La relazione di oggetto, Einaudi, Torino, 2007, p. 190.

[5] J. Lacan, Il Seminario, Libro X, L’angoscia, Einaudi, Torino, 2007, p. 71.

[6] J. Lacan, Il Seminario, Libro IV, La relazione d’oggetto, op. cit., p. 360.

[7] P.H-. Keller, « L’enfant hyperactif, un mythe collectif bien singulier », S. Ponnou (sous dir.), À l’écoute des enfants hyperactifs. Le pari de la psychanalyse, Paris, Champ social, p. 83.

[8] M.-H. Brousse, « Sage comme une image », disponibile su internet.

[9] M. Desmurget, La fabrique du crétin digital, Paris, Seuil, 2019, p. 91.

[10] J. Lacan, Intervento durante una riunione organizzata dalla Scuola Freudiana a Milano, il 4 febbraio 1973, pubblicato nell’opera bilingue Lacan in Italia 1953-1978 / En Italie Lacan, Milano, La Salamandra, 1978, pp. 78-97.