Amal Wahbi, Montreal QC Quebec

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Il testo è stato pubblicato in inglese su LRO 369 il 25 gennaio 2023 disponibile qui: https://www.thelacanianreviews.com/writing-as-a-political-act/

“Non sono mai stata interessata alla psicoanalisi, come sapete”, ha detto Annie Ernaux in un’intervista con Laure Adler per il programma “L’heure bleue” su Radio France Inter. Ernaux ha fatto più volte le stesse osservazioni esprimendo la distanza che mantiene dalla psicoanalisi.

Queste parole sono state qualificate con l’aggiunta di “ma forse perché non ho bisogno di psicoanalisi e finora non sento di averne bisogno”.1

In un’altra intervista con Raphaëlle Rérolle, Ernaux parla della sua scrittura: “Scrivo di cose che mi colpiscono da molto tempo, temi, domande, dolori che la psicoanalisi definirebbe insuperabili (indépassables), sia che si tratti della morte di un padre, di una madre, di un aborto, di un sentimento di vergogna… Queste cose sono sepolte e cerco di portarle alla luce, ma in un modo che non è solo personale. Si tratta di uscire da me stessa, guardare queste cose e oggettivarle”.2 Ernaux scrive di cose insuperabili, di ciò che Lacan chiamava il reale, l’impossibile da raggiungere.

Un autore precede sicuramente un analista, si potrebbe dire. La ricerca del reale che Ernaux applica così bene nella sua scrittura è tipica del taglio su un significante in un’analisi. Questo è ciò che appare in quella che lei descrive come “una scrittura dove non c’è né commiserazione né lirismo, ma semplicemente la volontà di stare il più vicino possibile alle cose, al reale. In termini di emozione, più si è concisi, più le parole diventano come cose, come pietre poste una accanto all’altra. A quel punto, non si sta più leggendo solo un libro, ma diventa qualcosa di reale che ti tocca nella tua vita”3.

È chiaramente la precedenza della letteratura sulla psicoanalisi che è qui in questione, che evoca una frase di Lacan: “l’unico vantaggio che uno psicoanalista ha il diritto di trarre dalla propria posizione […] è quello di ricordarsi con Freud che l’artista, nella sua materia, lo precede sempre, e che pertanto non deve fare lo psicologo laddove l’artista gli apre la strada”.4 Questa indicazione viene data agli analisti affinché si orientino in base al modo in cui gli artisti colgono il reale. La scrittura della Ernaux ci insegna la pratica della lettera, una pratica che lei chiama giustamente una “scrittura con coltello” (une écriture au couteau) alla ricerca di pezzi di reale.

“Mi trovo sicuramente in una posizione di transfuge rispetto al linguaggio. Ho vissuto in un mondo in cui si parlava molto patois francese, e poi c’era il francese a scuola, la letteratura in cui mi sono immersa con facilità devo dire e anche con piacere. E quindi scrivere per me è ovviamente usare la lingua letteraria e non il patois francese dei miei genitori, ma allo stesso tempo è sapere che questa lingua è fondamentalmente arbitraria […] e c’è questo reale della mia infanzia che è stato detto con altre parole o senza parole. È certamente in questo interstizio che mi colloco quando scrivo”5. È così che, nella sua scrittura, la Ernaux si colloca nell’interstizio tra il patois francese e il linguaggio letterario alla ricerca del reale della sua infanzia, proprio come in analisi quando ci si colloca nell’interstizio tra lalingua e il linguaggio comune.

“Scrivere è cercare il reale perché il reale non è immediatamente dato. È un atto politico”6, afferma con fermezza, ma non è forse questo, sorprendentemente, ciò che Jacques Lacan sperava fosse l’atto analitico?

Come transfuge, Annie Ernaux ci trascina nella sua ricerca del reale che la rende, come tutti gli artisti, un araldo del disagio della civiltà. Leggendo i suoi scritti, non si può fare a meno di ricordare che, in quanto esseri parlanti, siamo esiliati dal linguaggio e quindi, in un certo senso, transfuges.

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[1] Serie speciale di “L’Heure bleue” dedicata ad Annie Ernaux, Premio Nobel per la Letteratura 2022, “les tempos d’Annie Ernaux” Dicembre 2022.

[2] R. Rérolle, Raphaëlle 2011. Annie Ernaux. Entretien avec Raphaëlle Rérolle. In Écrire, écrire, pourquoi ? Éditions de la Bibliothèque publique d’information.

[3] Ibidem.

[4] J. Lacan, “Omaggio a Marguerite Duras, del rapimento di Lol V. Stein”, Altri Scritti, Einaudi, Torino, 2013, p. 193.

[5] Serie speciale di “L’Heure bleue” dedicata a Annie Ernaux, Premio Nobel per la letteratura 2022, “les tempos d’Annie Ernaux” Dicembre 2022.

[6] R. Rérolle, Raphaëlle 2011. Annie Ernaux. Entretien avec Raphaëlle Rérolle. In Écrire, écrire, pourquoi ? Éditions de la Bibliothèque publique d’information.