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Attraversare frontiere e attraversare le lingue

Susanne Hommel, AME dell’École de la Cause freudienne e dell’AMP, Parigi

_______

Articolo pubblicato in francese ne La Cause du Désir, Créer l’élangues, n. 106, Navarin Editeur, 2020, pp. 59-61.

Tradurre in tedesco si traduce con übersetzen, “passare da una lingua all’altra”. In tedesco, la stessa parola viene usata per descrivere il fatto di attraversare un fiume, passando da una sponda all’altra. La seconda sillaba è marcata quando ci si riferisce al passaggio da una lingua a un’altra, mentre la prima sillaba è marcata quando ci si riferisce al passaggio da una sponda all’altra. La pulsione orale è sollecitata in modo diverso. C’è un effetto sul corpo.

Dalla Germania che è diventata Germania dell’Est a quella che è diventata Germania dell’Ovest, ho avuto più di dieci luoghi di abitazione in Germania dell’Ovest, prima di attraversare il Reno per andare a vivere in Francia. Scegliere di vivere a Parigi, incontrare la psicoanalisi di Lacan dopo alcuni anni di un’analisi cosiddetta freudiana, questo è stato il viaggio.

Questi spostamenti del corpo sono stati accompagnati da un lavoro sulla lingua, lalingua. Durante l’analisi, mi è stato detto: la traduzione è il suo sinthomo.

Nelle mie analisi parlavo in francese, ma il tedesco, la prima lingua, la lingua materna era necessariamente presente, rifiutata, rinviata, perché era la lingua del nazismo. È così che i significanti Trennung, Abschied, Scheidung erano marcati nei miei atti. “Separazione”, “addio”, “divorzio”.

La separazione dal proprio paese e dalla propria lingua richiede l’invenzione di un altro paese e di un’altra lingua.

Attraversare i confini, passare da un luogo all’altro, implica il dolore della separazione. L’oggetto che mi lascio alle spalle, un buco, per il tempo necessario a trovarne un altro. La traduzione è questo. Elinguare. Una lingua ex, extima, fuori. Inventare un’altra lingua.

Un esempio dalla mia traduzione delle poesie di Thomas Bernhard.

Una poesia intitolata Die Irren. Bernhard parla di un manicomio psichiatrico. Il dizionario suggerisce “I folli”. Per me non funziona. È un’altra consonanza. Non dormo. Alle cinque del mattino salto giù dal letto e mi precipito al computer: “GLI ERRANTI”.

Tradurre è rinunciare al senso, separarsi dal senso. Come l’interpretazione analitica. A questo proposito, vorrei far notare che übertragen, die Übertragung è il transfert in francese. Ritroviamo l’über, trasportare da un luogo a un altro; da una lingua a un’altra. La prima volta che vidi Lacan, al 7 di rue de Lille, mi accompagnò alla porta e disse a Gloria – che è appena morta – “e Susanne Hommel farà delle traduzioni”.

In effetti, da diversi anni lavoro con altri per tradurre diverse opere di Sigmund Freud. Abbiamo tradotto Entwurf einer Psychologie – “Progetto di una psicologia”, scritto da Freud nel 1895. La traduzione bilingue è stata pubblicata da Érès nel 20111.

Riporto qui alcuni esempi per illustrare la nostra scelta di traduzione.

Nell’articolo del 1938 “Analisi terminabile e analisi interminabile”, Freud elabora die Ichveränderung. Questa espressione, nella versione francese, è stata tradotta come “modificazione dell’Io”. È un errore. Andere è “altro”, quindi propongo “alterazione del soggetto”.

Il concetto die Bändigung der Triebe viene tradotto come “ammaestramento degli istinti”. Bändigung significa “accerchiare”; “accerchiamento delle pulsioni” è più vicino al testo freudiano. Nell’analisi e nel lavoro di transfert trovare il passaggio da una lingua all’altra, i significanti che possono bordare il reale o strappare un pezzo di reale, come dice Lacan, che ci permettono di tracciare il percorso verso il Kern unseres Wesens, fino al Nabel des Traumes, al “nucleo del nostro essere”, all’“ombelico del sogno”.

Il soggetto si reinventa in ogni seduta di analisi. Ciò che dice non è mai stato detto prima.

Questo è l’insegnamento di Lacan.

Abbiamo modificato anche Die Ichspaltung im Abwehrvorgang, tradotto come “La scissione dell’Io nel processo di difesa”; proponiamo “Divisione del soggetto nel processo di difesa”. Freud non ha terminato questo testo: la penna gli cadde di mano prima che la morte ce lo strappasse. Freud inizia questo testo parlando di questa divisione, di questa scissione originaria che è il luogo del trauma. C’è un conflitto tra il Trieb e la mia realtà. Il soggetto trova un compromesso a costo di eines Einrisses im Ich, der nie wieder verheilen, aber sich mit der Zeit vergrössern wird2. Propongo: “a costo di una fessura nel soggetto che non si rimarginerà mai, ma che crescerà con il tempo”. Ho scelto “fessura” invece di “strappo” che evoca troppe immagini.

Sono nata in Germania nel 1938. Ho imparato, quindi, a parlare sotto il nazismo. Sappiamo che i nazisti hanno cercato di estirpare dalla lingua tedesca tutte le parole non germaniche, le sillabe greche, latine e soprattutto yiddish. Il libro LTI3 di Viktor Klemperer ne parla.

Mi resi conto tardi, durante una seduta, che ero venuta in Francia per salvare una lingua, per parlare una lingua che non fosse danneggiata. E per dare alla lingua di Freud una traduzione che non la sminuisse, che non ne riducesse gli spigoli a un’espressione zoppicante, che non ne togliesse il il suo coté tagliente. Ho ancora nelle orecchie la voce e le vociferazioni di Hitler. Gottfried Benn, forse il più grande poeta tedesco della prima metà del XX secolo, di cui intendo tradurre alcune poesie, ha scritto: Die Allmacht der französischen Sprache – “la potenza, la grandezza della lingua francese”.

La lingua tedesca tocca direttamente il corpo. Il concetto di Trieb, la “pulsione”, è stato tradotto come “istinto”. Anche il termine pulsione non rende ciò che dice il termine Trieb. Treiben è “inseguire”; “ein triebhaftes Weib” è una donna che passa da un uomo all’altro, una donna di cattivi costumi. Hitler diceva: “Die Juden müssen vertrieben werden. Juden raus”. “Gli ebrei devono essere cacciati. Fuori gli ebrei”.

Dopo la guerra, molti abitanti di quella che divenne la Germania dell’Est, la DDR (Repubblica Democratica Tedesca), sono stati vertrieben verso l’Occidente; anche la mia famiglia ed io con loro. È profondamente radicato nel corpo l’essere cacciata, spostarsi, trovare un luogo, un posto in un altro Paese. Avere come unico luogo di origine la lingua. Quello che Lacan ha chiamato lalingua.

Questi spostamenti forzati mettono il soggetto in uno stato di Hilflosigkeit, l’impotenza, che propongo di tradurre come “la derelizione”. Quando i tre fili della treccia, come i tre cerchi del nodo borromeo, non si tengono più insieme, il soggetto si disfa, è in derelizione, fa appello all’Altro che non può rispondere.

Un incontro improbabile è avvenuto grazie alla lingua. Ho incontrato nel legame analitico Anne-Lise Stern, una psicoanalista reduce da Auschwitz. Era in analisi con Lacan. Parlavamo solo in francese, tranne quando discutevamo di psicoanalisi, della lingua di Freud e di poeti e scrittori tedeschi. Quando ci incontrammo per la prima volta, mi disse: “Siamo entrambe tedesche”. E lo eravamo per la lingua.

Concludo con quello che dissi a Lacan alla fine di una seduta: “Mi sveglio ogni notte alle cinque. È l’ora in cui la Gestapo cercava gli ebrei nelle loro case”. Lacan si alzò, si precipitò verso di me e mi accarezzò la guancia sinistra. Poi interruppe la seduta.

All’inizio rimasi stordita e commossa.

Una volta in strada, mentre camminavo, ho scomposto la parola. Sento: gesto sulla pelle.4

Passando da una lingua all’altra, ha inscritto il significante nel corpo. Con questo gesto sulla pelle, ha tradotto la parola in francese. Questo gesto ha anche operato un taglio, ha prodotto la divisione del soggetto. Questo gesto è un atto analitico, c’è un prima e un dopo. Mi ha permesso di diventare amica della lingua di Freud. La lingua dei poeti. Nel corso della mia analisi, ho parlato di questo, che sono nata nel 1938 a Eisleben, in Germania. Questo trauma del nazismo, che ha prodotto l’incontro con Anne-Lise Stern, che mi ha vertrieben dalla Germania. Il dolore non è passato, ma ne parlo qui.

Questo gesto è rivolto alla storia di Susanne, ma anche alla Storia del ventesimo secolo – dalla piccola s alla grande S5.

Traduzione: Adele Succetti

______

[1] S. Freud, Entwurf einer Psychologie trad. Esquisse d’une psychologie, Paris, Érès, 2011.

[2] S. Freud, « Die Ichspaltung im Abwehrvorgang », Schriften aus dem Nachlaß 1892-1939, Gesammelte Werke, Band XVII, Berlin, S. Fischer, 1987, p. 60.

[3] V. Klemperer, LTI. La lingua del Terzo Reich. Taccuino di un filologo, Casa Editrice Giuntina, Firenze, 1998.

[4] In francese Gestapo suona come geste-à-peau.

[5] In francese l’autrice scrive dalla piccola h (histoire) alla grande H (Histoire).

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