Guy Briole, Membro AME dell’ECF, dell’ELP e dell’AMP, Presidente dell’Eurofederazione di Psicoanalisi, Barcellona, 28 ottobre 2023
“Cause toujours” (parla pure) è un’espressione francese che designa le chiacchiere infinite che non portano a nulla di nuovo; non toccano l’ordine stabilito, la ripartizione delle prerogative, e sono quindi favorevoli all’immaginario.
Causa, sempre; la causa sempre, ecco che sottolineando questa parola nel nostro rapporto con la Causa analitica, ci parla in modo molto diverso.
La Scuola
Il passaggio dall’uno all’altro non è privo di interesse se lo consideriamo in relazione all’organizzazione di una Scuola. Non basta dire che vogliamo cambiare il modo di funzionamento di una Scuola per raggiungere questo obiettivo. Non si tratta tanto di volerlo, quanto dell’impegno di ciascuno nel suo rapporto con la psicoanalisi; è una questione di desiderio.
Questa mattina sono stati ascoltati diversi punti di vista, e vorrei solo riprendere brevemente alcuni di essi.
La parola che ricorre più spesso è reinventare. È la parola del giorno. Ma vorrei sottolineare una sfumatura che è stata fatta: non si tratta tanto di reinventare la Scuola, quanto di reinventare il lavoro di Scuola. È particolarmente interessante quando viene ripreso in relazione ai cartelli. Il cartello, questa è la raccomandazione che Lacan fece quando creò la sua Scuola, consiste in un lavoro in un piccolo gruppo in cui ciascuno ha il compito di produrre un’elaborazione. Il più-uno è presente come meno-uno, cioè non in una posizione di sapere o di potere, ma in quella di spingere ciascuno al lavoro, essendo lui stesso spronato dagli altri del cartello a mettersi al lavoro. Il cartello è il luogo dove ci si inventa e anche dove ci si reinventa, proprio perché nessuno è in posizione di padrone o detiene un sapere.
Quindi, reinventare il lavoro di Scuola implica già reinventare se stessi nel proprio rapporto con la Causa analitica. E in questo non c’è questione di età. Anche questa è la scommessa sui giovani, cioè su ciò che è vivo, su ciò che è animato dal desiderio di continuare a imparare. Torneremo su questo punto più avanti.
Si è parlato anche di dissoluzione. Forse scritto in due parole, la dis-soluzione; in altre parole, la cosiddetta soluzione di dissolvere la Scuola per crearne una nuova. La dissoluzione è stato un atto che Jacques Lacan ha compiuto per creare la sua ultima scuola, l’ECF, l’École de la Cause freudienne. Ma questo atto che ha fatto Lacan non può essere riprodotto a piacimento, questo atto unico non può essere inscritto in un automaton: piuttosto che creare qualcosa di nuovo, sarebbe impegnare la Scuola in un immaginario cronicizzato laddove si pensa di reinventarla. Inoltre, in alcuni interventi, si è posto l’accento sui “gruppi”, con la proposta di frammentarli. Ma anche in questo caso, la frammentazione non produrrà l’auspicata ventilazione e il dinamismo sperato, bensì potrà approfondire ulteriormente le divisioni.
Mi sembra più importante continuare a interrogarsi sulla differenza tra esercitare un potere e avere la responsabilità di una Segreteria o di qualsiasi altra struttura della Scuola – a livello nazionale o locale; sapere che non si tratta qui di un potere ma piuttosto di mettersi al servizio della Scuola per permetterle di funzionare, e sapere che questo durerà solo per un tempo limitato, segnato dalla permutazione. È qui che non siamo più nel “parla pure” ma nell’efficacia, per la psicoanalisi, di essere sempre al servizio della sua Causa.
I giovani
Per quanto possa sembrare paradossale, la questione non riguarda tanto la “penuria” di giovani, come si potrebbe dire nella dimensione sociale del rinnovamento di ciò che può garantire il corretto funzionamento produttivo di una società.
Qui si tratta probabilmente di garantire che i più giovani, o coloro che non sono ancora conosciuti da tutti nella Scuola, possano trovare un luogo da cui far sentire la propria voce. A mio avviso, questo è ciò che l’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, attraverso la sua presidente Christiane Alberti, incoraggia quando parla di una Nuova Politica dei giovani.
Già nel 2012, Jacques-Alain Miller si preoccupava di pensare a un posto per i giovani. In qualità di Direttore del Congresso mondiale dell’AMP del 2014 a Parigi, mi chiese di pensare a un gruppo di dieci giovani che avessero già fatto sentire la loro voce, prodotto dei lavori e, per questo, dare loro la possibilità di parlare direttamente alla sessione plenaria del Congresso, intitolato Un reale per il XXI secolo. La sfida è stata raccolta, i partecipanti hanno formato un gruppo di lavoro provvisorio e hanno prodotto alcuni testi notevoli sul tema del congresso, che sono stati poi presentati in plenaria. Dopodiché, ognuno di loro ha continuato la propria strada: qualcuno è entrato a far parte delle Scuole come membro, alcuni hanno presieduto o presiederanno la propria Scuola, altri hanno diretto Riviste, e così via.
Non si tratta di rifare sempre la stessa cosa, ma piuttosto di reinventare un nuovo modo di trovare un posto per i giovani membri o, anche, per i non membri. Assicurarsi che siano udibili per tutti. Non che venga dato loro un posto in anticipo, ma che colgano loro stessi l’opportunità che viene loro offerta.
Più che considerare questa nuova politica sui giovani come una forzatura – in relazione a una questione di potere che coloro che sono interessati dall’età vorrebbero gelosamente mantenere e che dovrebbero essere messi da parte per fare spazio – si tratta piuttosto di dare prova di un rapporto sempre vivo con la psicoanalisi, con le sue sfide, con la sua trasmissione, indipendentemente dall’età.
Ciò che mi è apparso nuovo nelle presentazioni è che i giovani – almeno qui in Italia, ma probabilmente anche in altri paesi delle Scuole dell’Eurofederazione di Psicoanalisi – stanno già praticando la psicoanalisi in varie istituzioni del tessuto sociale. Probabilmente molto di più rispetto al passato: istituzioni psichiatriche, centri di cura, dispensari, luoghi specializzati nell’autismo, naturalmente, ma anche nelle carceri, nell’istruzione, nelle forze armate, nella polizia, nelle opere umanitarie, ecc. In queste molteplici istituzioni praticano a modo loro, ma orientati dall’insegnamento di Lacan e dal lavoro che stanno facendo nella loro analisi. Infatti, tutti loro, ciascuno a modo proprio, hanno già incontrato l’insegnamento di Freud e di Lacan. Si sostengono con l’orientamento dato da Jacques-Alain Miller, che serve loro nel loro quotidiano. In questo senso, sono le nuove radici della psicoanalisi lacaniana nel tessuto sociale.
Questo disegna un orizzonte per una SLPcf reinventata.
Traduzione: Adele Succetti
[1] Intervento fatto durante la Giornata Questioni di Scuola: SLPcf2 – Milano, 28 ottobre 2023.



