Luisa Di Masso, Membro SLP e AMP, Roma, 28.10.2023
Proverò a sostenere l’interrogativo, perché rimanga vivo e aperto, a partire dall’esperienza della psicoanalisi in estensione e della psicoanalisi applicata.
Il lavoro con le istituzioni è’ prerogativa di diverse realtà della Scuola che, ponendo il desiderio dell’analista al centro della propria pratica, scommette e accoglie la sfida. Non indietreggia al cospetto dei diversi significanti della contemporaneità, intercetta nuove pieghe del disagio e della sofferenza e suggerisce di reinventarci ogni volta, uno per uno, soli ma non da soli.
Le istituzioni, che siano la scuola, i dipartimenti di salute mentale, gli ospedali, i municipi, gli istituti penitenziari, le comunità terapeutiche ecc., sono degli organismi chiusi e alcune di queste hanno dei sistemi di azione totale e funzionamenti resistenti al dialogo con l’esterno.
Per tentare di allestire un incontro con loro, si tratta ogni volta, di trovare la chiave, di fare degli esercizi di stile perché si apra uno spiraglio, perché non si venga rifiutati, perché si possa entrare in dispositivi blindati che epurano la soggettività. Bisogna essere avvertiti e ogni volta disponibili, dunque carichi di una certa energia che non ammette stanchezza al cospetto di un sistema istituzionale dove è in atto da tempo la deriva terapeutica, dove i trattamenti psico-educativi e psico-riabilitativi si appiattiscono sul senso e sull’io.
Fuori la parola con i suoi malintesi, fuori la dimensione dell’inconscio e il reale.
Può, però, capitare che uno spiraglio si apra, che la psicoanalisi s’insinui con un po’ del suo virus, che attacchi le difese dell’altro istituzionale e che in qualche modo lo infesti, lo contagi.
Sostenere un’operazione in estensione di questo tipo è possibile solo a condizione che ci sia stato un lavoro di formazione dello psicoanalista e che tale lavoro continui, che non conosca arresti e che non arrivi mai a un punto.
L’insegnamento di Lacan e di Miller non ha conosciuto pause, è stato ed è in atto e come Lacan ha voluto in costante avanzamento sempre alla ricerca di risposte e di nuove costruzioni.
Come ricorda Miller, “la Scuola ha da preoccuparsi del mondo contemporaneo, porvi attenzione, aprirsi a esso” ed essere “in relazione con la società, non per adottarne i valori, ma per esservi presente”[1] rispondendo ai significanti che solo ieri erano: addiction, identità di genere, fluidità, trans, video-social dipendenze, violenze, femminicidi ecc.…mentre oggi ne sono in arrivo di nuovi.
Per fronteggiare il disagio della civiltà, per intervenire sulla fragilità del legame sociale, per farsi portavoce della singolarità è necessario che lo psicoanalista abbia incontrato il suo di reale e con la passe abbia avuto accesso alla sua mancanza a essere non senza che nella Scuola abbia fatto e faccia esperienza dei dispositivi del controllo e del cartello.
Una formazione sempre in atto con la passe e l’oltre passe all’orizzonte.
Come dire, la Scuola si rinnova ogni giorno, e questo le rende possibile sostenere il rifiuto monolitico dell’istituzione, del discorso corrente piuttosto che delle politiche sanitarie. Per non coincidere con il politico e smarcarsi dalle logiche del discorso del padrone, per eludere i dispositivi di controllo e il sopruso delle valutazioni, la psicoanalisi può adottare la politica dell’atto prudente mista all’etica della ribellione.
Per questo nella Scuola non si può mai riposare, per Lacan, dice Miller, non si tratta di scartare “l’opera di una vita, ma di spronare i suoi allievi a non riposare sul sapere acquisito, a liberarsi da ogni dogmatismo, a ripensare di nuovo la Cosa freudiana, fino a reinventare la psicoanalisi, ciascuno secondo i propri mezzi”[2], l’analista è colui che “inciampa nell’infinito della psicoanalisi”.[3]
Nell’Atto di fondazione, Lacan parla di una messa in questione della routine stabilita, la Scuola non è un blocco, “essa non è nient’altro che la conseguenza della nostra azione che porta, non al di là del bene e del male, ma al di là del principio di piacere, e che scommette sempre ‘dal padre al peggio’”,[4] come dice Lacan in Televisione.
La Scuola è un luogo di esperienza sempre in atto, dove le azioni, gli scossoni, le sorprese sono necessarie, dove la formazione “non si limita all’acquisizione di saperi, ma anche alla comparsa di certe condizioni soggettive, […]. Si tratta di un’attività senza una prima volta; la formazione che vale incomincia sempre dopo”.
Si tratta sempre di ricominciare, di ricominciare ogni volta.
* Intervento pronunciato durante a Giornata Questioni di Scuola – SLPcf2 – Milano 28 ottobre 2023. Gli altri interventi della Giornata saranno pubblicati sul prossimo numero di Appunti, disponibile qui: https://www.slp-cf.it/pubblicazioni/appunti/
[1] J.-A. Miller, Come finiscono le analisi, Astrolabio, Roma 2022, p. 147.
[2] Ivi, p. 18.
[3] Ivi, p. 121.
[4] Ivi, p. 128.



