Aurora Mastroleo, partecipante SLP, Milano, 7 novembre 2023
Sebbene Lacan dica “Tutti sono folli”, intendendo con ciò tutti negano il reale, tuttavia distingue il discorso analitico che, invece, non è del tutto folle[1], giacché la pratica analitica è orientata al Reale: è tesa a riconoscere gli S1 e a creare le condizioni affinché siano isolati. L’interpretazione, la scansione e la puntuazione analitica sono volte a cogliere il reale in gioco, senza lasciarsi acchiappare da quel delirio generalizzato che sostituisce i principi clinici con quelli giuridici, le categorie patologiche con gli stili di vita in un’uniformizzazione collettiva che porta Lacan a dire, appunto, “Tout le monde est fou”. É possibile fare altrettanto con il discorso sociale, è possibile provare a isolare il reale in gioco nelle congiunture della “follia mondiale” contemporanea?
Necessario distinguere “le nuove sponde del Rubicone”, ad esempio i due versanti della striscia di Gaza o quelli dell’Ucraina. Partiamo da Hamas, che affonda la sua storia nella tradizione jihadista. Hamas attraverso un attacco spietato, invoca la fine di qualsivoglia convivenza con Israele, considerata forza oppressiva e invadente, già troppo lungamente tollerata[2]. Questa nuova jihad non domanda il riconoscimento della Palestina, fa un discorso diverso: intende piuttosto eradicare l’idea stessa di Israele, collocando così il proprio obbiettivo all’altro capo di una linea temporale inaugurata con la caduta dell’Impero Romano d’Oriente.
Sul versante opposto Israele risponde con l’alzata delle armi più potenti – che non erano certo segrete – ed offre una prova di forza inusitata che testimonia l’enorme risonanza di questo atroce attacco con il trauma dell’olocausto e dell’odio antisemita.
L’occidentalissima Europa cosa fa? La parte più democratica intenderebbe fare appello alle Leggi Internazionali, dibattendo accesamente se applicare quelle anti-terrorismo o rifarsi al diritto bellico, dimenticando però che entrambe affondano le proprie radici nella storia d’Occidente e nella sua filosofia secolarizzata.
Cosa è necessario distinguere, quindi? Che l’ideologia totalitarista islamica ricalca quell’abbraccio infernale tra Stato e Chiesa che non è certo estraneo all’Europa stessa. Mi riferisco ad esempio ad un francese, mezzo italiano, un certo Bonaparte, che mise a ferro e fuoco l’Europa intera con la sua fissazione di farsi investire Imperatore dal Papa di turno. Anche secoli prima, altri Papi con le loro scomuniche a diversi governanti, più volte ricomposero nel sangue l’equilibrio del continente.
Da questo punto di vista l’attacco di Hamas, la radicalizzazione del mondo islamico e il nuovo zarismo putiniano si somigliano e ci somigliano, ci ricordano qualcosa della nostra storia… rimosso? È l’Europa democratica che, dando per acquisita la separazione tra potere temporale e religioso, insiste nel proiettare sul mondo intero un presunto progetto di pace che è, però, decisamente auto-riferito, autistico. Non assumendo la nostra stessa storia, noi, Europei democratici, pretendiamo di applicare le logiche del nostro simbolico, tralasciando così la posta in gioco comune ai conflitti storicamente più insanabili e cioè: la secolarizzazione occidentale.
L’allure autistica rigetta la fondamentale constatazione che buona parte del mondo, tra cui (oltre ad Hamas) anche: Russia, Iran, Pakistan, e – più vicini a noi – Turchia, Ungheria, Polonia e lo stesso Israele se ne infischiano della democrazia, tanto quanto della Carta Internazionale dei Diritti dell’Uomo, come di molti altri sacrosanti principi democratici. Sono invece piuttosto inclini – più o meno dichiaratamente – a cercare la propria soluzione al disagio della Civiltà nel fanatismo religioso.
“Ciò che viene rifiutato nel simbolico riappare nel reale” ci ricorda Lacan[3] con il suo celebre “verdetto”. Pertanto insistere nell’applicare il nostro “simbolico secolarizzato” – strutturatosi nei secoli trascorsi dalla profonda crisi del cristianesimo del Rinascimento – a popoli che non lo conoscono affatto, o talvolta lo rifiutano, comporta inevitabilmente il ritorno dell’S1 nel reale, cioè: il ritorno dell’infernale unione tra potere temporale e spirituale che dalla notte dei tempi è foriera di un massiccio godimento sadico.
Come contrastarlo?
Vilma Coccoz, in un’intervista sulla minaccia della democrazia, lancia una proposta: impegnare la società civile nella ricostruzione dei legami (anche quelli intercontinentali dunque) che alimentano la nostra cultura[4]. Marie-Hélène Brousse nella sua bussola verso Les 53° Journées sottolinea che: “la puntuazione in qualsiasi testo, anche solo letto, introduce la dimensione della voce, questo oggetto a lacaniano.”[5] Ricostruire i legami nella società civile per dare voce alla laicità?
[1] G. Carroz: Il grado zero della follia – (congresamp2024.world)
[2] E. Barnavi, “En direct de Tel-Aviv : sur la guerre Israël-Hamas, avec Élie Barnavi”, Studio Lacan del 4 Novembre 2023, Lacan Web Télévision (su Youtube)
[3] J. Lacan, Proposta del 9 Ottobre 1967 sullo psicoanalista della Scuola, in Altri scritti, Einaudi, Torino, 2013, p. 250.
[4] Intervista a Vilma Coccoz, Un sÍ a la democracia: https://youtu.be/XtjKOrpsINk?si=NCiapPkvnw6Bo172
[5] M-H. Brousse, “Intérpréter, scander, ponctuer, couper” Interpréter, scander, ponctuer, couper – J53 (causefreudienne.org)



