Aurora Mastroleo, SLP Milano, dicembre 2023
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Un’altra! In meno di un mese, quello a cavallo tra novembre e dicembre, è arrivata a tre la tetra lista delle vite violentemente interrotte per mano dei partner. Emulazione? Forse sì, forse anche il più crudo degli effetti della guerra tra generi scatenatasi in questo secolo. Occorre molta cura nel non ideologizzare la questione, cioè a non farsi prendere dal fanatismo, poiché questo inevitabilmente comporta l’inasprimento di questa sanguinosa lotta. Meglio, piuttosto, interrompere l’incessante flusso delle interpretazioni psicologiche (a fini giornalistici, sensazionalistici e pure politici) e fare dell’estremo silenzio di queste donne l’occasione per riordinare il discorso.
1)Raptus d’amore di soggetti regrediti? No, proprio no! È molto fuorviante accostate amore e delitto, è un modo “regressionista” perché ricorre alla dottrina analitica sul legame primario torcendolo in una sociologia reazionaria e retorica. La psicoanalisi non è questo.
2) Un altro chiarimento: un uomo non è un bambino, ha piena responsabilità sulla propria vita, ed è anti-psicoanalitico omettere il piano della responsabilità dei singoli. Inoltre, una donna aggredita non è un orsacchiotto mutilato, infatti, contrariamente all’orsacchiotto, oggi talvolta può lasciare il proprio partner, o quantomeno ci può provare. E perché mai le donne oggi mollano? Spavalderia emancipatoria? No, oggi le donne sono forse meno illuse di un tempo.
3)La nostra cultura, con il suo strascico di individualismo, contribuisce ad attenuare la stretta morsa della credenza nell’ideale dell’amore eterno, quel sentimento che chi sta sul lato femminile del mondo è logicamente incline ad invocare… e a patirne la carenza o l’inadeguatezza.
Questo dato culturale, che ci portiamo tutti sul groppone, rende certamente più possibile oggi mettere apertamente in discussione la tenuta dei legami di coppia. Diversamente che nel secolo scorso, oggi è socialmente accettabile scegliere di porre fine alle relazioni sentimentali insoddisfacenti.
4) Le donne in Occidente non sono le spose bambine. Qui dalle nostre parti scelgono e perciò possono fare un passo indietro rispetto al lamento della delusione dell’Amore e… lasciare il partner. Forse non poche donnine, contrariamente alle proprie nonne, sono più portate a rinunciare ad incaponirsi nel concepire il legame sotto le mentite spoglie dell’Amore. Questo potrebbe essere un effetto del discorso sociale.
5)Uscire dalla morsa dell’Amore idealizzato però non comporta la fascinazione per l‘odio, che è per struttura insito nella passione amorosa. Difatti non odiano e non si fanno manco odiare dai partner che spesso invece continuano ad accudire e consolare maternamente (ahimè)… ancora amorevoli.
6)Per chi si posiziona sul lato femminile rinunciare alla stagnazione del fallimento dell’amore porta invece a fidarsi e ad affidarsi al desiderio. Il proprio desiderio diviene allora la traiettoria su cui ingaggiare il rapporto con la mancanza ad essere che le abita. Al tramonto del fallimento in amore quindi possono cambiare completamente, sorprendere chi le affianca, spiazzare gli uomini, come effetto di un rinnovato rapporto col desiderio… follia femminile? Forse sì, poiché quando tramonta il godimento del fallimento amoroso, lì niente più è come prima, per una donna.
In effetti il desiderio è il sale della vita che passa attraverso il femminile ed è questo che, emergendo, sconquassa la scena.
7)Cosa accade quindi?
Quel che si ripete in queste diverse vicende di cronaca, a mio avviso, potrebbe riguardare l’effetto di tale cambiamento radicale prodotto su coloro che si sottopongono alla norme mâle, i loro cosiddetti partner normali.
L’incontro con la virata femminile dalle paludi del fallimento dell’Amore, fino alle sponde del desiderio può produrre nel partner l’incedere sul precipizio della pura pulsione di morte. Opportuno infatti ricordare che la pulsione di morte, il godimento mortifero che sfocia nel puro sadismo omicida, è l’opposto del desiderio e non già dell’amore!
8)Ecco quindi apparire sulla scena del mondo i femminicidi. E bisogna proprio chiamarli così, poiché ciò che hanno di mira é proprio il desiderio lato-femminile.
Sono omicidi del desiderio che trapela dal femminile. Non certo una gran novità, sono sempre esistiti. Tuttavia oltre al potere suggestivo dei media, che può innescare l’emulazione, sarebbe opportuno rilevare anche che tali crimini oggi risultano straordinariamente in asse con la veloce riorganizzazione del potere che è in corso nel nostro Paese. Un Paese in cui la latitanza nella piena attuazione della Convenzione di Istambul e i tagli economici alle strutture preposte al contrasto della violenza sulle donne dimostra una greve trascuratezza del rispetto per il femminile. E questo è il versante politico della questione. In effetti l’inconscio è la politica.



