di Corinne Rezki1
4 FEBBRAIO 2024
In qualità di attuale Presidente dell’AMP, potrebbe fare chiarezza sugli orientamenti politici delle diverse Scuole al tempo del “Tutti sono folli”?
Viviamo in un’epoca di profondi cambiamenti della civiltà. Il tema del Congresso Tutti sono folli attraversa il lavoro delle sette Scuole che l’AMP riconosce, in base al modo in cui risuona nel sociale e nei diversi contesti. Tre componenti spiccano.
Scomparsa del valore del sintomo
Si assiste al tentativo di eliminare la complessità dei sintomi (nodo di parola e godimento), a favore di interventi diretti sul corpo e di categorie imposte.
Oggettivazione del soggetto
La generalizzazione del concetto di identità di genere e il nuovo cogito sono i tratti distintivi del positivismo moderno. Con il pretesto di una cosiddetta libertà e dell’autodeterminazione, il soggetto viene oggettivato. La questione trans, in particolare, ha dato origine ad azioni politiche e a numerosi eventi di Scuola, così come la critica clinica e politica del patriarcato.
Rivendicazioni contemporanee
Le moderne forme di dialogo, il cui sviluppo è segnato da una riduzione della funzione della parola, vanno di pari passo con una crescente richiesta di responsabilità giuridica per l’infanzia.
Questi discorsi sono destinati ad opporsi alla psicoanalisi, non dal punto di vista ideologico ma logico. La psicoanalisi è l’unica disciplina che si fonda sulla funzione del sintomo a partire da un’esperienza di parola assolutamente unica.
I percorsi che le Scuole intraprendono per tenere conto dell’attuale movimento della civiltà sono unici per ciascuna di esse. La posta in gioco è alta per le Scuole che, da un punto di vista pragmatico, scommettono sul mantenimento della prassi analitica. Se si tratta di non lasciarsi trasportare indiscriminatamente dalla spirale dei tempi, è proprio in nome di questa prassi. Noto qui il modo in cui i Convegni annuali delle Scuole hanno per lo più messo all’ordine del giorno temi inerenti a questa prassi e alla cura stessa: i colloqui preliminari, l’interpretazione, analizzarsi che è stato il tema dell’ENAPOL.
In questo senso, i racconti di passe fanno pure trasmissione. Nel senso più forte del termine, fanno passare la psicoanalisi nella sua epoca. Ognuno può riconoscere in essi un effetto che tocca il reale. Un po’ come ai tempi di Freud, questi racconti intimi erano stati ascoltati con un effetto di verità. Questo dimostra che la psicoanalisi è ancora attuale. Fa intendere un tipo di argomentazione diversa, un tipo di razionalità diversa da quella scientifica, un modo diverso di amministrare la prova, un modo diverso di dimostrare. La Scuola è qui coinvolta come mezzo per assicurare alla psicoanalisi una presenza attiva nel mondo, nel sociale.
Le reti della Fondazione del Campo Freudiano, le attività dei gruppi, dei laboratori e degli atelier del Campo freudiano, sempre coordinati con le istanze locali della Scuola, contribuiscono a questa azione costituendosi come luoghi di indirizzo indispensabili. La Scuola non ha un programma, non ha un partito, non ha una lobby potente, ma si affida alla forza dell’enunciazione e del transfert per lavorare per il progresso della disciplina.
Il tema del Congresso ha avuto un impatto sulle attività delle Scuole, ben oltre il lavoro preparatorio stesso. In effetti, l’aforisma di Lacan, con l’orientamento datogli da Jacques-Alain Miller, ha dato un ampio respiro alle questioni che ha sollevato: dalle coordinate attuali della depatologizzazione – a cui sono stati molto sensibili gli operatori e i clinici in istituzione – alla questione del delirio articolato al sogno e alle questioni riguardanti la fine dell’analisi, in particolare il posto del fantasma, con note diverse a seconda della Scuola.
Quali sono i primi riscontri che avete avuto circa i lavori clinici selezionati per le sessioni simultanee?
Yves Vanderveken, che ne ha curato l’organizzazione, ha osservato che il significante “follia”, a cui Lacan ha dato nuovo lustro nel corso del suo insegnamento, assume in ogni caso una dimensione molto contemporanea, con bricolage e invenzioni sempre più singolari, la cui stabilità variabile dovrà essere messa in discussione.
Contrariamente ai pregiudizi ideologici che deconcettualizzano la clinica e tendono a basarsi sulla negazione dell’inconscio, la depatologizzazione lacaniana non cancella le strutture cliniche, ma, al contrario, mette in evidenza gli spigoli del modo di godimento. Le forme attuali dei discorsi, con la loro spinta-al-godere e la “perdita di senso”, lasciano spesso molti soggetti senza risorse, oggetto di un più-di-godere che li supera. La lettura di questi lavori clinici ha fatto emergere in particolare un pervasivo sentimento contemporaneo di indegnità e/o di rifiuto.
Per finire, centosessanta casi clinici saranno presentati e discussi al Congresso, con traduzione simultanea in tutte e cinque le lingue.
Non vediamo l’ora di vedervi!
Domande poste da Corinne Rezki
Traduzione: Adele Succetti
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[1] Testo pubblicato, in francese, su Hebdoblog n. 326, disponibile qui: https://www.hebdo-blog.fr/deux-questions-a-christiane-alberti/



