Roberto Cavasola, Membro AME della SLP e dell’AMP, Roma, 4 febbraio 2024
______
Mi sembra sia utile tentare una ricostruzione di come si è sviluppato il tema della forclusione generalizzata nel corso degli anni, e non sono stati pochi; proporrei quattro tempi. Inizialmente Jacques-Alain Miller commentando il curioso accostamento fatto da Lacan nella “Risposta a Jean Hyppolyte” tra allucinazione e acting out aveva concluso che, se c’è un reale che fa ritorno non solo nel sintomo psicotico ma che riguarda il sintomo come tale, allora il tema della forclusione si può generalizzare1; ivi Lacan infatti afferma, subito dopo aver parlato del fenomeno elementare, di voler dare un “secondo esempio […] un altro modo di interferenza fra il simbolico e il reale”2 ossia l’acting out. Che cosa vuol dire allora forclusione generalizzata? Il termine forclusione viene, secondo Miller, inizialmente impiegato per designare un vuoto nell’immaginario (che verrà poi indicato con phi zero), ma la vera definizione della forclusione, dopo, è che qualcosa di reale è forcluso dal simbolico, e il vuoto nell’immaginario, il vuoto della significazione fallica ne è la conseguenza. Ma se consideriamo il sintomo come una maniera di trattamento del reale da parte del simbólico, allora possiamo passare dall’idea di una forclusione ristretta ad una sua generalizzazione. TUTTI i sintomi sono qualcosa che dipende dal fatto che il simbolico non riesce a trattare del tutto il reale. Va detto che Miller farà anche una precisazione, notando che anche se generalizziamo la forclusione, essa si applica a qualcosa di diverso, ossia la differenza tra l’allucinazione e l’acting out: “il primo esempio di forclusione riguarda meno φ e il secondo l’oggetto a”3. Sono curioso di vedere se qualcuno al prossimo Congresso AMP parlerà di questa differenza… per uscire un po’ dalla generalizzazione de “è il reale, è il reale, è il reale!”
Un secondo tempo teorico è La conversazione di Arcachon del 1997; in cui vengono trattati gli inclassificabili della clínica e viene abbandonato il tema della struttura psicosi-nevrosi come riferimento principale visto che i casi sono, appunto, inclassificabili. Il terzo tempo è il corso di Miller Le tout dernier Lacan (L’ultimissimo Lacan, del 2007-2008), di cui è pubblicato un estratto dal titolo Déficit ou faille in “La Cause du désir n. 98” dove Miller discute il tema “tutti sono folli”. Infine, quarto tempo, la presentazione del convegno attuale in cui Miller prende come riferimento Forse a Vincennes4.
Il cambio di prospettiva è notevole. Per esempio Miller afferma, commentando un caso clínico, “la nevrosi non è nemmeno sempre, in fondo, la nevrosi, ma c’è anche un continuum – tutte le donne sono folli – tutti (tout le monde) sono folli – getti uno sguardo sulla nevrosi, sui deliri di cui è capace, quelli di cui è fatta; la nevrosi è un patchwork. Non ho più lo stesso culto della diagnosi differenziale di prima”5.
La conseguenza principale di questa diversa impostazione è che in tutti i casi bisogna vedere il trattamento del reale da parte del simbólico in quel particolare soggetto (o parlante). Ne discende, proprio come era stato introdotto dalle conversazioni sui casi che hanno dato origine alla diagnosi di psicosi ordinaria, che ciascun caso clínico è un caso a sé stante, diverso dagli altri. E che ogni caso è un patchwork. Ciò ha aperto anche a un rilancio della passe, come esperienza che valorizza questa prospettiva.
Si possona trarre conseguenze di vario genere da questa prospettiva. In un’epoca di declino della funzione simbólica del padre abbiamo il moltiplicarsi di stili di vita basati su modalità di godimento, ossia su un modo di rapportarsi a qualcosa di reale. Come nota Neus Carbonell nello Scilicet del congresso, ciò porta al formarsi di gruppi come auto-segregazione, Dove si rivela che l’identificazione è secondaria alla scelta del modo di godere. Oppure, come nota Jeffrey Erbe in Scilicet si inventano nuove modalità di rendere i gruppi social uniformi eliminando proprio sottili differenze che potrebbero rivelare un modo di godere diverso: è la cancel culture. Si possono cosi afferrare le ragioni di alcuni cambiamenti di prospettiva di Lacan: per esempio che il tema dell’amore per il prossimo del Seminario L’etica della psicoanalisi si modifica con il tema della fratellanza: ciò “che si radica […] nella fratellanza del corpo, è il razzismo”6, ossia qualcosa che è forse più difficile decifrare.
______
[1] J.-A. Miller, Ce qui fait insigne, Corso al Dipartimento di psicoanalisi dell’Università di Parigi VIII, 27 magio 1987, e Forclusion généralisée, La Cause du désir, 99, Navarin, 2018; solo una lezione è stata pubblicata ne La Cause freudienne n. 99 del 2018, mentre è pubblicato per intero in spagnolo, con un titolo diverso, Los signos del goce, (Buenos Aires, Paidós, 2001), mentre in Italiano è inedito.
[2] J. Lacan, “Risposta al commento di Jean Hyppolite”, Scritti, Vol. I, Einaudi, Torino, 1974, pp. 384-385.
[3] J.-A. Miller, Ce qui fait insigne, Corso au Département di psicoanalisi dell’Università di Parigi VIII, (inedito), Lezione del 3 giugno 1987.
[4] Vedi sito del Convegno AMP 2024: https://congresamp2024.world/it/tutti-sono-folli-2/
[5] Commento di Miller a un caso clinico alla conversazione del 2007 di ville Évrard, La Cause freudienne, n. 67, 2007, p. 23.
[6] J. Lacan, Il Seminario, Libro XIX, … o peggio, Einaudi, Torino, 2020, p. 233.



