Violette1
Aurora Mastroleo
Chiacchierando a proposito dei “Tiktalks”2 lanciati sul tema Tout le monde est fou, a titolo del prossimo Congresso AMP, la collega e cantante Antonella Terraciano, mi suggerisce gli Area… band anti-convenzionale degli anni settanta.
Correva l’anno 1978 quando gli Area lanciarono il loro ultimo album – quello dopo il quale la band si sciolse – e portava il titolo suggestivo: “Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano”. Con Lacan sappiamo che la rabbia monta quando i tasselli non s’infilano al posto giusto.3 In effetti anche oggi in Occidente i tasselli non si combinano e la rabbia impazza.
Una canzone nell’album chiama in causa proprio la follia; si intitola Hommage à Violette Nozière, nome della protagonista di una drammatica vicenda giudiziaria passata alla storia come emblema del declino della giustizia paternalista nella Francia degli anni Trenta.
In breve: accusata di parricidio, a propria difesa Violette denuncia l’incesto perpetrato dal padre che lei aveva appena avvelenato. La giuria, di soli uomini, la condanna comunque alla pena capitale.
Tale vicenda offre una rappresentazione dei due versanti della questione: la parte di Violette con il superamento dei tabù alle base della filiazione, cioè incesto e parricidio, e la parte della Corte con l’estremo tentativo di contrastare il reale in gioco attraverso la morale dei tempi, intento che scatenerà poi un aspro dibattito in seno alla società civile che culminerà con la commutazione della condanna alla ghigliottina in ergastolo.
Penso allora all’attualità, cioè all’ampio superamento dei tabù del ‘900, ad esempio la tortura, il crimine contro l’umanità; sono anche questi, come Violette, paurosi esempi del reale che mette in crisi il vivere collettivo?
Nella canzone a lei dedicata, la voce di Demetrio Stratos solleva l’’invocazione: “So che se fossi pazzo e dopo internato, approfitterei di un momento di lucidità”. E poi: “Credo che ci guadagnerei come gli agitati, in cella finalmente lasciati in pace.”
È questa, ancora oggi, una delle possibili invocazioni dell’attuale follia collettiva?
Chi lo dice che 1+1 fa 2?4
Maura Gaudenzi
È così che arriva la pazzia, dimenticando,
mettendo tutto in ordine…
E il tempo si ripiega richiudendosi
nei giorni cassettini, e le notti
sono le cerniere arrugginite del ventaglio
e i pomeriggi si stringono alla sera
consolati dall’ora dei pasti dove resta
una qualche vaga presunzione del dopo.5
Ci vuol pure un’invenzione per “tenere fermo il cielo”, mi aveva detto un giovane paziente commentando il suo disegno e indicando un nodino in alto, in mezzo alle nuvole; ancora… richiamo alla mente una sessione di controllo sulle parole di un adolescente che, con una certa sofferenza, arriva a dire che non crede in nulla, l’intervento dell’analista controllore centra il punto: “Allora chi garantisce che 1+1 fa due e non 3?”. La poetessa Livia Candiani in una sua intervista racconta: “Sono cresciuta senza mappe e ho dovuto farne di mie; per esempio a scuola c’erano cose che non capivo perché dovessero essere così, come ad esempio il fatto che 1+1 facesse due, mi sembrava che uno è uno e un altro è un altro, non poteva mai fare due. Poi ho trovato la mappa di chiedere alla mamma, “ma è una cosa fissa?” E lei “Si, è fissa”, allora io accoglievo che uno + uno si doveva dire la parola due”.
C’è un Mitsein6, dice Miller, un andare insieme dei 3 anelli…. si potrebbe dire che si tratta di questo per la psicoanalisi con la follia? Andare insieme, letteralmente “essere con” , un con-sentire ad un nuovo arrangiamento per il funzionamento del soggetto?
Lampo talk7
Miriam Belluzzo
Il tema di questo convegno dell’AMP è una vertigine: la follia come possibilità umana, trans-strutturale, come categoria universale.
Non è un conforto, sebbene possa sembrare un hashtag cool con cui divertirsi sui social nell’era del politically correct (ma solo formale). Il velo è stato rimosso: non ci sono i “pazzi” e i “sani”, la follia non è (solo) la psicosi, ci (ri)guarda tutti perché ha a che fare con il buco strutturale dell’essere parlante e, quindi, implica ciascuno con il suo modo singolare di saper rispondere al fuori senso, al reale. Il delirio come credenza necessaria per leggere il mondo e la realtà, a cui appoggiarsi per dare un senso alla propria esistenza.
Se la follia riguarda tutti è anche perché, in questo particolare momento storico, le credenze sono messe in esercizio in maniera estensiva e sembrano assumere le forme di deliri collettivi osceni che producono deformazioni del mondo e dell’umano. L’identità, per esempio, una credenza che sta giustificando lo sterminio di un intero popolo nonostante e, azzarderei, a dispetto della storia.
“Lampo-talk”8
Francesca Addarii
“Tutti sono folli”: se Lacan formula questo aforisma nel suo momento di “concludere”, cosa può farne una psi che lo incontra nel suo momento di “iniziare”?
È una premessa particolare per orientare i primi passi analitici e sostenere le prime prove di pratica con i soggetti. È una premessa angosciante se letta nell’ottica di una possibile scomparsa della clinica proprio nell’attimo in cui si stava tentando di afferrarla almeno un po’. È una premessa a suo modo rassicurante di fronte alla mole di saperi padroni e universitari tra cui destreggiarsi e che in quest’accezione perdono un po’ di consistenza, lasciando un po’ di respiro analitico. Tuttavia, è una premessa utile per provare a circoscrivere la mia posizione analitica a partire dallo spunto della follia: una posizione capace di mettersi in dubbio nell’atto stesso in cui crede di essersi trovata e consapevole di essere valida mai per tutti ma di volta in volta per ciascuno.
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[1] Prima del lampo: https://youtu.be/X3wP8gFlloE
[2] https://congresamp2024.world/it/category/tiktalks-it/
[3] Crf J. Lacan, Il Seminario. Libro X. L’angoscia, Einaudi, Torino, 2007, p. 17.
[4] Prima del lampo: https://youtu.be/TgX3NUKoJMw
[5] P. Cavalli, Vita meravigliosa, Einaudi editore, Torino, 2020.
[6] J.-A. Miller, A proposito di Die Wege der Symptombildung, in La psicoanalalisi n°23
[7] Prima del lampo: https://youtu.be/1wdy8jscsgY
[8] Prima del lampo: https://youtu.be/E1e5o325SqE



