José R. Ubieto, Membro ELP e AMP

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I bambini sono adulti in miniatura? Lo storico Philippe Ariés evocava questa immagine scolpita in molti mausolei medioevali. Per Freud l’infanzia è incancellabile. Trai i primi anni e la pubertà situava il periodo di latenza, equivalente più o meno all’attuale periodo dell’educazione primaria (6-12 anni). Differenziava questa tappa dalla prima infanzia e dall’adolescenza perché osservava in questo periodo una specie di stand-by della sessualità, tra le prime scappatelle infantili e l’apparizione del senso del pudore e della vergogna. La sessualità continuava lì ma il bambino/la bambina si dava un tempo per comprendere e curiosare prima di diventare un pubere sessuato.

La novità della nostra epoca è che l’infanzia si vede sempre più compressa dalla spinta all’accelerazione del tempo in cerca di ciò è iper: iperattivi, iperconnessi, ipersessualizzati, iperdonati… Questo ha delle conseguenze: tendiamo a cancellare la differenza bambino-adulto e proiettiamo in loro i nostri valori e modi di godere come se fossero adulti in miniatura. Lo vogliamo al punto da dare loro tutto, con funzionamenti d’eccellenza (multiattività, monitoraggio delle prestazioni), con sembianti degli adulti (trucco precoce, abiti provocanti), con la disponibilità a prendere decisioni che non gli competono: organizzare i tempi famigliari, automedicazione (il 50% degli adolescenti prende psicofarmaci senza ricette), decidere sulla identità sessuale… È come se confondessimo i diritti legittimi dell’infanzia (essere protetti, ascoltati) con il diritto all’autodeterminazione del proprio essere, ancora in costruzione.

Al giorno d’oggi ci sono scuole che festeggiano la promozione dei bambini che finiscono l’asilo e lo fanno imitando gli atti della fine del ginnasio o dell’università: festa, discorsi e diplomi. La cerimonia del diploma nacque come uno dei rituali che segnava la fine dell’adolescenza e il passaggio all’età adulta. Acquisiva tutto il suo senso come soglia di nuovi diritti e nuovi obblighi. Che senso ha questo rito a 5-6 anni? Svalutare questo rituale significa inviare un messaggio (cosciente o meno) per cui passare dall’asilo alla scuola primaria suppone il fatto di entrare in una nuova età, cosa assolutamente falsa. Cancelliamo, così, quello che è specifico dell’infanzia che – a differenza di altri momenti di vita successivi – non è una età per decidere o impegnarsi in alcunché. È un’età per divertirsi, curiosare, esplorare…

Abbiamo anche leggi che regolano l’identità sessuale delle persone trans. Sono norme necessarie e benvenute, ma per alcuni aspetti questionabili, quando precipitano conclusioni senza permettere uno spazio di riflessione e di attesa davanti a decisioni di cose tanto importanti come un intervento chirurgico sul corpo, molte volte irreversibile. Che un bambino o una bambina prima della pubertà – e in una parte dell’adolescenza – affermino di voler cambiare sesso o si dichiarino del genere non assegnato non significa necessariamente una volontà reale e consenziente. Bisogna esplorare caso per caso dato che non è raro che qualcuno fin da molto piccolo ha sentito che, da bambino, era una bambina (e viceversa) – e questo lo ha accompagnato per tutto il corso della sua vita – che qualcuno dunque, pressato dall’ambiente o semplicemente disturbato da alcuni aspetti della sua vita, voglia trovare un altro cammino. Accettare che lo possano determinare da soli significa considerarli adulti prima del tempo.

Anche dar loro un cellulare – o un altro gadget – in modo precoce (in Spagna il 50% dei bambini/bambine di 10 anni già ne ha uno) è un altro modo abituale di precipitarli nell’età adulta. Nessuno pensa a questa età di dare loro le chiavi di casa, di lasciarli bere dell’alcool o di portarli a guidare e senza dubbio gli apriremmo le porte su un mondo ampio e complesso, con poche norme. Alcune famiglie, inoltre, accettano che il loro figlio di 14 anni porti a casa la sua compagna e dormano insieme, dicendo che si vogliono bene e sono felici.

Possiamo continuare la lista, ma tutte queste situazioni – pur con le buone intenzioni coscienti che molte volte hanno – sono procedimenti concreti per cancellare l’infanzia. E, in questo senso, sono segni di abbandono dato che li lasciamo in una situazione che non possono gestire e che li supera psichicamente.

L’ideale di accelerare il loro funzionamento e i loro risultati è un orientamento pregiudiziale dato che non lascia loro la possibilità di scoprire la vita al ritmo che possono soggettivare (fare proprio). Lo psicoanalista Jacques Lacan ha definito un modo preciso di pensare al tempo in tre sequenze: l’istante di vedere (quando intuiamo qualche desiderio), il momento di concludere (quando prendiamo una decisione) e, nel mezzo, il tempo per comprendere (intervallo necessario per comprendere le conseguenze di questo desiderio e quindi prendere una decisione). Quando sopprimiamo questo tempo per comprendere (l’infanzia) non capiamo niente di quello che sta succedendo e ci condanniamo alla ripetizione di un fallimento.

Le reti sociali e la realtà digitale – come spieghiamo nel nostro libro Dipendenti o amanti? – hanno supposto un fattore decisivo in questo processo iper dato che contribuisce a cancellare i limiti propri della vita: spazio e tempo. Lo ritroviamo qui in modo immediato e senza restrizioni. C’è già chi pronostica che a breve l’80% dei contenuti di internet saranno generati dall’IA e avranno carattere sessuale. Già oggi esistono 700 milioni di pagine porno (contando solo le prime venti pagine del ranking) e Pornhub – pagina web preferita dagli adolescenti – attrae 3500 milioni di visite al mese.

Cancellare l’infanzia è introdurre qualcosa di un abbandono, proprio nel momento in cui dobbiamo proteggere questo tempo, che – essendo attraversato con un ritmo proprio – permetterà loro di diventare adulti.

Traduzione: Omar Battisti