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Dominatori e dominati: la follia della libertà

Omar Battisti, Membro SLP e AMP, Longiano

_______

Nel febbraio 2024 a Parigi si è tenuta “La Grande Conversazione della Scuola Una”, durante la quale si è parlato dell’enunciazione, della natura, della politica, del femminismo. Un appuntamento che ha preceduto, pur facendone parte, il XIV Congresso AMP 2024 dal titolo “Tutti sono folli”. Ho potuto partecipare a questo incontro. Quello che ho potuto seguire e ascoltare trovo abbia un’eco che va al di là di chi vi ha preso parte ma riguarda il mondo contemporaneo, grazie ad una lettura del mondo attuale secondo la coppia dominatori e dominati, che mette in luce la follia della libertà. È quello che proverò a far passare in queste righe, da non prendere come un riassunto ma appunto come un sasso che lancio in uno stagno… delle onde possono prodursi per chi leggerà… questo ciò che auspico.

È da un dire di Jacques-Alain Miller che traggo quella che considero un’interpretazione dell’attualità, marcata e schiacciata dall’azione della coppia dominatore / dominato. Mi viene subito in mente il rimando a quella che sempre Miller nel 2003 ha chiamato “Azione lacaniana”1 come ciò che “a lato dell’atto psicoanalitico […] può situarsi come azione psicoanalitica persino come azione lacaniana […] per dare a questo atto psicoanalitico le conseguenze che può avere nella società”2. Dunque qualcosa che possa contrastare l’effetto dato dall’azione di questa coppia. Il congresso stesso, così come quello che avrà luogo nel 2026 sotto il titolo “Non c’è rapporto sessuale”, non sono in atto una testimonianza di quest’azione lacaniana? Un’azione volta a contrastare la riduzione di ogni manifestazione del mondo contemporaneo alla coppia dominatore / dominato. Trovo che nominare questa coppia dominatore / dominato sia una lettura della difficoltà con cui un soggetto può sottomettersi al significante. Cerco di spiegarmi.

Durante la Grande Conversazione Jacques-Alain Miller parla del trans come quel soggetto che incarna la divisione soggettiva nel posto di agente della scelta della propria identità. Qui il riferimento è al concetto di discorso secondo Lacan, ovvero una scrittura che per lui formalizza i quattro fondamentali modi di fare legame sociale, quello principale, dell’università, dell’isterico e dell’analista a cui Lacan aggiunge in una sola occasione quello del capitalista. Questi quattro discorsi sono il frutto dalla rotazione di quattro termini nei quattro posti che si formano con questa semplice formula:

dove il posto in alto a sinistra indica l’elemento dominante il discorso. La rotazione e la successione dei quattro termini avviene con un ordine fisso. Tranne nel discorso detto del capitalista dove si assiste ad una inversione rispetto al discorso principale. Quello che in quest’ultimo era sopra la barra si sposta sotto e quello che era sotto (il soggetto diviso) diventa l’elemento principale muovendosi sopra la barra. Cosa intendere allora con l’impossibilità di essere assoggettato all’inconscio? Il posto chiamato dell’agente è quello in cui si presenta l’elemento dominante il discorso. L’uso qui del termine dominante permette di cogliere una certa differenza rispetto alla coppia dominatore / dominato. Parlare di dominante piuttosto che di dominatore / dominato implica fare riferimento a qualcosa in cui si è presi, che non agisce dall’esterno ma di cui si è in qualche modo responsabili: ciò che Lacan indica come “significante”: un significante è ciò che rappresenta un soggetto per un altro significante”3. C’è dunque un legame tra un elemento ed un altro, nello spazio tra questi due si colloca un posto vuoto (il soggetto diviso) che, come nel gioco del quindici, permette di far girare tutti gli altri. Se questo posto si riempie, fine del gioco. Non resta che la lotta e la rivendicazione, laddove Lacan parlava di sovversione del soggetto. Così è come se quello che Freud aveva considerato come un teatro privato posto in un’altra scena, non avesse più alcun spazio e tutto ciò che si agita e agita la vita di ciascuno non trovi altra strada per esprimersi che attraverso una lotta a morte con qualcuno che si reputa colpevole dei propri mali, dei propri fallimenti e degli scarti in cui si condensano entrambi.

Jacques-Alain Miller sottolinea anche come la produzione di questi scarti stiano distruggendo il pianeta, rilevando della pulsione di morte. Scarti che entrano nella politica. Quest’ultima, diversamente dalla civilizzazione, è qualcosa di orribile. Gli Stati, se da una parte si può considerare siano dissolti dalla globalizzazione secondo una certa prospettiva, dall’altra sono sempre più incalzanti e presenti nell’incarnare una pulsione di morte, qualcosa del Thanatos che rigetta l’assoggettamento all’inconscio a favore della coppia infernale, di ferro, dominato/dominatore. Nella trasmissione Studio Lacan di sabato 23 marzo 2024 dedicata alla propaganda4 c’è un passaggio che ho trovato folgorante, a proposito del fatto che il bisogno di controllo di cui parlava lo storico fosse in qualche modo al servizio di ciò che Pierre Sidon chiama il “bisogno di essere controllati”.

Leggendo il capitolo XVI, “L’Altro, è il corpo”, del Seminario La logica del fantasma, capitolo in cui si trova l’aforisma reso celebre da Miller, l’inconscio è la politica, ho trovato diversi spunti di lavoro per aprire quanto è emerso, si è prodotto in questi due giorni a Parigi. In questa lezione del seminario Lacan tratta dell’essere rifiutato alla base del fantasma, del legame tra realtà e fantasma come scindibile dal taglio su un punto preciso del piano proiettivo; parla del masochismo nella sua connessione con l’ingiustizia, e tratta della libertà. Non sono questi dei problemi cruciali che oggi stanno esplodendo e che come psicoanalista ciascuno è chiamato a trattare? La coppia dominatore / dominato non è esente dall’agire nell’ambito della psicoanalisi. Il wokismo è arrivato in Italia, in maniera eclatante, con un episodio sottolineato da Capezzone, che chiede alla Bocconi di revocare la sospensione a due ragazzi che hanno commentato in modo maldestro un post su instagram. Questo sarà ripreso, dominato/dominatori, sicuramente con una scia, “la bava di lumaca è strutturata come un linguaggio” ha detto Miller, in cui la strumentalizzazione a fini ideologici ed elettorali rigetta l’eco nel corpo che ci sia un dire.

Allora, perché la follia della libertà? Essere sottomessi ad un significante è il punto di partenza da cui si può dispiegare un percorso analitico volto a cogliere la follia con cui ciascuno interpreta il proprio im-mondo. Affinché sia possibile questo cammino occorre depotenziare la tirannia che la pulsione di morte esercita su ciascun individuo, nel momento in cui riduce l’esistenza, la vita, ogni dimensione umana a non essere altro che una lotta spietata tra dominatori che hanno potere e vittime dominate la cui implicazione nel potere dato all’Altro viene messa fuori discussione.

_______

[1] J.-A. Miller, Un esfuerzo de poesía, Paidos, Buenos Aires 2016, pp. 159-171.

[2] Ibidem, p. 171; [trad. nostra].

[3] J. Lacan, Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio nell’inconscio freudiano, in Scritti, Einaudi, Vol. 2, Torino, 2002, p. 822.

[4] Studio Lacan, 23 marzo 2024, Dalla propaganda al caos, disponibile qui.

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