Carlo De Panfilis, Membro SLP e AMP, Bologna
Esiste un rapporto logico tra il nuovo sapere che s’incontra nella fine dell’analisi, la sua trasmissione, la sopravvivenza della psicoanalisi e la necessità di Scuola. Proverò a declinare questo rapporto.
Parlessere e Scuola
1. Non c’è rapporto sessuale tra i parlesseri, non esiste un significante dell’analista.
Esiste un parallelismo tra la costituzione di tutti i parlesseri e la costituzione della Scuola come l’ha pensata Lacan. Se il parlessere è il risultato singolare della risposta all’assenza di rapporto sessuale con un annodamento imprescindibile che dà conto di qualcosa che manca nel simbolico per orientare la vita, allo stesso modo la Scuola di Psicoanalisi fu la risposta di Lacan alla mancanza di definizione su cosa sia uno psicoanalista.[1] Il concetto di Scuola implica che l’essere analista è il risultato della propria analisi, il residuo di un’analisi e non l’esercizio di una pratica. Implica la distinzione tra funzione ed essere. Il concetto di Scuola per Lacan, dice Miller,[2] presuppone che non esista un concetto di analista. Che non esiste un predicato dell’analista che possa essere attribuito a questo soggetto sulla base di criteri standardizzati, che non esiste un significante dell’analista. Il parlessere e la Scuola si articolano intorno ad una mancanza.
Intrasmissibile versus invenzione
2. L’inconscio è intrasmissibile, la psicoanalisi è intrasmissibile.
Nell’intervento conclusivo del nono congresso dell’École freudienne, “Sulla trasmissione della psicoanalisi”, nel luglio del 1978, Lacan afferma: “la psicoanalisi è intrasmissibile”. Ogni psicoanalista è costretto a reinventare la psicoanalisi a partire da quanto è riuscito a ricavare per essere stato un tempo lui stesso psicoanalizzante e che è necessario che ogni psicoanalista reinventi il modo in cui la psicoanalisi possa durare.[3] Poche righe dopo Lacan ci mostra una via possibile della sua trasmissione. Nelle analisi, la cui fine raggiunge il perno centrale di una cura che Lacan chiama desiderio dello psicoanalista, accade che l’analista abbia saputo usare la parola e il significante per “levare il risultato, vale a dire quello che si chiama il sintomo”[4].
Via d’uscita
3. Elevare il sintomo a livello del sinthomo
La psicoanalisi opera attraverso la via del sottrarre, dice Freud[5], prendendo come riferimento Leonardo da Vinci nella sua descrizione delle differenze tra pittura e scultura, tra psicoanalisi e suggestione. Lacan utilizza “levare” inteso come traduzione dell’hegeliano Aufhebung, termine che indica che l’operazione ha due versanti: da una parte, quello di togliere, di annullare nel caso specifico, il sintomo; dall’altra, quello di elevarlo ed innalzarlo a un’altra dimensione[6]. Si tratta della capacità dell’analista di far passare il sintomo – che è quel godimento che affligge il parlessere che lo vive come una disfunzione – ad un’altra dimensione, al sinthome.
Trasmettere l’intrasmissibile
4. Il sinthomo è il reale e la sua ripetizione
Alla fine del suo insegnamento, al momento del suo seminario sul sinthomo, Lacan mette l’accento non più sull’equivoco significante ma su quello che di reale risuona nel simbolico. Una volta svanite le particolarità dell’oggetto fantasmatico e una volta raggiunta la singolarità del programma di godimento, rimane un resto sintomatico ineliminabile: è il reale del sinthomo, un resto fuori simbolico, dove non c’è parola, non c’è significante, non c’è immagine. Il significante opera per l’intermediario del sinthomo[7] – afferma Lacan.
Tra mescolanze e virus
5. Miscuglio, mélange, mezcla, mistura, mixture
Non c’è rapporto sessuale, ma sul posto si situa il sinthomo, per permettere un certo collegamento del soggetto con il godimento, una nuova alleanza con le istanze pulsionali. Alla fine dell’analisi, emerge un sapere inedito, un veder più chiaro sul proprio sinthomo. Sinthomo, mescolanza di reale e significante, un significante che lavora il reale, che fa eco nel corpo, traccia traumatica. È qui che emerge un sapere inedito di cui si può solo dire attraverso un atto di parola che si avvicina alla poesia, all’invenzione, e solo così può essere trasmesso. Alla fine dell’analisi, il soggetto sa che parla nel proprio sintomo, dalla pulsione, e apprende un saperci fare. Emerge un significante “nuovo”. Nuovo perché non funziona più come un significante. Si tratta di saper fare qualcosa con il proprio essere sinthome, di sbrogliarsi, di manipolarlo. Lacan pone la questione: in che modo si può comunicare il virus di questo sintomo sotto forma di significanti?[8] Come trasmetterlo?
Sapere uni-versale, versioni di saperi singolari
6. Non c’è relazione tra i saperi, e l’inconscio segue la stessa logica: non esiste rapporto sessuale
Freud ha inventato una pratica che ha permesso l’emergere di un sapere non conosciuto. Lacan ha formalizzato un nuovo discorso, che pone in posizione di comando non un significante principale –come nell’università dove si trasmettono le conoscenze – ma la causa del desiderio, l’oggetto a. Il sapere che ne risulta ha un effetto di reale, non risulta essere un sapere universalmente trasmissibile. È qui che inizia la creazione, l’invenzione, la trasmissione di un sapere inedito, come è inedito un sapere che emerge da un significante che opera sul reale. La sua trasmissione è la psicoanalisi.
Trasmissione all’opera
7. Nella Scuola, nella Società
La trasmissione di un nuovo sapere che emerge alla fine di una analisi si sostiene attraverso il transfert di lavoro. C’è un nodo che lega il transfert di lavoro con la Scuola e sono le incidenze di lavoro per ciascuno degli altri della Scuola. Questo nodo annoda una logica collettiva nella misura in cui la trasmissione di un nuovo sapere, la sua efficacia, il suo uso, “dipende dal rigore di ciascuno”.[9] Lo stesso rigore, lo stesso desiderio di trasmissione, lo incontriamo nelle invenzioni di questo sapere nella società, nei luoghi dove operiamo. Nei luoghi di cura, nelle istituzioni, li dove c’è un soggetto in cui la politica della salute si occupa. L’armonia non è mai all’ordine del giorno per l’essere parlante. Ci sarà sempre un divario tra il reale e il mentale.[10] Trasmettere con la propria etica, con l’etica che è propria della psicoanalisi, che c’è del reale in gioco per ogni soggetto. Reale che fa unico, che avvolge, reale di cui si patisce, per il quale si cercano soluzioni. Ci sono conseguenze individuali e sociali, anche drammatiche, li dove risuona prepotentemente il suo misconoscimento. La trasmissione all’opera evoca l’opera del significante sul reale, precipitato della esperienza psicoanalitica. Lì dove la trasmissione prende forma è la psicoanalisi che si reinventa, perché possa durare, perché dura solo se ha la possibilità di reinventarsi.
[1] Marta Serra Frediani, “Deseo de Escuela”, in Trasmision y deseo de Escuela Bulletin VI – Encuentro de Elucidation de Escuela, 5 Marzo 2021
[2] J.-A. Miller, El concepto de Escuela, Ed. Cuadernillos del Pasador, Buenos Aires, 1993.
[3] J. Lacan, “Sulla trasmissione della psicoanalisi”, La Psicoanalisi, n 38, 2005 p. 14.
[4] Ivi, p. 15.
[5] S. Freud, 1904 “Psicoterapia”, Conferenza tenuta al Collegio Medico di Vienna, in ‘Opere’, Vol. 4, Boringhieri, Torino, 1982, pp. 429-439.
[6] A. Di Ciaccia, “Lacan e la trasmissione della psicoanalisi”, in La Psicoanalisi, n. 38, 2005.
[7] J. Lacan, “Sulla trasmissione della psicoanalisi”, op. cit, p. 16.
[8] Ibidem.
[9] J. Lacan, “Il tempo logico e l’asserzione della certezza anticipata”, in Scritti, vol.1, p. 206.
[10] C. Alberti, Les effets d’un Congrès MONDO ON-LINE DISPATCH OF AMP/WAP29, Aprile 2024



