A cura di Monica Vacca – membro SLPcf e AMP
1 – Come si manifesta il perturbante/l’estraneo nella civiltà contemporanea?
Se parliamo di perturbante, di estraneo non posso non fare riferimento al Seminario X di Lacan sull’angoscia che, come ci ricorda, «si produce quando appare, nella cornice, quello che era già lì, quando emerge l’heimlich, questo ospite inatteso che non è mai passato attraverso i percorsi, le reti e i setacci del riconoscimento»[1]
Nella civiltà contemporanea, dominata dal virtuale, non è difficile ravvisare nello sguardo che si vede vedersi il fenomeno riconosciuto da Freud come das Unheimliche. Inoltrandosi in ciò che è più intimamente familiare fino al punto in cui si verifica un’inversione, il soggetto si smarrisce nell’estraneo: ciò che è più intimo manca della possibilità stessa di accedere alla rappresentazione risultando irriconoscibile, ed è per ciò stesso estraneo.
2- Come il discorso analitico orienta nel saperci fare con il perturbante/l’estraneo?
L’angoscia orienta in tal senso indicando, in modo preciso, la differenza radicale che la psicoanalisi, in cui si mette in funzione l’oscillazione tra Heimlich e Unheimliche, intrattiene con le psicoterapie che mirano invece alla “guarigione”, trattando l’angoscia come un disturbo che occorre mettere a tacere.
[1]Cfr. J. Lacan, Il Seminario. Libro X. L’angoscia[1962-1963], Einaudi, Torino, 2007, p. 82.



