Monica Vacca – membro SLPcf e AMP
Ingenuo, che stai a cercare di afferrare un’immagine fugace? Quello che brami non esiste; quello che ami, se ti volti, lo fai svanire. Questa che scorgi è l’ombra, il riflesso della tua figura[1].
Ovidio nelle Metamorfosi delinea le coordinate dell’incontro impossibile tra Narciso ed Eco. Il bel Narciso conquista, seduce, fugge e rifiuta, non si concede… riduce la ninfa Eco a ossa e voce, resta solo il suono. La profezia di Tiresia si avvera “se non conoscerà sé stesso”, avrà lunga vita. Narciso si innamora della sua immagine, muore per la passione smodata della «forma che vede riflessa, spera in un amore che non ha corpo, crede che sia un corpo quello che è un ombra»[2], la sua. Narciso non riesce a staccare lo sguardo, resta fissato, immobile. La passione per la propria immagine diviene trappola, non lascia via di scampo, “conoscerà sé stesso”. Una spinta inarrestabile verso la conoscenza di sé stessi viene promossa dai diversi coach: self, life, mental, love… Il coach promuove la sua esperienza e la sua immagine ideale, si fa promoter della sua stessa immagine vincente, del suo io e ne fa il modello di identificazione. Test e manuali si rifanno alla famosa frase “conosci te stesso” iscritta sul tempio di Apollo a Delfi, dimenticando, però, l’uso che ne fa Socrate: “io non sono niente”, la sua essenza è il vuoto, l’ouden. Socrate, il primo analista della storia, incarna il vuoto, “il sapere non sapere”. “Il conosci te stesso” contemporaneo fa fuori la faglia della castrazione, ottura il vuoto strutturale esaltando l’immagine del corpo, dell’io ideale e al contempo oblitera il soggetto dell’inconscio, mera barra, puro vuoto. La promozione della potenza e del dominio trionfante dell’uno dell’io, dell’immagine unificatrice, vale a dire l’identità solida narcisistica, esclude la molteplicità incoerente e inconscia dell’io, il bric-à-brac delle identificazioni quali effetto delle insegne dell’Altro. Lacan sottolinea sia l’uno sia il molteplice dell’io e ribadisce che per struttura non c’è un principio di unità unificatrice. Il tentativo disperato di colmare il buco del simbolico con il senso spinge verso il peggio.
Il termine narcisismo è tornato alla ribalta in un mondo sempre più dominato dalla potenza dell’immagine. Un significante passe-partout che cerca di spiegare e comprendere un aspetto del malessere e del disagio della civiltà. Il narcisismo è una nuova epidemia?
Oggi l’epiteto di narcisista ricorre sempre di più nel discorso principale. Lui è narcisista, lei è narcisista. Il narcisismo è diventato non solo sinonimo dell’incapacità d’amare, ma anche la causa principale del fallimento nelle relazioni di coppia. Il nuovo vento della tirannide narcisistica mostra il venir meno del «narcisismo delle piccole differenze»[3] e realizza la follia della distruzione dell’altro, o di sé stesso, vale a dire il «narcisismo della causa trionfante»[4]. Quando il narcisismo si realizza nel transitivismo, o tu o io, si precipita nel passaggio all’atto: o omicidio, o suicidio.
Il narcisista manipola, controlla, distrugge per difendere il suo io e preservare l’unità della propria immagine. Basta navigare un po’ in rete per trovare le istruzioni su come identificare e difendersi da un potenziale narcisista. È in corso una vera e propria caccia al narcisista: uomo violento, tossico, pericoloso. Una sorta di alert sociale che mette in guardia le potenziali vittime vulnerabili da eventuali rappresaglie.
Vediamo realizzarsi ciò che Lacan ha annunciato nel 1948: «la promozione dell’io nella nostra esistenza sfocia, conformemente alla concezione utilitaristica dell’uomo che l’asseconda, nel realizzare […] l’uomo come individuo, cioè in un isolamento dell’anima sempre più prossimo all’originale derelizione»[5].
Più si tenta di pompare l’io e di renderlo performante, più avanza lo smarrimento, l’isolamento. La falsa promessa di felicità del “conoscere sé stesso” e il miraggio della crescita personale mettono in luce la difficoltà nel legame sociale e le impasse nella vita amorosa.
Una donna sussurra tra le lacrime: “lui è un narcisista patologico, maligno, è un manipolatore. Dopo il love bombing ha fatto gosting, è scomparso, mi ha lasciata”. La donna dice di soffrire di “dipendenza affettiva” e si ritrova sempre invischiata in “relazioni tossiche”.
La donna dopo essere passata da varie terapie “psy” e da un incontro con un coach approda da una analista.
Jacques- Alain Miller indica che «la formula dell’io che utilizziamo, […] è il fantasma, in quanto […] opera come nesso tra godimento e soggetto in quanto vuoto»[6] e invita a rinnovare l’interesse per il narcisismo e per l’autoerotismo, come primo luogo del godimento messo in luce da Lacan.
L’analisi punta a mettere in luce quel modo singolare di godere e di stare al mondo, delinea le coordinate inconsce e apre alla finestra sul reale, vale a dire, alla costruzione del fantasma inconscio che spinge alla ripetizione. L’analisi non pompa l’io ma punta alla caduta dell’io e delle identificazioni. Una nuova frontiera per incontrare l’amore.
Parole chiave: epidemia di narcisismo, narcisista patologico, love bombing-gosting.
[1] Ovidio, Metamorfosi, Einaudi, Torino, 2015, p.113.
[2] Ibidem.
[3] S. Freud, Il tabù della verginità, in Opere, vol. 6, Bollati Boringhieri, Torino, 1978, p. 439.
[4] J.-A. Miller, In direzione dell’adolescenza, www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/in-direzione-delladolescenza
[5]J. Lacan, L’aggressività in psicoanalisi, in Scritti, Einaudi, Torino, 1974, p.116.
[6]J.-A. Miller, Patologie dell’io nell’analisi, in Introduzione alla clinica lacaniana, Astrolabio, Roma, 2012, p 279.


