A cura di Silvia Morrone – membro SLPcf e AMP
1 – Lacan parla dell’odio come “passione dell’essere”, in opposizione alle passioni dell’anima, può dirci qualcosa su questa differenza?
All’opposizione classica amore-odio, per quanto riguarda il transfert in analisi, Lacan aggiunge l’ignoranza, che trova nel buddismo. Lacan preferisce quindi una triade, che richiama altre triadi, come RSI, reale, simbolico, immaginario. Si potrebbe allora pensare l’odio reale, l’ignoranza simbolico, l’amore immaginario. Ma sappiamo bene che l’amore non è senza una dimensione simbolica e anche reale, l’odio procede anche dall’immaginario e per quanto riguarda l’ignoranza è qui riferimento al sapere a condizione che si tratti di dotta ignoranza.
A differenza del buddismo che vuole ridurre le passioni, il discorso analitico vuole certamente avere a che fare con le passioni, trasformarle, ma non mira a farle sparire. Meglio fare con esse che immaginare di neutralizzarle. Già Freud obiettava all’ideale del nirvana.
Come fare in modo che il sapere supposto attribuito all’analista si trasformi nell’affermazione che la supposizione è un non-sapere? La passione dell’ignoranza può lasciar intravvedere all’analizzante il sapere che essa ricopre. Le tre passioni, amore, odio, ignoranza, non hanno lo stesso statuto, ma è il rapporto con il sapere, di cui l’ignoranza è il rappresentante, che in definitiva è decisivo.
2 – In quali forme si manifesta oggi l’odio nel legame sociale?
L’odio come l’amore mira all’essere. Mentre l’amore sarebbe cieco e illusorio, l’odio sarebbe freddo e lucido. Lacan distingue prima di tutto l’odio dall’aggressività. Seguendo Lacan possiamo dire che il vero odio mira sia all’esistenza sia all’enunciazione dell’altro. La nostra epoca capitalistica, epoca della preclusione della castrazione e delle cose dell’amore, diventa anche l’epoca in cui il Nome-del-Padre evapora e la Cosa diventa lathouse, come possiamo leggere ne Il rovescio della psicoanalisi[1]. Siamo nell’epoca dell’odio dell’inconscio. Non si tratta di un odio di “poveri spiriti” ma di un odio nutrito spesso da politici, scienziati, universitari, formatori, da coloro che si occupano dell’ambito della cura…che credono di incarnare il potere che comanda e dirige il mondo.
3 – Per la psicoanalisi lacaniana esiste un rapporto fra amore e odio?
Lacan nel seminario Ancora dice che «l’analisi ci incita a rammentare che non si conosce amore senza odio. Ebbene, se questa conoscenza, […] ci delude, se oggi è necessario che rinnoviamo la funzione del sapere, è forse perché l’odio non vi è stato messo nel posto che gli spetta»[2]. Due lezioni prima utilizza una sua esperienza per mostrare come odio e sapere sono legati. Ci propone il seguente meccanismo che lega l’odio al sapere: odio colui al quale desuppongo il sapere. Lacan aveva già parlato di un legame del sapere con un altro sentimento, poiché «colui a cui suppongo il sapere io l’amo»[3]. Se l’amore è legato al sapere in quanto manca, esso non è però rivolto al sapere stesso, ma al soggetto che è supposto a tale sapere e che potrebbe immaginariamente restituire l’unità perduta. Per quanto riguarda l’odio invece Lacan dimostra che esso mira al sapere stesso, al sapere che definisce l’inconscio, un sapere senza soggetto. Incontrare questo sapere in un altro può scatenare l’odio. La supposizione e desupposizione di sapere costituiscono quindi il punto di incontro e di non rapporto tra amore e odio.
Parole-chiave: amore, odio, legame sociale.
[1] J. Lacan, Il Seminario, Libro XVII, Il rovescio della psicoanalisi [1969-1970], a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2001.
[2] J. Lacan, Il Seminario, Libro XX, Ancora [1972-1973], a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2011, p. 86.
[3] Ivi, p. 64.



