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non sono che difese contro il reale[1]
E guiderà Follia il cieco Amore[2]
«Non chiedere di avere indietro i tuoi occhi, non ne hai bisogno potrebbero farti un gran male […] questo è vero anche per gli amanti»[3]. Così Mercurio, perorando la causa di Follia, si rivolge ad Amore, rimasto accecato nella violenta disputa. Dal canto suo Apollo, divino avvocato di Amore, arringa presso Giove e indica come, in assenza di Amore le persone siano «spaventose, con voci rozze, ignoranti, privi di compassione» e che «in breve, il più grande piacere che c’è, dopo l’amore, è parlare d’amore»[4]. Giove, incerto, sospende la causa per 19.000 anni.
Jacques Lacan nel seminario Ancora afferma che «parlar d’amore è di per sé un godimento»[5] e che «il godimento fuori corpo è godimento della parola»[6]. Nel solco del suo insegnamento Jacques-Alain Miller sottolinea come il «godimento femminile supplementare […] sia presente nel significante in quanto tale» e aggiunge «si tratta precisamente del godimento erotomaniacale, nel senso in cui è un godimento che richiede che il suo oggetto parli»[7]. Dal lato donna è, dunque, necessario che si passi dall’amore e «l’amore parla, in quanto l’amore non è pensabile senza la parola»[8].
Nei labirinti dell’amore e nella commedia dei malintesi, i parlesseri, costruiscono velature sull’inesistenza del rapporto sessuale per far sì che il godimento del corpo, la pulsione, sia riproposto nel circuito del senso, in relazione all’Altro, all’inconscio; velature utili affinché il godimento si presenti come desiderio. Uomini e donne, in modo diverso, nell’inganno necessario per annodare il reale con l’immaginario e il simbolico, interpretano il gioco dei sembianti, tenendo in conto che la disinvoltura che la donna mostra in questo gioco le consente «attraverso il velo» di incarnare «la mascherata […] il velo mostra e nasconde […] sul velo si proietta e si immagina l’assenza»[9]. Le donne per ottenere l’amore «costruiscono un par-essere e allo stesso tempo si spogliano mostrando una verità di struttura: non-tutte di fronte al partner»[10].
Uomini e donne nella loro differenza: lato uomo, una donna sarà collocata nel campo del fantasma, simulacro dell’oggetto causa che ne veicola il desiderio nello stile del feticismo; lato donna, un uomo sarà colui che apporta una funzione fallica, funzione, però, non esaustiva in quanto la donna è esposta in modo estremo all’illimitatezza del proprio godimento, non ritrovando nel corpo una collocazione d’organo che limiti e che indichi il luogo della castrazione. Una donna si rivolge a S(Ⱥ) reiterando la domanda a colui che non può rispondervi per struttura. Si tratta di far parlare l’Altro per significare il silenzio del godimento pulsionale, fino, a volte, in uno stile erotomane, angosciare il partner: avere i segni dell’amore, essere l’unica per l’altro, restare in attesa di parole così da circoscrivere il godimento, esigere una presenza non esclusivamente di corpo. La domanda d’amore, presa in una volontà che ha «carattere assoluto, infinito»[11], superando la misura fallica, fluttua verso il godimento senza limite[12] producendo ravage: l’articolazione dell’avere con l’infinito, per costruirsi una funzione di colmazione e cesura della mancanza nel partner. Una presunta posizione masochistica del soggetto femminile che ha fatto equivoco, meglio indicata da Lacan come il rapporto con l’indeterminatezza dell’essere e come fantasma maschile.
«La depatologizzazione lacaniana» come osserva Christiane Alberti «non cancella le strutture cliniche; al contrario, mette bene in evidenza i bordi del modo di godimento»[13] e leggere il limitare tra femminilità e follia, consente di bordare il godimento nell’erotomania. È il posto che l’Altro occupa nel delirio a costituire la differenza strutturale, si rileva dall’effetto soggettivo di fronte alla fuga di senso che l’azione dell’Altro introduce: il godimento disgiunto, forcluso dal significante del sesso si evidenzia nella psicosi, un punto di certezza sul godimento dell’Altro che fa del soggetto l’oggetto non dell’amore ma del godimento. È il soggetto stesso a essere mortificato ma è un soggetto che sa, che non necessita di interpretare, che ha un rapporto intenso ed esclusivo con il significato. François Leguil riprende come l’erotomania delirante metta in scacco la metafora dell’amore «nel non rimosso della posizione dell’amato e l’impossibile assunzione di quella dell’amante. Il postulato di Clérambault è questa firma. Noi distinguiamo così meglio la posizione erotomaniaca femminile dall’illusione delirante di essere amati»[14]. Sul versante psicotico il soggetto entra in relazione con l’Altro solo nella relazione significante «non si attarda che su un guscio, un involucro, un’ombra […] Là dove la parola, è assente, si situa l’Eros dello psicotico, è qui che egli trova il supremo amore […] ma questo amore è anche un amore morto»[15].
Parole chiave: amore – erotomania – ravage
[1]J.-A. Miller, Clinica ironica, in I paradigmi del godimento, a cura di A. Di Ciaccia, Roma, Astrolabio, 2001, p. 210.
[2]L. Labé, Il Canzoniere. La disputa di Follia e Amore [1554], Milano, Guanda, 1955, p. 72.
[3]Ivi, 86.
[4]Ivi, 94.
[5]J. Lacan, Il Seminario, Libro XX, Ancora [1972-1973], a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 1983, p. 78.
[6]J.-A. Miller, L’inconscio e il corpo parlante in AA.VV., Scilicet. Il corpo parlante. Sull’inconscio nel secolo XXI, Roma, 2016, p. XXX.
[7]Id., Una ripartizione sessuale, “La Psicoanalisiˮ, 41, p. 253.
[8]Ibidem.
[9]S.E. Tendlarz, Le miracle de l’amour et sa jouissance, “Ornicar?ˮ, 52, p. 37 [traduzione dell’A.].
[10]Ibidem.
[11]J.-A. Miller, L’osso di un’analisi, Milano, Franco Angeli, 2001, p. 65.
[12]Cfr. J.-A. Miller, L’orientation lacanienne. Le partenaire-symptôme, lezione 18 Marzo 1998 [inedito].
[13]C. Alberti, Prefazione in AA.VV, Scilicet. Tutti sono folli, Rimini, Panozzo Editore, 2024, p. 8.
[14]F. Leguil, L’érotomanie dépathologisée, “La Cause du désirˮ, 112, p. 87.
[15] J. Lacan, Il Seminario, Libro III, Le psicosi [1955-1956], Einaudi, Torino, 1985, pp. 302-303.



