Umberto Cavalli – membro sotto condizione SLPcf
Il rapporto che intercorre tra noi e i nostri figli,
dev’essere uno scambio vivo di pensieri e di sentimenti,
e tuttavia deve comprendere anche profonde zone di silenzio;
dev’essere un rapporto intimo, e tuttavia non mescolarsi violentemente alla loro intimità;
dev’essere un giusto equilibrio fra silenzio e parole.[1]
Questo testo cerca un legame tra il tema del prossimo convegno SLPcf che si svolgerà a Rimini, dal titolo Clinica delle rotture amorose e il tema del prossimo convegno PIPOL12 che si terrà a Bruxelles, dal titolo Disagio nella famiglia.
L’amore e l’odio nei confronti dei genitori bascula, come un’altalena, su di un perno che con Freud potremmo chiamare ombelico[2]. La famiglia come nodo di significazioni è precisamente la famiglia che risiede nell’infanzia: in quella selva di «impulsi psichici che si forma in quel periodo ed è così significativa per la semeiologia della futura nevrosi»[3]. Per Lacan, «una nostalgia lega il soggetto all’oggetto perduto, una nostalgia tramite cui si esercita tutto lo sforzo della ricerca. Essa caratterizza il ritrovamento del segno di una ripetizione impossibile, visto che per l’appunto non è lo stesso oggetto, non potrebbe esserlo».[4] Per Freud la situazione di base è semplice: «Il primo oggetto erotico del bambino è il seno della madre che lo nutre, l’amore nasce in appoggio al bisogno soddisfatto del nutrimento»[5]. Come ha mostrato nel suo testo del 1910 Psicoanalisi selvaggia, Freud adopera la parola sessualità nello stesso ampio senso nel quale la lingua tedesca usa la parola lieben [amare]. Lo sviluppo “normale” porta quindi il bambino a fenomeni di amore prima, odio poi, nei confronti dei genitori. Le passioni si invertono. “Mio padre picchiava solo me, perché mi amava”, mi dirà una donna al Cecli[6] di Roma. “Quando qualcuno mi guarda, mi vuole menare” mi dirà ancora più sottilmente una ragazza all’Antenna 00100[7] di Nazzano. Un bambino viene picchiato, mostra come vi sia una trasformazione delle formule. In che cosa consiste la terza tappa, ricostruita perché non riportata alla memoria del soggetto? Consiste in: Io vengo picchiato da mio padre. Assume il suo valore come trasformazione della prima: mio padre picchia il bambino che io odio: picchia mio fratello o mia sorella, per timore che io creda che lo si preferisca a me[8]. Di che cosa si tratta per Miller in questa prima forma del fantasma, che darà, poi, la sua trasformazione: un bambino viene picchiato? Si tratta dell’amore[9]. Si tratta di sapere che cosa sia veramente un segno d’amore. Amore e odio che hanno sempre, sia nel caso del bambino che della bambina, rapporto con la mancanza. È per questo che Miller sottolinea che «ciò che Lacan chiama amore è il rapporto dell’oggetto con il niente»[10]. Niente che è veicolato dalla figura della donna, che ne fa da perno.
«Volere essere amati è desiderare che l’altro sperimenti la mancanza; volere essere amati vuole dire castrare, ferire, produrre la mancanza nell’altro. In questo modo possiamo comprendere come mai l’odio sia così prossimo all’amore, che sfocia nell’odio. Amare è odiare nell’altro la sua autosufficienza. Questo elemento si vede molto chiaramente nel soggetto isterico, ma anche in quello ossessivo, il quale giunge a sperimentare l’odio in risposta all’altro che lo ama. Rispondere all’amore con l’odio gli sembra la risposta più immediata, poiché riceve l’amore come fosse segretamente animato dalla volontà di castrarlo. Possiamo dire che per l’ossessivo è impossibile sopportare il potere dell’amata; quando ama, quando riconosce il potere dell’amata, al contempo odia. Questo fatto è stato tradotto con il termine ‘ambivalenza’ ed è anche ciò che Lacan esprime con il neologismo odioamorazione (hainamoration), amore e odio in una sola parola»[11].
Parole chiavi: amore, odio, genitori
[1] N. Ginzburg, Le piccole virtù, Einaudi, Torino, 1964, p. 110.
[2] H. Bonnaud, L’inconscio del bambino, Macerata Quodlibet Studio, 2018, pag. 20.
[3] S. Freud, L’interpretazione dei sogni [1899], in Opere, Torino, Bollati Boringhieri, 2018,Vol. 3, p. 242.
[4] J. Lacan, Il seminario. Libro IV. La relazione oggettuale[1956-1957], a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2007, p. 9.
[5] S. Freud, Compendio di psicoanalisi [1938] in Opere, Torino, Bollati Boringhieri, 2018, vol. 11, p. 615.
[6] Consultorio di psicoanalisi applicata.
[7] Comunità per bambini autistici e psicotici.
[8] S. Freud, Un bambino viene picchiato (Contributo alla conoscenza delle perversioni sessuali) [1919], in Opere, Torino, Boringhieri, 1989, vol. 9. J. Lacan, Il seminario. Libro IV. La relazione oggettuale [1956-1957], a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2007, pp. 108-128.
[9] J.-A. Miller, Il segno dell’amore, “La Psicoanalisi”, 24, p. 43.
[10] Ivi, p. 36.
[11] J.-A. Miller, Sui fenomeni di amore e odio in psicoanalisi, in Introduzione alla clinica lacaniana, Roma, Astrolabio, 2012, p. 188.



