Amelia Barbui – membro A.M.E. SLPcf e AMP
Nel seminario I, nel capitolo “La verità sorge dal fraintendimento”, il 30 giugno 1954, settanta anni fa, Lacan disegna alla lavagna un piccolo diamante, un diedro a sei facce e lo divide, lo taglia, in due piramidi con un piano mediano che rappresenta il reale “puro e semplice”. “I posti sono presi” ma dopo questo taglio, “tutto è cambiato”, scrive. Non può non risuonare qui il taglio sul nastro di Moebius del seminario XIV La logica del fantasma.
“Le parole i simboli, introducono una cavità, un buco grazie al quale ogni sorta di superamento è possibile. Le cose diventano intercambiabili”. Questo buco, questo essere e questo nulla sono essenzialmente legati alla parola. “Nella dimensione dell’essere si situa la tripartizione di simbolico, immaginario e reale, categorie elementari senza le quali non possiamo distinguere nulla nella nostra esperienza.”
Non per niente sono tre. Ci vuole una legge, seppur minima, che la geometria non fa altro che rappresentare, e cioè che se staccate dal piano del reale un elemento che entra in una terza dimensione, non potete costruire alcun solido se non con altri due elementi.
Le tre passioni fondamentali trovano posto nella dimensione dell’essere e non in quella del reale, precisa Lacan. All’incrocio del simbolico e dell’immaginario c’è quella rottura o, quella linea d’arresto, che si chiama amore. All’incrocio dell’immaginario e del reale, l’odio. All’incrocio del reale e del simbolico, l’ignoranza.
Oggi tratteremo dell’amore e dell’odio ma non senza l’ignoranza. Infatti, come ricorda Lacan le due possibilità dell’amore e dell’odio non vanno senza la terza, l’ignoranza in quanto passione, che non viene nominata tra le componenti primarie del transfert. Occorre ricordare che il soggetto che viene in analisi si pone nella posizione di colui che ignora. “Non c’è entrata in analisi possibile senza questo riferimento – non lo si dice mai, non ci si pensa mai, sebbene sia fondamentale.”
Parole chiave: amore, odio, ignoranza



