Monica Vacca – membro SLPcf e AMP
Sigmund Freud ha enunciato tre impossibili: governare, educare e curare.
Sullo sfondo risuona qualcosa dell’umano che sfugge al controllo. La pulsione non si governa, non si educa del tutto: c’è sempre un resto inassimilabile e intrattabile. Ed è proprio il resto che sfugge che rilancia e ingaggia l’azione della psicoanalisi.
Oggi, al tempo dell’era digitale assistiamo a un certo smarrimento degli adulti-educatori (genitori, insegnanti) di fronte a minori “fuori controllo”, sempre più isolati, dipendenti da dispositivi digitali, talvolta violenti e affetti da vari disturbi dell’apprendimento e del comportamento. Le relazioni tra pari e sessuo-affettive appaiono sempre più difficili e problematiche. Entrano in campo gli esperti “psi” per educare, rieducare, trattare i vari disturbi e tentare di curare, controllare, eliminare ciò che non va, che non funziona. All’orizzonte la chimera della normalità, dell’armonia della coppia, e dell’unione pacifica tra umani. Il sapere degli esperti “psi” si impone in ogni dove. Assistiamo a una sorta di educazione generalizzata. Sempre di più educare e curare si sovrappongono e talvolta coincidono.
L’etimologia di educare implica il dux, il ducere, il condurre del capo che domina e spinge verso una meta stabilita a priori, non solo secondo un modello ideale di neuro-funzionamento e di comportamento, ma anche in nome del bene universale. Un’educazione orientata dalla psicoanalisi sovverte tale prospettiva, rende operativo l’ex, mira a ex-ducere, a estrarre il soggetto e accompagnarlo, non solo facendo un passo indietro, ma anche facendo di ciò che sfugge, del resto, la sua cifra singolare. Per dirla con Virginio Baio, occorre farsi guida che segue e al contempo svuotare il sapere degli educatori. Una convocazione al rovescio che rinuncia al ducere, al dominio e ad addomesticare. Ci si accorge, infatti, che più si tenta di controllare ed eliminare ciò che resta della pulsione, più cresce la spinta a un godimento senza limiti che con-duce al peggio. La psicoanalisi orientata da Freud e Lacan non è una pedagogia-educazione, punta all’impossibile, altro nome del reale. La politica dell’inconscio fa del “non c’è normalità e armonia tra gli esseri parlanti” la via per una possibile educazione che tenga conto della differenza assoluta e miri a un saperci fare con ciò che resta di in-educabile.


