Barbara D’Argenio – Membro sotto condizione SLPcf
Produzione del soggetto. È questo che Virginio Baio indica come primo tempo logico affinché l’educazione si imponga: non ciò che il bambino può acquisire in termini di modelli di comportamento, ma la possibilità che il soggetto ha di fare legame sociale con l’Altro.
All’Antenna 00102, struttura residenziale in cui si lavora con bambini autistici secondo gli assi della pratique a plusiers, durante il momento dei pasti ci si siede con i bimbi: ogni commensale ha un proprio posto a tavola, le sue stoviglie, le sue posate. I bicchieri spesso si rovesciano, vengono lanciati; il cibo si trova in egual quantità nei piatti così come a terra. C’è qualcuno che mangia con il piatto in mano camminando ininterrottamente nella stanza, qualcuno che mangia dal suo piatto e da quello degli altri, qualcuno che guarda il tablet. Gli operatori parlano tra di loro, quasi mai direttamente al bambino: ci si ricorda del programma che definisce lo spazio e il tempo in cui si mangia, si ricordano le buone maniere, si lodano le doti dell’operatore che ha cucinato, ci si chiede cosa penserebbe l’amministrazione nel vedere che gli operatori lasciano mangiare i bambini in quel modo così disordinato! La parola non è mai diretta al bambino, lo sguardo è rivolto sempre all’altro operatore. Non c’è nessun “riposizionamento” del corpo in una buona postura, nessun rinforzo quando un bambino mangia “come si deve” o “come non si deve”.
Amedeo e Dionisio facevano parte dello stesso gruppo “bimbi” dell’Antenna nonostante il primo fosse anagraficamente un adolescente.
Quando Amedeo arriva all’Antenna mangia solo con le mani: il cibo è sul corpo e sulle superfici; viene raccolto da terra e poi nuovamente portato alla bocca. Non sono stati rari gli episodi in cui questo avveniva anche con le proprie feci. Amedeo non ha mai svolto nessun tipo di terapia riabilitativa.
Dionisio, otto anni, arriva all’Antenna per allontanamento coatto dalla famiglia. Mi ricordo che l’equipe fu molto contenta di notare come questo bambino mangiasse seduto, con la forchetta. Dionisio arriva con un bagaglio di competenze acquisite tramite terapia riabilitativa.
Dopo circa un anno Dionisio mangerà con le mani, spargendo il cibo su di sé, sul pavimento, raccogliendo non di rado da terra per poi portarlo alla bocca. Amedeo – la cui tendenza a prendere il cibo con le mani non è scomparsa – cerca di “rubare” il cibo direttamente dai piatti o dal pentolone con il cucchiaio.
Dionisio, entrando in un luogo dove il comportamento non è semplicemente rinforzato o punito ma preso come se fosse un significante può sottrarsi a un ideale imposto: smette di eseguire il comportamento atteso e manifesta un abbozzo di produzione soggettiva. Sicuramente non mangia più “come si deve” e scopre che può rifiutare di essere un esecutore: dice di no all’Altro dell’addestramento, rifiuta di essere oggetto di un protocollo.
Amedeo, d’altro canto, non solo prende il cibo con le mani ma inizia a cercare un posto in cui prendere questo cibo e lo fa con un oggetto. È una modalità di Amedeo, estremamente elementare, di dire di sì a un Altro che non lo invade ma lo riconosce come parlante; scopre che esiste un Altro regolato.
Quello che accade all’Antenna non è caos ma la condizione preliminare affinché ci sia educazione: l’emergere del soggetto, in forme non addomesticate. È una possibilità del soggetto di dire di no a un godimento imposto o sì a un desiderio che prende forma nell’Altro.
«Abbiamo scoperto che la via più sicura per riuscire nella cosiddetta educazione senza indurli per questo, come ricorda Lacan, a proteggersi da noi perché ci occupiamo di loro, passa necessariamente per l’operazione fondamentale, fondante, quella che permette loro di realizzare una costruzione che si inscriva e si articoli»[1].
[1] V. Baio, La funzione degli educatori all’Antenna, in Qualcosa da dire al bambino autistico, Roma, Borla, 2011, p. 93.


