Giacomo Gherardini – Partecipante SLPcf
Lavorando con studenti con “bisogni educativi speciali” e con gli insegnanti di sostegno di un liceo, mi è capitato, di frequente, di osservare studenti che entrano nel percorso scolastico in situazione di grande difficoltà relazionale e soggettiva concludere il ciclo con degli effetti notevoli di pacificazione e inserimento nel legame sociale.
Come si spiega? Al di là della contingenza dei buoni incontri con gli insegnanti e gli educatori della scuola l’inserimento in un dispositivo più o meno regolato e “un certo uso del terzo”, che può essere anche casuale e non voluto, funziona come regolazione dell’Altro per gli studenti con delle difficoltà di relazione, vale a dire soprattutto per quei soggetti per i quali l’Altro è evitato, persecutorio, o un individuo a cui incollarsi. L’incontro con i compagni mediato dall’adulto o dal contesto scolastico, le scansioni all’interno delle mattinate disposte dal suono della campanella, e la permutazione degli insegnanti curricolari e di sostegno, ma anche il semplice fatto che l’insegnante debba rispondere del suo operato al coordinatore o al dirigente scolastico, valgono come limiti anche per l’adulto permettendo una certa regolazione e limitazione dell’Altro.
Ma non sono anche i trattamenti cognitivo-comportamentali a “insegnare” le routine a partire dal “sapere” dell’operatore? Possiamo rilevare che se ci orientiamo con Jacques Lacan la condizione preliminare affinché l’alunno possa far propria la routine è che sull’Altro che si trova di fronte sia introdotto un meno, una regolazione o una barratura invece di innescare un braccio di ferro con lo studente forzandolo ogni volta ad apprendere la routine stessa.
Talvolta, grazie alla possibilità di funzionare con un minimo di regolazione, la scuola ottiene degli effetti sul ragazzo laddove i componenti della famiglia di provenienza dello stesso sono molto in difficoltà a introdurre dei limiti al proprio figlio apparentemente disinteressato a ricevere le indicazioni del genitore quando il messaggio dell’adulto arriva in modo troppo diretto e senza mediazione.
Laddove possiamo rilevare un non-rapporto tra il soggetto-alunno e l’Altro che determina un disinserimento dal legame sociale «quello che può supplire a una connessione mancante ha a che fare o con la routine – termine svalutativo per qualificare ciò che si glorifica sotto il nome di tradizione, di eredità del passato – oppure ciò che può essere iscritto nel registro dell’invenzione»[1].
[1] J. –A. Miller, I sei paradigmi del godimento, in I paradigmi del godimento, a cura di A. Di Ciaccia, Roma, Astrolabio, p. 35.


