Omar Battisti – Membro SLPcf e AMP
Si può dire che oggi siamo tutti maleducati? L’educazione è ancora un valore condiviso? Da quando la scienza ha iniziato a occuparsene cos’è diventata l’educazione? La diffusione e l’estensione dei problemi contemporanei per i quali viene fatto appello all’educazione come rimedio spazia dalla sessualità fino alla finanza. Perché questa invasione di una dilagante richiesta educativa?
Nell’esperienza quotidiana capita spesso di assistere a episodi di maleducazione: dal parcheggiare al posto dei disabili al gettare sporcizia ovunque; dal saltare qualsiasi tipo di fila al parlare ad alta voce nel vagone di un treno; dal rispondere malamente fino alle aggressioni verso medici, insegnanti, controllori e chiunque debba far rispettare un qualsivoglia regolamento. Ciascuno potrà evocare occasioni in cui è stato testimone di simili episodi, come semplice spettatore, come “vittima” o “agente”. Ma cosa vuol dire essere educato?
Da quando la scienza è stata investita della funzione di rispondere in modo esclusivo a ogni problema del vivere contemporaneo, c’è una dimensione di questo vivere che viene rigettata: tutto ciò che sfugge ai calcoli, alle misurazioni e agli algoritmi. Rispondere alla domanda di educazione solo attraverso la scienza non potrà che rigettare tutto ciò che non rientra in criteri universali, ricette misurabili e protocolli quantificabili. Nonostante questo sforzo così dispendioso e serioso, si può dire che in fondo l’obiettivo è sempre quello di far rispettare regole e persone. Oggi si pensa che sia importante ricorrere a una ferrea disciplina, incarnata da figure tanto più rigide quanto più a volte ridicole.
Ma perché è così difficile il rispetto delle regole e delle persone? Alla sua radice si trova una dimensione che sfugge a ogni educazione, qualcosa che nell’essere umano è ineducabile: il proprio rapporto con la soddisfazione non tanto dei bisogni, quanto della pulsione. La pulsione non è la stessa cosa dei bisogni. Non basta mangiare per soddisfare la fame. E questo vale per ogni campo dove la soddisfazione chiama in causa un oggetto indifferente alla soddisfazione di un’esigenza senza capo né coda. Senza capo. Quindi ineducabile. Nessun ideale, nessuna imposizione, potrà mai annullare e comandare la pulsione.
Se oggi ha ancora un senso parlare di maleducazione forse si può centrare la questione sull’impossibile da educare presente in ciascuno. Ci si può illudere di restaurare una figura più forte della pulsione in grado di dominarla, un’autorità che metta tutti in riga e zittisca ogni pulsione. Ma è una pia illusione. Si può operare invece isolando e circoscrivendo il posto di quell’ineducabile al cuore di ogni essere umano per inventare un modo proprio a ciascuno di farci i conti.


