Alide Tassinari – Membro SLPcf e AMP
Jacques-Alain Miller titola la terza parte del Seminario XVII di Jacques Lacan Il rovescio della vita contemporanea e nei capitoletti specifica “L’impotenza della verità” seguita dal “Il potere degli impossibili”. Solo se si considera la vita contemporanea nel suo rovescio si può mettere in tensione la verità in quanto impotente e il potere mai decaduto degli impossibili. Un potere attrattivo immenso visto che l’essere umano cerca in tutti i modi di governare, curare, educare, «eventualmente analizzare». Non ci riesce ma nonostante questo continua a provarci perché dice Jacques Lacan, «Più la vostra ricerca starà dalla parte della verità, più sosterrete il potere degli impossibili»[1].
In questo seminario, il diciassettesimo del suo insegnamento, pronunciato a cavallo di due anni cruciali, non solo per Lacan, dà una lettura di questa attrazione, a partire dalla psicoanalisi stessa. Quegli anni seguono quello che verrà chiamato il Sessantotto, anno spartiacque della rivoluzione giovanile che al potere, così si gridava nelle manifestazioni, voleva la fantasia per contrastare il grigiore delle generazioni coeve e precedenti. L’immaginario prende corpo nel movimento e il simbolico considerato totalizzante, potente, è da combattere. Fu una rivoluzione che riguardò in primis il potere e da chi era esercitato. Ma il vero padrone rimaneva escluso in questa lotta.
Il seminario è conosciuto, grazie alla trascrizione di Miller, come il seminario dei Discorsi. I discorsi sono un modo di fare legame sociale tramite la parola. Ogni discorso ha dei posti, sempre quelli, e delle funzioni. Nella quarta di copertina nella traduzione italiana di Antonio Di Ciaccia, si legge che Lacan «vi sviluppa una teoria del potere che ha il suo fulcro nel ‘discorso del padrone’» rovescio di quello della psicoanalisi. Lacan non fa una operazione rivoluzionaria sulla psicoanalisi freudiana – qualche anno prima aveva detto che la selva freudiana era stata da lui trasformata in un giardino alla francese – ma “denuda” la psicoanalisi mettendo in primo piano il potere e l’impossibile. Riprendendo gli impossibili freudiani, testimonia tramite il suo insegnamento che non c’è guarigione, non si può curare la struttura del ‘non si sa quel che si dice’. Impossibile curare e, contestando la teoria freudiana che fa coincidere l’inconscio con la psicoanalisi, ne presenta altri: quello isterico che ha il potere di mantenere il desiderio insoddisfatto, quello dell’universitario che crede di esercitare il potere del tutto sapere e quello dell’analista, il solo che non esercita nessun potere, ma tramite la sua funzione l’analista è nel posto del sembiante, non in quello della verità.
Il rovescio ha una trama e le parole ne fanno stoffa: come distinguere nel tessuto ciò che è dritto e ciò che è rovescio? Dove sta il potere?
Il rovescio della vita contemporanea, soprattutto oggi, a distanza di cinquantasei anni da quando quelle parole furono pronunciate da Lacan “nell’aula magna della Faculté de Droit, di fronte al Pantheon”, perché cacciato dalla sala dell’École Normale Supérieure dove aveva trovato asilo per i suoi insegnamenti nel 1964 dopo “la scomunica” dell’IPA, ancora risuonano per chi pratica la psicoanalisi. Lacan cacciato da un potere universitario continua il suo insegnamento nella Facoltà di Diritto mettendo in primo piano il discorso nel suo rovescio.
C’è un potere e c’è un rovescio: l’analizzante si confronta col discorso del suo padrone. Ce n’è sempre uno che ha il potere di sintomatizzare la sua vita, da inibire le azioni e i desideri. Dei tre poteri impossibili: educare, governare e curare, quest’ultimo è quello che un analista deve saper farne a meno, nessuna cura (in senso medico) ha il potere di curare ciò di cui soffre il parlessere.
Il discorso dell’analista, aldilà del luogo in cui esercita, è sempre nel campo “minato” della parola. E di queste “mine” si serve un analista nel suo atto, senza potere alcuno, se non quello del desiderio. Al potere fa fronte il desiderio, una volta liberato dalla zavorra del troppo di godimento del bla, bla, bla.
[1] J. Lacan, Il Seminario, Libro XVII, Il rovescio della psicoanalisi [1969-1970], a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2001, pp. 236-237.


