Victoria Horne Reinoso – membro AME ECF e AMP
I temi dei congressi dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, ci ha detto Jacques-Alain Miller alcuni anni fa, sono pensati in serie di tre…
L’ultima serie, che si concluderà con il nostro prossimo congresso, è stata consacrata a esaminare tre aforismi fondamentali che, insieme, sostengono e strutturano questa importante svolta dell’ultimo insegnamento di Lacan.
In primo luogo, abbiamo studiato La donna non esiste, poi Tutti sono folli. Ora ci avviciniamo al congresso in cui si tratterà di affrontare: Non c’è rapporto sessuale. Esploreremo questa sorprendente affermazione di Jacques Lacan per cercare di cogliere cosa significa e cosa implica per la nostra clinica e la nostra elaborazione teorica.
Quale percorso, quale traiettoria logica traccia questa trilogia di aforismi? Cosa ci apporta il fatto di aver già affrontato gli aforismi precedenti per lavorare sulla questione del non-rapporto sessuale?
Senza entrare nel merito di ogni aforisma – non è questo il punto qui – vorrei, partendo dal punto in cui ci troviamo, cioè alla vigilia del congresso sul Non c’è rapporto sessuale, gettare uno sguardo su questi tre aforismi per farli risuonare insieme.
Gli aforismi
Sebbene Jacques Lacan non abbia sempre distinto le proprie formule come degli aforismi, ciò ha fortemente caratterizzato il suo stile. Vi ha fatto talvolta allusione, per esempio nel seminario L’angoscia dove parla delle sue «formule […] nello stile dell’aforisma»[1] . È soprattutto Jacques-Alain Miller che ha elevato queste frasi alla dignità dell’aforisma, dando loro tutto il peso che meritano, mettendo in luce la ricchezza che racchiudono e sottolineando, così, la sfida lanciata da Jacques Lacan all’inizio degli Scritti: «condurre il lettore ad una conseguenza ove egli debba mettere del suo»[2].
Secondo il dizionario Le Robert[3], un aforisma è un «breve enunciato che riassume una teoria o un sapere» che non pretende di dire tutto, né di dire il tutto di una cosa.
Nei suoi aforismi, Lacan condensa un complesso apparato teorico in una formula minimale, provocatoria, che produce un effetto di sorpresa, di rottura, se non addirittura di interpretazione, in netto contrasto con un’elaborazione dottrinale. Ciò costringe a scervellarsi per decifrarli e per districare i diversi fili che contengono, al fine di leggerli al di là di ciò che dicono.
Nietzsche parla della necessità di avere una “lettura lenta” o di quella che chiama “una ruminazione”. In effetti, gli aforismi devono essere “ruminati”, rigirati e rivoltati in tutti i sensi per trarne degli insegnamenti. Quest’anno “ruminiamo”: non c’è rapporto sessuale, al fine di identificare i fili concettuali che lo costituiscono e di far emergere la trama che lo sostiene. Ma anche per utilizzare l’effetto di buco nel sapere che produce come motore di elaborazione.
- Da La donna non esiste a Non c’è rapporto sessuale
Innanzitutto, mi sono chiesta perché aver scelto questo ordine per lavorare su questi tre aforismi? La donna non esiste, Tutti sono folli, Non c’è rapporto sessuale… Si può leggere in questo una logica concettuale o è semplicemente il riflesso dell’interesse rivolto, in ogni momento, a ciò che emerge dalla soggettività dell’epoca? Entrambe le ipotesi sono plausibili… Ma vorrei esaminare la prima.
La donna non esiste
È affrontando a testa alta “la roccia della castrazione” che Lacan apre una nuova prospettiva al di là dell’impasse freudiana della femminilità.
Sebbene Lacan approfondisca questa questione già nei suoi Appunti direttivi per un Congresso sulla sessualità femminile (1960), dove si interroga sul fatto che «la mediazione fallica [possa drenare] tutto ciò che di pulsionale può manifestarsi nella donna»[4], è con le formule della sessuazione che differenzia non i sessi biologici, ma due modi distinti di rapporto alla castrazione e al godimento.
Da un lato, identifica la posizione detta maschile, caratterizzata dall’esistenza di un’eccezione rispetto alla castrazione – l’almeno uno, l’eccezione del padre – che permette la costituzione di un insieme detto degli “uomini”, tutti alle prese con la questione fallica. Dall’altro, la posizione detta femminile che rientra in un’altra logica: l’assenza di eccezione non le permette di costituirsi in insieme; essa sfocia in una logica del non-tutto, situando le donne come non-tutte nella logica fallica. È piuttosto ciascuna che ha a che fare con un resto che eccede questo regime, con una dimensione di godimento Altro, supplementare.
Nel suo corso del 2011, L’Uno-tutto-solo, Jacques-Alain Miller mostra come Lacan abbia potuto impegnarsi nella svolta del suo ultimo insegnamento. Egli dice: «Ciò che ha condotto Lacan all’ultimissimo insegnamento, permettendogli di andare oltre il campo che egli stesso aveva aperto e circoscritto, […] è ciò che egli chiama il godimento femminile. È la questione che lo ha strappato da se stesso»[5].
La Donna non esiste viene quindi a mettere in luce, ad appuntare, questa via che Lacan ha aperto, dopo Freud, nella delucidazione della sessualità e della posizione femminile. È questa svolta che gli permette di cominciare a intravedere un al di là del fallo, un al di là del padre. È un’apertura verso la singolarità del godimento femminile che permetterà, in seguito, di estendere questo funzionamento e di generalizzarlo «fino a farne il regime del godimento in quanto tale»[6]. Ovvero, una concezione del godimento che funziona secondo il regime del non-tutto, un godimento ridotto all’evento di corpo.
Prendere in considerazione ciò che non è significantizzabile dal fallo segna l’impossibile universalizzazione del godimento. Al di là del godimento fallico si apre il campo del singolare dove il godimento rinvia ogni parlessere a un marchio unico e contingente.
Tutti sono folli
Se la pertinenza di La donna non esiste per aprire la trilogia degli aforismi appare ora abbastanza chiara, la scelta delle posizioni di Tutti sono folli e Non c’è rapporto sessuale sembra meno evidente.
Tutti sono folli, enunciato una sola volta da Lacan nel 1979, è in realtà posteriore a Non c’è rapporto sessuale. Tuttavia, la trama dottrinale che lo sostiene precede la sua enunciazione in quanto tale.
Nel suo corso del 2007-2008, Jacques-Alain Miller avanza l’idea che “tutti sono folli, cioè deliranti” potrebbe essere una sintesi dell’ultimo insegnamento di Lacan. Infatti, Tutti sono folli raccoglie diversi fili concettuali, ma soprattutto diventa leggibile solo a partire da alcuni punti che, come la questione del godimento femminile, hanno “aperto la porta all’ultimissimo insegnamento”. Si tratta di ciò che emerge da un altro aforisma: Non c’è Altro dell’Altro, fino ad arrivare a l’Altro non esiste, e dalla sua conseguenza: la pluralizzazione del Nome-del-Padre. A partire da lì, questa istanza abbandona lo status di istanza normalizzante, che fa entrare nella norma-(maschi)le, per diventare una funzione, suscettibile di essere riempita da una molteplicità di occorrenze e che viene, come sintomo, ad annodare la struttura.
Inoltre, l’individuazione di questo godimento femminile, che deborda rispetto a ciò che la funzione fallica designa come godimento, è fondamentale per passare da un regime della forclusione del Nome-del-Padre a quello di una forclusione generalizzata. Quest’ultima introduce una “clinica universale del delirio”, che testimonia un altro aspetto dell’impossibile dell’universalizzazione del godimento: un godimento che nessun significante può “normalizzare” per tutti.
Potremmo quindi dire che bisognava passare attraverso la formula “tutte le donne sono folli” per arrivare a “tutti sono folli”; che era necessario enunciare dapprima il non–tutto, la cui chiave è questo godimento detto femminile – ma che riguarda ogni parlessere – per poi estenderlo oltre la metafora paterna e arrivare così al “tutti”. Questo “tutti”, paradossalmente, lungi dal significare una universalizzazione, rinvia al più singolare della follia di ciascuno, al modo in cui ognuno può sbrogliarsela con il buco della forclusione generalizzata.
Non c’è rapporto sessuale
Non c’è rapporto sessuale è anch’essa una formula che ha preso forma a partire da questa svolta nell’insegnamento di Lacan in cui la concezione dell’economia del godimento cambia.
Naturalmente, anche in questo caso, gli elementi che hanno permesso una tale formulazione, così concisa e incisiva, si stavano realizzando già da un certo tempo.
Così, nel Seminario XIV. La logica del fantasma, la formula si abbozza: “non c’è atto sessuale”, e nel Seminario XVI. Da un Altro all’altro, si precisa: non c’è rapporto sessuale[7]. Ma già nel Seminario XIV del 1967, parlando della soddisfazione, Lacan ci dice: «questa armonia non può in nessun caso essere concepita nell’ordine della complementarietà, ovvero di un’unione dell’elemento maschio con l’elemento femmina […] paragonandola all’unione della chiave con la serratura»[8].
Tuttavia, anche qui, questo aforisma assume tutto il suo peso solo a partire dalla produzione delle formule della sessuazione.
È in queste formule che Lacan, come egli stesso afferma nel Seminario XIX, «cerco di fissare ciò che supplisce a quella che ho chiamato l’impossibilità di scrivere il rapporto sessuale»[9]. L’asimmetria tra il godimento dal lato maschile, interamente preso dentro la dimensione fallica, e il godimento femminile, di cui una parte eccede questa logica, è fondamentale per cogliere l’impossibile dell’incontro tra i godimenti.
Poiché l’affermazione non c’è rapporto sessuale è il correlato del fatto che c’è il godimento. Il godimento come evento di corpo, come evento di Un corpo, implica una disgiunzione dall’Altro.
«Non c’è rapporto sessuale a livello del reale, – ci dice Jacques-Alain Miller nel 2011 – perché a questo livello è l’Uno che regna, non il due»[10].
Questi tre aforismi si fondano quindi solo su una concezione dell’economia del godimento che “risponde al regime del non-tutto”. Tutti e tre sfociano in un’impossibilità di universalizzazione.
I tre enunciati contengono qualcosa di radicale: “Non c’è”, “non esiste”, “tutti” – che, nonostante la loro apparente generalizzazione, dicono che non c’è alcun universale possibile. Ciò che è universalizzabile è che non c’è un “uguale per tutti”, la singolarità regna.
Ed è a partire da questa singolarità, da questo “senza eguali” di ogni parlessere, che opera la psicoanalisi lacaniana.
Possiamo quindi affermare che ciò che permette di annodare questi tre aforismi dell’ultimo insegnamento di Lacan è, in realtà, un quarto, che fa convergere i fili teorici che li sostengono: è Cèd’luno!
- Ciò che viene ad annodare la trilogia: Cèd’luno !
La formula Cèd’luno che Lacan pronuncia nel Seminario XIX, apre una nuova prospettiva per sviluppare la questione centrale che attraversa tutto il suo insegnamento: l’articolazione tra il significante e il godimento.
Cèd’luno è una pietra fondamentale, che struttura tutti gli elementi dell’Ultimissimo insegnamento e sfocia nel Sinthomo come risposta.
Impossibile addentrarsi qui nella complessità della problematica dell’Uno che attraversa tutto questo Seminario …o peggio. Vorrei solo cercare di farvi sentire quanto questo aforisma – bizzarro, sorprendente, poiché si tratta di una compressione di parole, della trasformazione della locuzione: “C’è dell’Uno” in un’invenzione neologica – quanto, quindi, questo aforisma sia essenziale per cogliere Non c’è rapporto sessuale.
Nella quarta di copertina di questo Seminario XIX, Miller afferma: «Al cuore del Seminario questo aforisma, passato inosservato, completa il “non c’è” del rapporto sessuale enunciando quello che c’è. Vale a dire l’Uno-tutto-solo. Solo nel suo godimento (fondamentalmente autoerotico) come nella sua significanza (extrasemantica). Inizia qui l’ultimo insegnamento di Lacan»[11].
Per forgiare la sua concezione di questo Uno originario, Lacan ricorre a Parmenide e alla teoria degli insiemi.
Come spiega Jacques-Alain Miller: «questo Uno-tutto-solo […] è il marchio originario a partire dal quale si può pensare la mancanza»[12]. Infatti, occorre un primo Uno che si cancelli affinché tale cancellazione si costituisca in zero e la serie degli “uni contabili” possa emergere.
È differenziando ontologia ed enologia – l’essere e l’esistenza – che Lacan fonda ciò che chiama il Campo dell’Uniano[13] come quello di «ciò che esiste solo in quanto non è»[14].
L’esistenza implica quindi l’inesistenza. Il “c’è” non può che essere correlato a un “Non c’è”: «È così che l’esistenza, si enuncia immediatamente, fin dalla sua prima comparsa – ci dice Lacan – correlativamente con la sua inesistenza. Non c’è esistenza, se non su un fondo di inesistenza»[15].
Lacan parla del significante bifido: cancellandosi, da un lato lascia un marchio; dall’altro genera lo zero con la possibilità di un altro tipo di uni. Ma tutto ciò che verrà in seguito avrà una risonanza con questo primo Uno cancellato che esiste solo come marchio, come traccia dell’esistenza di questo Uno diventato insieme vuoto, inesistenza, buco…
Ma di cosa si tratta in questo Uno? Questo istante della prima emersione di questo Uno originario è quello di un’incarnazione, quello dell’incorporazione del significante inaugurale; è la percussione del significante e del corpo.
Si tratta di un istante fuori dal tempo, contingente, che sorge in “un punto” di ex–sistenza «che è maggiormente difficile da raggiungere, (da) ciò che è più sfuggente nell’enunciabile»[16], dice Lacan. Perché per esistere, perde il suo status di significante: «È l’esistenza come marchio che fonda l’inesistenza»[17]. Questo punto reale che “ex-siste” solo in quanto sostanza godente singolare e indicibile.
Così, Jacques-Alain Miller può dire che «lo stile di godimento di un soggetto è sempre legato a un primo evento di godimento, con valore traumatico. È dell’ordine dello shock, della contingenza.[…]. Non è preso dentro una dialettica, ma è oggetto di una fissazione»[18]. Se non c’è rapporto sessuale, è perché c’è il godimento dell’Uno, dell’Uno-tutto-solo, che affonda le sue radici in questa contingenza unica e singolare del primo incontro tra il significante e il corpo.
È quindi da questo primo “c’è” del godimento, che svanisce e lascia un vuoto, una nade (nada) dice Lacan, che potrà emergere qualcosa. Tutto ciò che verrà, sarà di natura sostitutiva. È questo punto che mette in evidenza il testo C’è, non c’è di Jacques-Alain Miller che apre il volume Scilicet, questa idea centrale concernente il carattere sostitutivo del godimento nell’ultimo insegnamento di Lacan: «La formula secondo cui il rapporto sessuale non esiste – dice – delinea un’economia del godimento che è sostitutiva in ogni sua parte, senza originale»[19].
Questa traccia di godimento Uno non ha un “originale” nel senso di un modello, ma è “originaria”, all’origine dell’inesistenza in quanto tale, e risuona nel modo di godimento autistico del sinthomo di ogni parlessere.
- Il sinthomo, la sublimazione e il legame
Torniamo, per concludere, all’aforisma Non c’è rapporto sessuale.
Se questo indica che non c’è una «formula universale che articoli un sesso con l’altro»[20], che c’è una non-complementarità dei godimenti, che ne è allora del legame tra i parlesseri?
Gli incontri sono, infatti, sempre contingenti e sinthomatici: si producono a partire da ciò che risuona di quelle tracce traumatiche e singolari provocate dalla prima percussione del significante sul corpo, che determinano un modo singolare di godimento che si fissa e che itera. Il rapporto sessuale, dice Lacan, «è un rapporto intersinthomatico»[21].
Le soluzioni sinthomatiche che un soggetto può trovare attraverso una psicoanalisi, compresa quella del legame amoroso con un partner, sono dei modi di arrangiarsi per far fronte alla sofferenza ripetitiva del sintomo. Sono invenzioni che possono sorgere solo dall’inesistenza di una “forma universale del rapporto”, da quella “apertura fondamentale” del “non-rapporto-sessuale”. Si tratta di tentativi di fare annodamento con l’Altro e di uscire dall’Uno-da-solo.
È in questo che il sinthomo è, in un certo senso, una forma sublimata del sintomo: «La teoria freudiana della sublimazione – diceva Miller già nel 1982 – è il punto da cui ci si può avvicinare meglio al Non c’è rapporto sessuale formulato da Lacan. Dove c’è rapporto sessuale, la sublimazione è inconcepibile»[22].
Se non c’è il rapporto sessuale, c’è l’amore e c’è il legame sociale: dei discorsi che permettono al parlessere di articolare il significante e il godimento. L’amore come supplenza di questo rapporto sessuale che non esiste viene a far esistere un modo per strapparsi dalla solitudine radicale in cui il godimento Uno, autistico, autoerotico, può confinare il parlessere. È il “non c’è” che spinge all’invenzione, alla sublimazione, all’amore, a fare legame – e anche alla psicoanalisi: “c’è” perché “non c’è”.
Lo Scilicet che introduce il tema del Congresso è stato concepito a partire da frasi prese come aforismi. È quindi un aforisma, trattato da altri aforismi, non per spiegarlo, ma per bordarlo, per renderlo più complesso, interrogarlo, disegnando un movimento attorno a un impossibile da dire, da cui può sorgere l’invenzione e la produzione di un sapere.
Traduzione: Adele Succetti
[1] J. Lacan, Il Seminario, Libro X, L’angoscia [1962-1963], a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2007, p. 193. È proprio in questo momento che egli afferma: «Solo l’amore permette al godimento di accondiscendere al desiderio». (Ivi, p. 209).
[2] J. Lacan, Ouverture della raccolta, in Scritti, Torino, Einaudi, 2002, p. 6.
[3] Le Robert, Dictionnaire de la langue française.
[4] J. Lacan, Appunti direttivi per un Congresso sulla sessualità femminile [1960], in Scritti, cit., p. 726.
[5] J.-A. Miller e A. Di Ciaccia, L’Uno-tutto-solo, a cura di A. Di Ciaccia, Roma, Astrolabio, 2018, p. 70.
[6] Ibidem.
[7] J. Lacan, Il Seminario, Libro XVI, Da un Altro all’altro [1968-1969], a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2019, p. 222.
[8] J. Lacan, Il Seminario, Libro XIV, La logica del fantasma [1966-1967], a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2024, p. 192.
[9] J. Lacan. Il Seminario, Libro XIX…. o peggio [1971-1972], a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2020, p. 134.
[10] J.-A. Miller, A. Di Ciaccia, L’Uno-tutto-solo, cit., p. 106.
[11] J. Lacan, Il Seminario, Libro XIX…. o peggio, cit., p. 243.
[12] J.-A. Miller e A. Di Ciaccia, L’Uno-tutto-solo, cit., p. 101.
[13] Cfr. B. Horne e I. Gurgel, El campo Uniano. La última enseñanza de Lacan y sus consecuencias, Buenos Aires, Grama, 2023.
[14] J. Lacan. Il Seminario, Libro XIX…. o peggio, cit., p. 132.
[15] Ivi, p. 131.
[16] Ibidem.
[17] B. Horne, El campo Uniano, cit., p. 40.
[18] J.-A. Miller, A. Di Ciaccia, L’Uno-tutto-solo, cit., pp. 45-46.
[19] J.-A. Miller, C’è, non c’è, in Scilicet Non c’è rapporto sessuale, Rimini, Panozzo Editore, 2025, p. 29.
[20] R. Seldes, Un sapere sempre in costruzione, in Scilicet, cit., p. 33.
[21] J. Lacan, Il rapporto sessuale è un rapporto intersinthomatico [1978], “La Psicoanalisi”, 69, pp. 11-12.
[22] J.-A. Miller, Capisaldi dell’insegnamento di Lacan, a cura di A. Di Ciaccia, Roma, Astrolabio, 2021, p. 211.


