Umberto Cavalli- Membro sotto condizione SLPcf
Amor matris, maybe the only true thing in life[1].
Sulla base della mia esperienza con bambini psicotici e autistici, potremmo partire dalla dimensione sintomatica nella clinica del bambino. Cosa ci dice Jacques Lacan? «Nella concezione elaborata da Jacques Lacan, il sintomo del bambino è nella posizione di poter rispondere a quanto c’è di sintomatico nella struttura familiare»[2]. Il bambino fa esistere il rapporto sessuale: poiché tra l’uomo e la donna (il padre e la madre) c’è una faglia costitutiva (il non-rapporto), il bambino si inserisce in questo “buco”. Attraverso il suo sintomo, o mettendosi nella posizione di oggetto a che completa la madre, il bambino cerca di tappare questa mancanza, facendo così esistere, a livello fantasmatico, il rapporto sessuale tra i genitori. Il sintomo del bambino rappresenta, dice Lacan, «la verità della coppia familiare»[3].
Molto più tardi, nel Seminario XXV Il momento di concludere, Lacan farà una battuta molto attinente a questo: «Non c’è rapporto sessuale, tranne che per le generazioni vicine, vale a dire i genitori da una parte, i figli dall’altra[…]. È a questo che ripara il divieto dell’incesto»[4]. Con questo sembra intendere che l’unico “rapporto” che sembra avere una reale consistenza è quello verticale (tra genitore e figlio), ed è proprio per questo che deve intervenire la Legge per porre una separazione.
Dunque, l’ipotesi è che, per il bambino, ci sia qualcosa del rapporto sessuale che avviene, rispetto al suo primo Altro genitoriale. Altro con il quale, «il bambino è più o meno esposto a una subornazione nel fantasma»[5].
Subornazione, è un termine molto importante che Lacan usa solo nella Nota sul bambino e ne La direzione della cura: «Nessun indice basta a mostrare dove agisce l’interpretazione, se non si ammette radicalmente un concetto di funzione del significante che colga dove il soggetto gli si subordina a tal punto da esserne subornato»[6]. Nel Littré, il dizionario usato da Lacan, la parola subornare significa: «SUBORNER (lat. subornare), v. tr. [verbo transitivo]. Indurre a compiere un’azione contro il proprio dovere, una cattiva azione. Subornare (o corrompere) dei testimoni, degli assassini, ecc. SUBORNEUR, EUSE [Subornatore, subornatrice], s. m. e f. [sostantivo maschile e femminile]. Colui, colei che suborna. Subornatore di testimoni. || Agg. [Aggettivo]. Che seduce, inganna. Questo fascino seduttore, VOLT. [Voltaire]»[7]. L’accento giuridico di questo termine riflette, a mio avviso, le due facce della relazione duale: il lato di chi corrompe e il lato di chi si fa corrompere. Non a caso, per Lacan, «l’articolazione si riduce di molto quando il sintomo che risulta dominante attiene la soggettività della madre»[8].
Ma allora, è possibile testimoniare di un passaggio dalla clinica sintomatica di una relazione duale a una clinica sinthomatica tramite la pratique à plusieurs? Sì a mio avviso, sudando sette camicie. Da un lato con il bambino, mettendo in campo tutti gli strumenti della psicoanalisi, in istituzione, senza però fare psicoanalisi direttamente. Dall’altro intervenendo con i genitori, lato dal quale nella mia esperienza si riscontrano le maggiori difficoltà.
È un compito arduo, lo espone chiaramente anche Virginio Baio nel testo Anche i bambini hanno un’antenna, gli dirà infatti un genitore: «Ma io e Victor, siamo la stessa cosa! È lo stesso rapporto: egli è la mia chiave di volta!» Per Baio in alcuni casi la struttura familiare ci mostra che «c’è rapporto sessuale»[9]. Sono d’accordo con Gregorio di Ciaccia, che nell’ultimo numero di Scilicet indica i due lati di questa impasse: Un bambino che si trova in posizione di oggetto a nel fantasma materno «oggetto a […] che viene a supplire al rapporto sessuale che non c’è» oppure «la donna entra in funzione nel rapporto sessuale soltanto in quanto madre» e «il godimento della donna […] non tutta […] ella lo tapperà con quell’a che sarà il suo bambino»[10].
Possiamo cogliere un frammento di questo aspetto con un’artista della penna, Marguerite Duras, che nei Quaderni della guerra scrive: «Ha riso di nuovo e ho infilato la testa sotto la capote della carrozzina per cogliere tutto il suono di quel riso. Del riso del mio bambino. Ho appoggiato l’orecchio a quella conchiglia per sentire il rumore del mare. […] A volte, quando sbadiglia, respiro la sua bocca, il soffio leggero del suo sbadiglio. Non sono una madre fuori di testa. Non vivo solo di quel riso, di quel respiro. Ho bisogno di molte altre cose, ho bisogno di solitudine, di un uomo. No. Conosco il valore di un bambino. […] Misuro tutto l’orrore della possibilità di un simile amore»[11].
Per questo, in equipe, sulla guida della pratique à plusieurs inventata da Antonio di Ciaccia, interveniamo su due fronti. Da un lato cerchiamo di far parlare i genitori del proprio bambino, cerchiamo perché le aperture, se il rapporto è duale, sono molto difficili. Una strada di lavoro è farsi adottare dall’Altro genitoriale.
Dall’altro lato interveniamo con i laboratori con il bambino affinché possa mettere in forma un fantasma, distanziarsi, farsi spazio. È una posizione funzionale ma molto esigente, che richiede una destituzione. Esigente perché si «domandano a un operatore delle virtù che sono quelle che si ottengono alla fine della lunga esperienza psicoanalitica»[12]. Esperienza analitica che, come Virginio Baio ha testimoniato può portare a qualcosa definibile come “amore per il reale”[13]. La pratique à plusieurs può guidare nella direzione di una destituzione soggettiva.
«Il sapere in gioco […] è che non c’è rapporto sessuale, rapporto, intendo dire, che possa essere messo in scrittura […] si potrebbe arrivare a fare a meno di quell’increscioso rapporto per rendere l’amore qualcosa di più degno del proliferare di chiacchiere in cui oggi consiste»?[14].
[1] J. Joyce, Ulisse, episodio Scilla e Cariddi. [Amor matris: genitivo soggettivo e oggettivo – Latino: sia «amore della madre» che «amore per la madre». Per Stephen la frase risultava ambigua, poiché poteva indicare l’amore della madre per il figlio (soggettivo) o l’amore del figlio per la madre (oggettivo)].
[2] J. Lacan, Nota sul bambino [1969], in Altri scritti, a cura di A. Di Ciaccia, Torino Einaudi, 2006, p. 367.
[3] Ivi, p. 368.
[4] J. Lacan, Le Séminaire, Livre XXV, Le moment de conclure [1977-1978], lezione dell’11 aprile 1978, inedito, [trad.nostra].
[5] J. Lacan, Nota sul bambino [1969], in Altri scritti, cit., p.368.
[6] J. Lacan, La direzione della cura e i principi del suo potere [1958], in Scritti, a cura di G. Contri, Torino, Einaudi, Torino, 2002, p. 588.
[7] E. Littré, Dictionnaire de la langue française.
[8] J. Lacan, Nota sul bambino [1969], in Altri scritti cit., p. 368.
[9] V. Baio, Anche i bambini hanno un’antenna, Macerata, Quodlibet, 2026, p. 120.
[10] G. di Ciaccia, Un’altra soddisfazione, in Scilicet. Non c’è rapporto sessuale, Rimini, Panozzo, 2025, p. 184.
[11] M. Duras, Quaderni della guerra e altri testi, Feltrinelli, Milano, 2008, p. 191.
[12] E. Laurent, L’attention clinique de Virginio Baio et sa translation éthique, Hebdo blog 263. [Trad. nostra].
[13] V. Baio, L’amore del reale, “La Psicoanalisi”, 24, p. 158.
[14] J. Lacan, Nota italiana [1973], in Altri scritti, cit., pp. 306-307.


