Alice Ballarini- Membro SLPcf e AMP
In che modo, oggigiorno l’esperienza clinica con l’infanzia e l’adolescenza, può testimoniare della difficoltà del bambino, talvolta impossibilità, a separarsi dall’altro genitoriale? Come la psicanalisi orientata dalla teoria di Lacan, può contribuire alla lettura e all’articolazione delle domande che giungono in consultazione?
Vengono pubblicati a ritmo sostenuto manuali di buona pratica genitoriale, ogni aspetto legato alla salute fisica e psicologica è regolamentato da linee-guida, nell’ambito materno-infantile, della salute della donna, del bambino e dell’adolescenza, per citarne solo alcune.
Dunque, le domande che giungono in consultazione vanno considerate a partire dalla dimensione istituzionale, collettiva e pubblica del tempo contemporaneo, e la scommessa sta nel favorire una presa di parola soggettiva.
A partire dalla gravidanza-puerperio, fino ad arrivare all’adolescenza e oltre, una famiglia è chiamata alla buona pratica. Le linee guida del Ministero della Salute sottolineano l’importanza dell’allattamento come un modo per rispondere e comprendere i bisogni del proprio bambino[1], vengono promosse azioni e strategie da attuare nei primi mille giorni di vita di un bambino, lo stesso vale per l’educazione alle relazioni nell’infanzia.
Il discorso del nostro tempo moderno è universalizzante, non tende al particolare ma risponde a comandi universali, imperativi di godimento. A partire da ciò sorgono i nuovi sintomi della contemporaneità, che portano i nomi anonimi dei comportamenti cosiddetti disfunzionali, quali Disturbi dell’Attenzione-Iperattività, Disturbi del Comportamento, Disturbi dell’Apprendimento, Disturbi della Nutrizione, solo per citarne alcuni.
Tutto questo materiale divulgativo va a supportare con forza l’ideale che possa esistere armonia, sia nel rapporto con il proprio corpo sia nelle relazioni con gli altri nel tentativo di colmare il buco di sapere rispetto alla propria soggettività a favore di una buona pratica. A partire da qui, si può cogliere, tra le domande che giungono in consultazione, un insopportabile dell’Altro, che strutturalmente sorge, in quanto è a partire da una disarmonia che può nascere una differenza, fondativa del soggetto stesso.
«Dai resti di odio e amore, Freud ricostruisce le peripezie della vita amorosa e della vita pulsionale in funzione delle differenti scelte oggettuali»[2], questa può essere ancora oggi la scommessa per una presa di parola soggettiva.
La connessione per il bambino al discorso dell’Altro e alla pulsione, a un desiderio che non sia anonimo sono strutturanti. La garanzia che si introduca la questione della mancanza apre alla possibilità che il soggetto stesso possa separarsi, dai significanti dell’Altro e dall’immediatezza della pulsione.
[1] Disponibile qui: https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/imported/C_17_opuscoliPoster_303_allegato.pdf
[2] E. Laurent, La commedia del rimatrimonio , “La Psicanalisi”, 34, p. 134.


