A cura di Manuele Cicuti – membro SLPcf e AMP
“Separarsi oggi”, un titolo che coniuga la separazione e l’attualità. Separazioni nella realtà e separazioni nell’inconscio: per la sua esperienza con bambini e adolescenti, quali connotazioni cliniche nell’epoca contemporanea?
Pur con le dovute differenze, alcuni bambini, più di altri, hanno utilizzato il lavoro terapeutico per alleggerire e rendersi tollerabile la messa a distanza dell’altro; nella mia esperienza dove questa operazione è sembrata, a volte, più accessibile con i bambini, lo è stata meno con gli adolescenti ma non impossibile.
Il bambino deve poter vivere una separazione originaria se vuole collocarsi presso l’Altro, se vuole trovarvi un posto, deve poter abbandonare uno stato di tutto godimento primitivo per entrare nel linguaggio. Il lavoro con i bambini concorre a che questo accada, anche se oggi questo avviene con delle accortezze che forse un tempo non erano così necessarie. Quando ho iniziato a lavorare, il bambino e i genitori sembravano arrivare più regolati e orientati sul procedere, oggi, capita spesso che un genitore arrivi per accompagnare il bambino e che entri con lui, nonostante gli incontri di presentazione siano già avvenuti. Il bambino arriva con la madre e la madre arriva con lui. Se valuto di non dire nulla, non preciso nemmeno chi dei due è bene che rimanga. Qualcosa accade lì, sento la prudenza e l’inutilità di volerli separare investendo, piuttosto, nella possibilità che qualcosa accada lì, che la parola del bambino trovi un appoggio per dire lui all’altro di aspettarlo fuori, o che sia la mamma a voler guadagnare l’uscita. Questo avviene nei modi più diversi, capita che un bambino entri, si volti e dica alla madre di aspettare fuori oppure che le chiuda la porta in faccia; è mia premura riaprire la porta per salutarla e magari sorriderle, come a dire, va bene così.
Per gli adolescenti, invece, è diverso.
Una seconda separazione inizia quando, a fronte di un’irruzione di godimento inaspettata, l’infanzia si disfa, si tratta di quel godimento irregimentabile dal simbolico, che non entra nella rete linguistica e che opera una discontinuità. L’incontro con la sessualità che solleva il velo sul reale inaugura un altro tempo, un tempo logico di transizione per il quale è difficile collocarsi e trovare le parole per spiegare ciò che si prova davanti all’enigma. “Non vorrei crescere” dice un ragazzo “perché per me è come se non potessi più sbagliare, sento un non so che di dolce-amaro che mi prende, ma non so dirne”. La lingua si disarticola dall’Altro e l’adolescente, che non inquadra ciò che prova, è costretto a guardare e cercare fuori dalla famiglia qualcosa che lo acquieti. Si allontana incerto non senza turbamenti e, più si separa, più affiora l’impossibile che buca la trasmissione e la prossimità generazionale.
Avventurarsi ha a che vedere con quel “dolce-amaro” che spinge a cercare qualcuno d’amare senza la garanzia di essere ricambiato, con il rischio di entrare in una dimensione di solitudine radicale dalla quale non sempre trova appigli per uscirne.
Alcune ricerche sociologiche fanno emergere che in Italia, diversamente da altri Paesi europei, i giovani si separano con più difficoltà dalla propria famiglia di origine. Aldilà delle rilevazioni statistiche e delle considerazioni di ordine generale o sociale, che lasciamo ai sociologi, cosa può dire lo psicoanalista circa questo dato?
Non saprei rispondere nello specifico se non pensando che qualcosa negli adolescenti italiani è cambiato rispetto a qualche anno fa. Sebbene non sia usuale andare a vivere da soli prima dei vent’anni, oggi l’adolescenza è in anticipo e questo non è senza conseguenze. Sono un po’ di anni che in Italia i bambini e i ragazzi si allontanano da casa molto prima di quanto non accadesse in passato. Per periodi più o meno brevi frequentano campi estivi fuori città, partecipano agli scambi culturali scolastici con diversi paesi europei e intraprendono usualmente l’esperienza dell’Erasmus.
Detto questo, ciò di cui si occupa la psicoanalisi è trasversale.
L’irrompere del reale della pulsione sessuale, la metamorfosi dentro la quale ci si ritrova proprio malgrado inaugura un altro tempo della vita e questo ovunque il soggetto si trovi.
In una notte, dice Philippe Lacadee, il bambino deve lasciar andare la sua infanzia per fare spazio al reale che irrompe nel corpo e che lo porta a confrontarsi con l’adolescenza e le sue esperienze più o meno traumatiche. Quali caratteristiche di questa ‘separazione’ nell’epoca attuale?
Per acquietare quel “dolce-amaro”, l’adolescente oggi dispone di tutto quello che il mercato gli offre. Gli oggetti sono immessi rapidamente e continuativamente in un circuito che li rende persuasivi e appetibili sia per la loro presa immaginaria sia per la facilità con la quale sono resi raggiungibili. La connessione alla rete con la sua funzione di appoggio illusorio suggerisce diversi supporti identificatori moltiplicando le risposte sintomatiche. L’adolescente preso dal suo malessere si ritira spesso in un corpo a corpo con l’oggetto rendendone estremo ed eccessivo l’impiego proprio quando il suo linguaggio va disarticolandosi dall’Altro.
Gli incontri con qualcuno che sappia tenere il quadro consentono di allentare la presa, d’invertire la direzione di una separazione estrema. L’adolescente sa percepirne il sollievo, soprattutto quando, grazie al transfert, saprà includere come condizione del suo lavoro un limite al rischio e ai pericoli che corre.


