Pietro Grossi – Psicoterapeuta, Diplomato Istituto freudiano di Roma
In Perfect Days di Wim Wenders, Hirayama dice alla nipote Niko “Il mondo, in realtà, è fatto di tantissimi mondi […]”[1]; la nipote risponde: “E il mio mondo? Io in quale di questi mondi vivo?”[2].
A questa domanda non segue una risposta, ma sopraggiunge – nel silenzio – lo sguardo dal Sakurabashi sul fiume Sumida. Ecco una declinazione dell’ascolto. Potremmo dire che il silenzio che segue alla domanda di Niko assume il significato di un non sapere. Un non sapere quale sia il mondo dell’altro, un sapiente non sapere che lascia all’altro lo spazio della sua singolarità. La contingenza nell’ascolto è lì dove emerge il mondo dell’altro.
L’ascoltare oggi lo si può declinare in una dotta insipienza: se il mondo dell’altro è veramente un altro mondo, ebbene il punto da cui partire è precisamente l’ascolto divincolato da qualsiasi lettura fantasmatica. Lacan dice: «Date alla verità quel che è della verità e alla fesseria quel che è della fesseria. Ebbene, non è così semplice, perché verità e fesseria si ricoprono. Se c’è una dimensione inerente alla psicoanalisi non è tanto la verità della fesseria quanto la fesseria della verità»[3].
Sovente ci confrontiamo nel potenziale ascolto con una serie di elementi che fungono da pre-condizione perché ci sia la scelta di colui che occuperà il posto del terapeuta o, laddove c’è dell’analista, dell’analista. Quello che accade è che ci sia una pre-condizione nella scelta della suddetta figura: che possa avere famiglia, che possa avere figli, o che si sia confrontato con la tale o talaltra contingenza. Perché, a volte, questi elementi sono presenti nella scelta della persona con cui articolare il proprio lavoro? Perché lì si può profilare la possibilità, fantasmatica, che qualcosa del non c’è rapporto possa essere eroso e possa così articolarsi la possibilità dell’incontro, la possibilità della comprensione di quanto si stia articolando.
La questione si pone su un versante diverso. C’è qualcosa che potenzialmente fa ostacolo al mitema della comprensione, al mitema del se c’è questa precondizione, allora sarà certo che l’altro possa ascoltare e capire quanto stia articolando. Ciò che fa ostacolo, al mitema della comprensione, è il fantasma soggettivo, la modalità singolare attraverso cui si guarda e si legge il mondo.
In fondo la psicoanalisi opera a partire da una de-mistificazione in cui la verità non è la verità una. Sappiamo come il mito della verità una, si pensi alle guerre, produca e abbia prodotto delle circostanze terrificanti, dove la “verità della fesseria” che acclude la fesseria nella verità viene assunta in quanto verità incontrovertibile. Bensì, è “la fesseria della verità” che consente di spezzare la verità, di segmentare la verità, declinandola nelle diverse verità fantasmatiche.
L’ascolto, perché sia tale, bisogna che si articoli dalla posizione di “saper non sapere” sull’altro. La comprensione, introducendo un sapere nell’altro, porta alla perdita del mondo dell’altro.
[1] Perfect Days, regia di Wim Wenders, 2023, 1:28:27.
[2] Ivi.
[3] J. Lacan, Il Seminario, Libro XV, L’atto psicoanalitico [1967-1968], a cura di A. Di Ciaccia, Torino, Einaudi, 2025, p. 40.


