Amelia Barbui, Membro AM della SLP e dell’AMP
Milano, 27 ottobre 2022

Potrebbe essere, ma questa volta volutamente mascherato nelle parole di una così detta “donna”, sotto le mentite spoglie di un nuovo diritto che riguarda qualcosa che non è mai stato vietato: la gravidanza. Come se una donna non fosse in grado di decidere sulla propria maternità.

Questo è già un programma che dice qualcosa che potrebbe sembrare una scarsa considerazione del registro simbolico se non fosse che i nuovi eletti tendono ad agire in modo trasversale, modificando, per esempio, il nome di “Ministero delle pari opportunità e della famiglia” in “Ministero della famiglia, della natalità e delle pari opportunità”.

Ancora una volta non si toglie ma si aggiunge e colmando la mancanza si ottunde il desiderio e si riduce al silenzio invitando a una maggiore fraternità che non può non ricordare l’incipit dell’inno nazionale di cui qualcuno si è fatto bandiera.

Non solo questo; si alimenta anche la cultura del vittimismo o della sofferenza al cui cuore c’è l’ideologia della “sensibilità”: chi si sente minacciato deve sempre e comunque vedere soddisfatte le proprie richieste. Diritto al “safe space” in cui si è protetti da ogni forma di discriminazione a scapito della libertà di parola.

Dunque, ecco il programma vincente: lenire la castrazione, sostenere la rivendicazione e rispondere alla domanda di riparazione facendo leva sull’empatia.

La psicoanalisi è messa fortemente alla prova e occorre accogliere la sfida di questo immaginario galoppante che ha assunto valore di reale.

Detto ciò, a quale logica risponderebbe questa eventuale ripetizione che ci riporterebbe al medioevo? Dove si è incistato il godimento? Godimento di chi o di che cosa? Come fare breccia in questo sintomo sociale senza mettere in gioco un soggetto supposto sapere che nell’immaginario non ha alcun valore dal momento che si proclama un diritto al godimento privo di responsabilità soggettiva?

Una serie di domande a cui non possiamo rinunciare e a cui non dobbiamo dare una risposta frettolosa.

Un equivoco: femminismo non è equivalente a “una donna” al potere.

Ritorno al medioevo? Non proprio. Direi piuttosto che ci troviamo, per riprendere le parole di Lacan1 in un “campo di concentramento generalizzato”

“Per raccapezzarcisi – scrive Lacan – bisogna sapere che il presente è contingente, quanto il passato futile. È dal futuro che occorre sostenere, contro Aristotele il quale su questo punto ha ceduto, che il presente contiene ciò che esso ha di necessario. Il vincitore ignoto di domani, fin da oggi è lui che comanda”.2

[1] J. Lacan, “Di una riforma nel suo buco”, in La Psicoanalisi, n. 65, Astrolabio, Roma, 2019, p. 17.

[2] Ivi, p. 18.