Carla Antonucci

Prima di cominciare a scrivere su questo tema mi sono domandata se si trattasse di scrivere su qualcosa che riguardasse gli italiani o l’intera comunità Europea… Già questo però esemplifica la situazione, in effetti il desiderio di appartenere all’Europa nasce dal desiderio di voler ridefinire un’identità di comunità allargata, col sottinteso, non così esplicito di sacrificare una quota parte della propria identità pregressa. Mentre a buoni conti l’odio per l’Europa nasce, tra le altre cose, dalla paura del depauperamento della propria identità pregressa.  Forse in questo momento storico stiamo collettivamente ridefinendo molti aspetti della nostra vita sociale, a partire dai modelli familiari, le relazioni interpersonali, il ruolo dell’uomo e della donna, i rapporti di lavoro, senza parlare del modo in cui la presenza del nuovo mondo di internet ha cambiato il rapporto con il sapere e la conoscenza. Tutto questo attiene alla modifica identitaria del soggetto.
Siamo tutti cresciuti in un mondo omofobo, non nascondiamoci dietro a un dito, negli anni ottanta ad esempio i gay si chiamavano apertamente froci, ballavamo l’alligalalli tutti insieme, per poi finire in un passato non molto lontano a ballare il bunga bunga… e così per molte altre cose. Alcuni di noi, forse, sono pronti a fare un passo avanti, altri ne hanno fatti due, questa progressione sociale non è uniforme. A quelli che invece continuano a ballare l’alligalli viene chiesto di fare un passo avanti rispetto alle loro concezioni sul mondo, ma è evidente, soprattutto agli occhi di noi psicanalisti, che questo non è possibile senza un adeguato percorso e un tempo per farlo, soprattutto è difficile imporlo.
Senza parlare del fatto che in Italia abbiamo smesso di credere a una guida culturale prima che politica. Ci troviamo in un momento, e internet ha un peso non indifferente, in cui come dice Miller, c’è una forte tensione una “opposizione tra l’iniziazione e il per tutti, tra il per qualcuno, il per tutti. […] per avere accesso al sapere degli iniziati, bisogna essere passati per l’esperienza. L’iniziazione concerne un sapere e la trasmissione di un sapere sotto la condizione di essere passati per una esperienza data.”[1]
Così abbiamo al governo un Ministro del lavoro che non ha mai lavorato perché risponde al criterio del per tutti senza essere passato per una esperienza data.
Bisogna tenere presente ed è questo probabilmente che si ignora, che “indiscutibilmente, l’iniziazione è all’occorrenza servita alla diffusione per un per tutti”[2].
Basti pensare agli Illuministi, “la filosofia degli Illuministi ha risposto al per tuttie soprattutto nel suo valore morale. […] Ma chi sono stati gli agenti attivi della trasmissione della filosofia illuminista? Eh dunque, una setta iniziatica.”[3]
In fondo un esempio ancor più vicino a noi lo è la Passe, non si tratta in fondo della stessa cosa?
Al giorno d’oggi per controbattere le assurdità di Salvini, un uomo che fa il bullo con i più deboli, intervengono cantanti e attori… manca nel nostro Paese una guida culturale.
Se pensiamo a quanta confusione è presente nel nostro Paese: i dati dell’ultimo Eurobaromentro mostrano che gli Italiani vogliono mantenere l’Euro come moneta ufficiale ma al contempo vogliono uscire dall’Europa… è il caso di dire amore e odio per l’Europa. In questa piega si inseriscono i populismi che vanno a prendere tutta quella fetta di popolazione che non è pronta a un cambiamento così netto e ha bisogno di una guida. E allora la paura prevale e forte diventa l’aiutiamoli a casa loro, chiudiamo i confini.
Se solo però ci fosse qualcuno che facesse presente quali sono gli attributi fondamentali dell’europeismo come John McCormick li definisce[4]sono sicura che italiani diventerebbero Europeisti. Perché dico questo? In fondo altro non si tratta di una buona parte dei principi del programma che il Movimento Cinque Stelle presentava alle elezioni prima di salire al governo e allearsi alla Lega. Se dessimo un’occhiata indietro nel tempo, sfortunatamente vedremmo che il sogno di un Europa unita nel 1929 veniva fatto a brandelli a causa dell’opposizione dell’Italia Fascista, niente di più vicino a quello che sta succedendo oggi.
In fondo noi lacaniani abbiamo l’esempio di Lacan, quando fonda la Scuola, lui non si pone come una guida ma come guidato, non si è mai presentato come un conducator[5].Rimane valida la domanda di Miller: “Come si può passare dal uno ad uno alper tutti?[6]Come dunque a questo punto trasmettere gli insegnamenti etici di Lacan, insieme agli strumenti validi e democratici che ci ha trasmesso, come ad esempio il cartello (è forse un caso che in questo momento ci sia nella Scuola una difficoltà a formare i Cartelli?)? Come giungere ad una psicoanalisi per tutti senza perdere ciò che di iniziatico c’è nella psicanalisi? Come la psicanalisi può essere utile alla società al fine di tenere lontano il fantasma della dittatura?


[1]J.-A. Miller, L’École, le transfert et le travail in Travaille!, La cause du desir n. 99, 2018, p. 145
[2]ibidem p. 145
[3]ibidem p.145
[4]John McCormick, Europeanism (Oxford University Press, 2010)
[5]J.-A. Miller, L’École, le transfert et le travail in Travaille!, La cause du desir n. 99, 2018, p. 138
[6]ibidem p. 147