Michał Boni

Michał Boni è nato nel 1954 a Poznan. Nel 1977 si è diplomato all’Università di Varsavia, dove ha insegnato per molti anni al dipartimento della cultura polacca.

A partire dal 1989 diventa membro delle autorità nazionali del movimento clandestino Solidarność, nel quale è impegnato dal 1980.
Nel 1990 è presidente del consiglio d’amministrazione della regione Mazowsze (regione geografica e storica situata al centro e al nord-est della Polonia).
Nel 1991 è Ministro del Lavoro e della Politica sociale e dal 1992 al 1993 occupa il posto di Segretario di Stato in seno allo stesso ministero, dove è ora responsabile della politica del mercato del lavoro.
Dal 1998 al 2001 è consigliere principale del Ministro del Lavoro e della Politica sociale.
Nel 2008 gli viene conferita la funzione di Capo del comitato dei Consiglieri strategici dal Presidente del Consiglio dei Ministri Donald Tusk. Ministro dell’Amministrazione e della Digitalizzazione in Polonia da 2011 al 2013 e Ospite del Congresso della Libertà su Internet, è Organizzatore della consulenza sulla sicurezza dei dati digitali e la protezione dei dati. Creatore del programma operativo del governo Digital Poland 2014-2020, che mira a favorire lo sviluppo di Internet in Polonia, è anche autore del rapporto “Etat 2.0 – un nouveau départ pour l’administration en ligne” e di numerosi altri documenti strategici del governo.

Michał Boni ha realizzato con successo la digitalizzazione della televisione pubblica in Polonia, ha reso la legge sulle collezioni pubbliche di denaro e delle proprietà più accessibili e più utili per i cittadini.

Ha sostenuto l’acquisizione delle competenze digitali per le persone anziane, l’introduzione di programmi scientifici per i bambini, e la creazione di un registro aperto di dati pubblici.

Gemma Calvet y Barot

Gemma Calvet y Barot è avvocato e titolare di un Master europeo in Criminal Justice and Critical Criminology all’Università di Barcellona e di un DESS di diritto diplomatico dell’ICAB. Ha iniziato la sua carriera nel mondo del diritto presso Cahen & Constantin a Parigi. Dal 1991 lavora come avvocato e consulente a Barcellona nell’ambito del diritto penale e dei diritti dell’uomo a livello internazionale. È specializzata nella non discriminazione, nell’uguaglianza, nell’etica pubblica, nella sicurezza e nelle politiche in materia di droghe. È membro dell’Associazione catalana per la difesa dei diritti dell’uomo, che fa parte della Federazione degli avvocati democratici europei. È stata membro del Comitato etico della Polizia di Catalogna e di numerosi organismi legati alle politiche sociali e ai diritti dell’uomo. Nel 2001 è stata nominata direttrice generale della farmacodipendenza del governo basco e, nel 2012, è stata eletta deputato indipendente e presidente della Commissione Giustizia e Diritti dell’Uomo del Parlamento della Catalogna. È stata relatrice della legge 19/2014 del 29 dicembre sulla trasparenza, l’accesso all’informazione pubblica e il buon governo. Dal novembre 2015 è direttrice dell’Agenzia della trasparenza dell’Area metropolitana di Barcellona (AMB). Ha collaborato per più di quattordici anni come redattrice nei giornali El Periódico de Catalunya, El Punt Avui et Ara, e ha partecipato ogni settimana come analista politica in trasmissioni radio e televisive. Ha partecipato a molte pubblicazioni e scritto il libro What’s Happening to Us ? (Éd. Columna, 2016).

Marine De Haas

Ecco un estratto della relazione che Marine De Haas ha redatto recentemente:

«Nell’estate 2015, mentre centinaia di migliaia di persone si servivano della rotta dei Balcani per raggiungere il nord e l’ovest dell’Europa, in Macedonia, Grecia, Bulgaria, Slovenia e Ungheria si moltiplicavano i muri, le chiusure, le recinzioni…

D’altra parte, il governo ungherese ha proceduto all’elettrificazione della recinzione e usa droni ed elicotteri per pattugliare […]. Sono state mobilitate delle compagnie private per la costruzione di queste recinzioni […]. La compagnia Dak Acelszerkezeti, avendo partecipato alla realizzazione delle recinzioni in acciaio ha impiegato 500 lavoratori e lavoratrici, dei quali un terzo erano prigionieri. Queste due società hanno declinato la nostra offerta di incontrarci in Ungheria. Inoltre, ad alcune imprese cinesi, sud-africane e spagnole (la stessa impresa che aveva fornito il materiale per le recinzioni a Ceuta e Melilla) è stata richiesta la fornitura di videocamere e sistemi elettrici.

Questa politica di blocco si materializza anche con l’incremento della presenza delle forze di polizia e dei militari alle frontiere […]. Nell’agosto 2016, il primo ministro prometteva di arruolare 3.000 border hunters (cacciatori alle frontiere) supplementari, sotto l’autorità della polizia, aumentando così gli effettivi della polizia a 47.000 agenti…

Inoltre, per rispondere a una «crisi causata da una immigrazione di massa», secondo le autorità ungheresi, la nuova legislazione autorizza l’uso di proiettili di gomma, gas lacrimogeni e altre misure coercitive, dal momento che l’obiettivo non è uccidere […], la formazione di pattuglie non ufficiali dalle autorità locali del villaggio di Asotthalom, ossia delle vere milizie civili munite di armi, di bastoni, di torce e di gas lacrimogeni che intercettano le persone migranti senza alcun mandato nè autorizzazione legale»(1).

Questo è l’estratto di un lavoro sul campo e di ricerca (missioni alle frontiere francesi, ungheresi e lavoro di sorveglianza a lungo termine sulle evoluzioni nel Mediterraneo) che ha dato luogo ad un rapporto della CIMADE, «Dentro, fuori: un’Europa che si chiude a chiave», pubblicato nel giugno 2108, coordinato da Marine De Haas, responsabile di questioni europee, che sarà nostra ospite al forum. Ci parlerà dei risultati della sua missione alla frontiera fra l’Ungheria e la Serbia, mettendo in luce come l’Ungheria sia in procinto di diventare una sorta di laboratorio delle politiche migratorie europee il cui motto potrebbe essere: reclusione, scoraggiamento, non accesso ai territori.

(1) https://www.lacimade.org/publication/dedans-dehors-une-europe-qui-senferme/

Michael Dougan

Michael Dougan è Professore di Diritto Europeo all’Università di Liverpool. È una riconosciuta autorità accademica nell’ambito del Diritto Costituzionale Europeo e condirettore della Rivista di Diritto sul Mercato Comune. Il suo lavoro ha dato un ampio contributo al dibattito pubblico e politico sul diritto europeo attraverso attività di perito esperto in numerose inchieste parlamentari britanniche e di consulente esterno per diversi enti pubblici e istituzioni dell’Unione.

Le sue attività di pubblico interesse, tra cui i video delle lezioni avvenute prima e dopo il referendum del 2016, hanno ricevuto un grande riscontro di pubblico e attenzione da parte dei media. Dougan resta in tutto il mondo una nota autorità in materia

Kinga Goncz

Kinga Goncz – médecin de formation, psychiatre et psychanalyste – c’est universitaire et politicienne hongroise.

Elle a occupé la place de ministre des affaires sociales et celle de ministre des affaires étrangères entre 2002 et 2009. Ella a été membre du parlement européen entre 2009 et 2014. Elle est actuellement un professeur invité à l’université d’Europe Centrale, enseignant à l’école de politique publique.

Mehdi Kassou

Mehdi Kassou est le porte-parole de la Plateforme Citoyenne de Soutien aux Réfugiés, BrxRefugees.

Cette Plateforme est née d’un mouvement citoyen, créée dans l’urgence en septembre 2014 à Bruxelles, alors que des centaines de migrants, faute de pouvoir être accueillis dans une structure d’hébergement, se réfugient dans le parc Maximilien. Mehdi Kassou se met alors à relayer cette urgence sur les réseaux sociaux. Depuis, la Plateforme a grandi et s’est structurée. Elle s’impose aujourd’hui comme un cas unique de mobilisation citoyenne solidaire. Elle compte actuellement 45.000 citoyens européens (48.000 membres sur sa page FB, 43.000 membres sur sa page FB hébergement ; 500 transmigrants sont hébergés intégralement via son réseau hébergement).

La Plateforme est aujourd’hui un acteur incontournable concernant le dossier migratoire belge. Au-delà de l’urgence que constitue l’aide humanitaire, elle fait chaque jour un peu plus partie du débat politique.

Invité par l’opposition à donner son point de vue lors des auditions en Commission Intérieure de la Chambre sur le projet de loi des visites domiciliaires, Mehdi Kassou a réagi contre la politique défendue par l’actuel Secrétaire d’État à l’Asile et à la Migration, Théo Francken. Il a réagi contre un discours ambiant qu’il juge biaisé, contre une rhétorique qui « rappelle de plus en plus le bruit des bottes ». On criminalise le droit d’asile et le devoir d’hospitalité, disait-il, on fait des réfugiés « des illégaux », et des hébergeurs « des trafiquants d’êtres humains ».

Ce 19 octobre, la Plateforme et ses 45.000 citoyens européens ont reçu au Sénat, pour leur contribution à la liberté d’expression, le prix de la Fondation Henri La Fontaine pour l’humanisme 2018.

« Mehdi et les autres sont la preuve de plus en plus inébranlable que si le discours de la haine mobilise par la peur, il y a un discours de l’indignation dans l’action qui peut lui faire barrage. »*

*P. Willemarck, Entre les lignes, 20 octobre 2018.

Sigalit Landau

Sigalit Landau est une artiste pluridisciplinaire qui travaille l’installation, la vidéo, la photographie et la sculpture.

Née à Jérusalem en 1969, elle vit et travaille à Tel Aviv.

Landau est diplômée de l’ecole des Beaux Arts de Bezabel, Jérusalem en 1994. Après plusieurs années en Europe et aux Etats Unis, elle est retournée à Tel Aviv.

Tout au long de sa carrière, Landau a reçu d’importants prix et notamment la bourse America-Israel Cultural Foundation (1994), la bourse Wolf foundation Ingeborg Bachman, établie par Anselm Kiefer (1998) ; le prix Nathan Gottesdiener Foundation Israeli Art, Tel Aviv Museum of Art (2004) ; le prix Sandberg for Israeli Art, The Israel Museum, Jerusalem (2016), le Doctorat honorifique de l’Université Ben Gurion, Neguev (2017), et nommée Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres de la République Française (2017).

Les oeuvres de Landau ont été exposées dans des musées et des institutions d’envergure mondiale : MoMA, New York; The Brooklyn Museum of Art; MAGASIN III, Stockholm; Yokohama Triennale, Japan ; Kunst-Werke Institute for Contemporary Art, Berlin ; Le Pavillon israélien, Biennale d’Art de Venise (1997 & 2011) ; Documenta X, Kassel ; le MACBA (Museu d’Art Contemporani de Barcelona), et beaucoup d’autres.
Le travail de Landau fait partie de grandes collections majeures : The Brooklyn Museum, MACBA, MoMA, Centre Georges Pompidou,The Israel Museum, The Tel Aviv Museum of Art, MoCK (The Museum of Contemporary art Krakow).

Catherine Lazarus-Matet

Catherine Lazarus-Matet è psichiatra e psicoanalista a Parigi.

È membro dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi. Ha scritto tre testi su Marine Le Pen, pubblicati su Lacan Quotidien.

«Marine Le Pen: le confort du pire» (1), «L’“humanisme” de MLP»(2), «MLP: fraternité/zizanie»(3) e un testo per il Forum dell’1dicembre, «Un discours éhonté»(4).

Guillaume le Blanc

Guillaume le Blanc è filosofo, professore di filosofia politica all’università Paris-Diderot. È membro del comitato di redazione della rivista Esprit, ha partecipato alla creazione dell’esposizione «Persona Grata» al Museo Nazionale della storia dell’immigrazione a Parigi. Ha scritto con Pasolini la pièce teatrale La nostalgia del futuro, creata e messa in scena adesso da Catherine Marnas. Nel 2018 ha pubblicato Vaincre la peur et tendre la main (1) e ha scritto La fin de l’hospitalité con Fabienne Brugère (2). I suoi precedenti libri riguardano l’esclusione e la precarietà, Vies ordinaires vies précaires (3), sull’invisibilità, L’invisibilité sociale (4), sulla condizione di straniero, Dedans dehors, la condition d’étranger (5). Inoltre, in Francia è uno degli specialisti riconosciuti di filosofia francese contemporanea e di Michel Foucault, ai quali ha dedicato due opere, La philosophie comme contre-culture (6) e La pensée Foucault (7). È anche autore di Courir (8) e de L’insurrection des vies minuscules (9), dedicato a Charlot.

(1) Flammarion, 2018.
(2) Flammarion, 2017
(3) Seuil, 2007.
(4) PUF, 2009.
(5) Seuil, 2010.
(6) PUF, 2014.
(7) Ellipse, 2008.
(8) Flammarion 2012.
(9) Bayard, 2014.

 

Soraya Post

Soraya Post è capolista del partito svedese, antirazzista e femminista, The Feminist Initiative. È stata eletta al Parlamento europeo nel 2014. È anche membro, all’interno del Parlamento europeo, dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici, S&D group, coordinatrice del gruppo nella sotto-commissione dei diritti dell’uomo (DROI) e suo portavoce sulle questioni realtive ai Rom e ai diritti dell’uomo.

Prima di essere eletta deputato europeo, lavorava come stratega dei diritti dell’uomo nella regione di Västra Götaland in Svezia. Per tutta la vita è stata una militante dei diritti dell’uomo, in particolare attenta all’emancipazione delle donne Rom e all’autodeterminazione della società Rom.

Vincent Stuer

Il politologo Vincent Stuer era speechwriter per la Commissione europea quando José Manuel Barroso ne era il presidente. Prima di questo, era portavoce di Karel De Gucht, allora ministro degli Affari esteri in Belgio. Da settembre è addetto stampa al Parlamento europeo per il partito olandese D66, che è membro del gruppo liberale ALDE, di cui Guy Verhofstadt è presidente.

Nel 2017 ha scritto Unsung, una pièce teatrale potente che racconta la storia di un uomo politico assetato di potere che crolla lungo la strada che lo conduce alla vetta. L’estate scorsa l’attore Valentijn Dhaenens ha interpretato questo monologo al celebre Fringe Festival di Edimburgo, vincendo il prestigioso Fringe Award.

In quanto politologo, Vincent Stuer ha pubblicato in olandese un libro sull’ascesa del nazionalismo. Vi mostra come questa ascesa sia inconciliabile con l’avvenire dell’Europa. Nel maggio 2018 ha scritto un altro libro, in inglese, Curb your idealism, che è da leggere come una difesa dell’Unione europea.

Anouk Van Gestel

Anouk Van Gestel è giornalista e redattrice capo della rivista Marie Claire Belgio. Senza rischiare di esagerare, si potrebbe dire di lei che è passionale. Per il suo lavoro, la sua famiglia, la letteratura, il vivere bene e il mangiare bene. E l’umanità. Si impegna da sempre in diversi progetti solidali. L’impegno è il suo stile di vita. A questo titolo accoglie da 20 anni de bambini in difficoltà e, da qualche anno, dei giovani migranti. Attualmente è sotto processo al tribunale penale di Bruxelles per traffico di esseri umani e appartenenza ad un’organizzazione criminale.

Ha subito una perquisizione violenta nell’ottobre 2017 e andrà a processo nell’aprile 2018. Verrà a testimoniare e difendere i suoi valori il prossimo 1 dicembre: la solidarietà non è un crimine!

Dima Yared

Dima Yared è da 7 anni una specialista dei diritti umani presso l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per l’Ufficio regionale per l’Europa. Avvocato nel diritto internazionale della formazione, laureata alla Mc Gill University in Canada, si occupa ora dei problemi dei diritti dei migranti, della lotta al razzismo e della xenofobia. Si occupa dei migranti che si trovano in situazioni vulnerabili (vittime di tortura, traumi, violenze sessuali, disturbi mentali,etc…) Garantisce che i loro diritti siano rispettati e che siano trattati con umanità e dignità, indipendentemente dal fatto che abbiano presentato domanda di asilo o no.

L’ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha finora portato a termine esperienze in 6 paesi europei (a Calais, in Francia, in Grecia, in Italia, nell’ex Repubblica iugoslava, in Macedonia, in Bulgaria e Austria).

Durante il suo discorso, Dima Yared ci parlerà essenzialmente dei diritti umani dal punto di vista del diritto internazionale, interverrà in particolare sulla nozione di vulnerabilità e mostrerà come i diritti umani possono aiutare una politica migratoria più efficace.

Durante un incontro con lei sul tema del nostro forum, ci ha confidato che “se ci sono discorsi che lasciamo passare sui migranti, riguarderanno presto tutti”.