Carla Antonucci 

Nella nostra epoca il termine uomo d’onore è qualcosa che non si usa più, desueto, lo ritroviamo solo in vecchi film, libri, o in qualche battuta il cui intento è giustappunto quello di sottolineare quanto sia inappropriato ai nostri tempi esserlo. Un significante che non ha più funzione di biglietto da visita, per lo meno come dovrebbe essere inteso. Insieme alla sparizione di questo significante va di pari passo, secondo Miller[1], la sparizione della vergogna.

“La sparizione della vergogna vuol dire che il soggetto cessa di essere rappresentato da un significante che valga”[2]. Miller sta commentando l’ultimo capitolo del Seminario Il rovescio della Psicoanalisi di Lacan facendo un parallelismo stretto con il Seminario L’etica della psicoanalisi sulla base di quelle che per Miller sembrano le tracce del dibattito che Lacan tiene “con l’aristocrazia, il dibattito con la nobiltà, una nobiltà del desiderio”[3]. La virtù aristocratica in quanto significante padrone con una buona tenuta, permette al soggetto di appoggiarvisi e far emergere la propria stima di se, e al contempo permette l’autorizzazione e il dovere di affermare la propria superiorità sugli altri.

Questa virtù aristocratica è stata vincolata all’eroismo. Lo vediamo bene infatti nel Seminario L’etica della psicoanalisi in cui essa conduce l’eroe, che può anche essere un uomo comune, ad andare oltre il “primum vivere”[4].

Come per l’eroe, in questa direzione, ossia l’andare oltre il primum vivere, troviamo Vatel[5], il quale letteralmente muore di vergogna, muore per onore, in nome dell’onore. Nel momento in cui l’onore è qualcosa che tiene, al pari di un significante, la vita in quanto tale perde importanza. “Quando c’è l’onore la vita pura e semplice è svalutata”[6].

Nella società moderna l’essenziale per l’uomo è la sicurezza, il che equivale ad affermare che l’eroismo non ha più alcun senso. Ora primum vivere è alla ribaltaNascono nuove virtù, nell’era del capitalismo tutto viene conteggiato, l’avidità prima di tutto.

Siamo nell’epoca del Grande Fratello, l’epoca di Facebook e Instagram, lo sguardo dell’Altro non porta più con sé la vergogna, a guardare non è più l’Altro ma il soggetto, in tal senso l’Altro non esiste più.

Assistiamo a un capovolgimento del comportamento umano rispetto a quello dell’eroe e dell’uomo d’onore. Siamo completamente assuefatti alla impudenza e ai discorsi delle facce toste da cui siamo circondati e a cui ormai non si fa più caso. La vergogna nasce nel momento in cui, dal fondo dell’abisso in cui siamo finiti, si erge la voce di qualche rara creatura che solo per qualche istante ci risveglia. Mi riferisco alle figure del sindaco di Riace o a Simone, il ragazzo sedicenne di Torre Maura, che nella folla si fa avanti e affronta il leader di Casa Pound dicendogli semplicemente: “Nun me sta bene che no!”. Questo è quello che ai giorni nostri si dice eroe. Quelli che invece sono senza vergogna sono i nostri politici che si mostrano su Instagram mentre mangiano le tagliatelle al sugo preconfezionato, o che augurano buon viaggio a una mamma e al suo figlioletto, costretti su una barca da giorni, i quali scelgono di rimanere con la propria famiglia nonostante tutto. Sono senza vergogna. Perché pur sapendo che in passato chi divideva le famiglie erano i nazisti, continuano imperterriti a inneggiare alla sicurezza, ad affermare che i loro atti sono per proteggere e salvaguardare la vita degli italiani. Come Creonte sono per il bene comune, il bene supremo. Quello che resta è solo la vergogna di vivere, nessun ideale, nessun valore.

Solo la sopravvivenza pura e semplice.

PRIMUM VIVERE!

1 J.-A- Miller, Orientation lacanienne III, Corso n.20 del 5 Giugno 2002 (inedito)
2 Ibidem
3 Ibidem
4 J.Lacan, Il Seminario, Libro VII, L’etica della psicoanalisi, Einaudi, Torino, 2008, p. 355.
5 J.Lacan, Il Seminario, Libro XVII, Il rovescio della psicoanalisi, Einaudi. Torino, 2001, p. 230
6 J.-A- Miller, Orientation lacanienne III, Corso n.20 del 5 Giugno 2002 (inedito)